Lo scooter rosso bandiera
Nebbie esistenziali, reati e nostalgie nella Bassa post-sovietica
Due chiacchiere con Cattabiani sul suo romanzo d’esordio

Il libro “Lo scooter rosso bandiera” di Paolo Cattabiani, ancora fresco di stampa, sta incontrando i favori del pubblico.

Un libro non consueto: un po’ autobiografico, un po’ un affresco sovietico-reggiano, un po’ come eravamo fino a ieri l’altro. Poi ci sono situazioni, nomi, personaggi che ci ricordano i racconti della bassa reggiana.

L’incontro con l’autore, una vita nel mondo cooperativo è l’occasione per fare un po’ di chiacchiericcio sul libro.

Cattabiani, la conoscevamo come dirigente cooperativo e non come scrittore.

Cooperatori lo si può essere anche senza avere ruoli di responsabilità. Per il resto, ho deciso di impiegare una parte del tempo libero a mia disposizione scrivendo un racconto che, grazie al coraggio di Benedetta Reverberi, editrice BIBI BOOK, ha trovato la strada della pubblicazione.

Quando nasce la sua passione per la scrittura?

Da ragazzo volevo fare il giornalista, poi la vita mi ha portato verso altre direzioni. Una volta in pensione ho recuperato i sogni giovanili realizzandoli in modo diverso.

Il titolo del suo libro è: “Uno scooter rosso bandiera”. Per quale ragione?

Direi le radici. Mio padre, da giovane, possedeva una moto di quel colore; mia madre, priva di patente, aveva un vecchio cinquantino rosso che le serviva per andare al lavoro.

E nella mia esperienza individuale, il rosso ha rappresentato un cromatismo significativo.

Paolo Cattabiani

Di cosa parla il racconto?

È una sorta di poliziesco che si svolge dentro la metamorfosi economica e sociale di un piccolo paese della Pianura padana, dopo la caduta dell’URSS e nel pieno della crisi del 2008.

Ho cercato di trattare argomenti delicati attraverso toni leggeri.

Nessun intento autobiografico?

Il libro non parla di me, ma di luoghi, non solo fisici, di cui ho fatto parte.

Quindi non troveremo riferimenti ai suoi trascorsi professionali?

No. La cooperazione è citata solo all’inizio e in termini molto generali.

Ci sarà, però, un po’ di lei nel libro.

Certo. Altrimenti risulterebbe tutto molto artificiale e poco credibile. Non ci si può dimettere da sé stessi.

Come vanno le vendite?

Il libro è uscito il 9 dicembre scorso, pertanto è ancora presto per fare bilanci. La pandemia ci ha poi costretto a interrompere le presentazioni che riprenderemo appena sarà possibile.

Per ora, comunque, sono incoraggianti. I lettori lo trovano divertente e capace di suscitare emozioni. E per me, non lo nascondo, è una bella soddisfazione.

(Angelo Rainusso)

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