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DI GABRIELE PARADISI

Mercoledì 20 luglio 2005, Sala Stampa di Montecitorio, via della Missione 8 – Roma. 

Quando Vincenzo Fragalà, avvocato penalista, deputato e membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sul dossier Mitrokhin, iniziò a illustrare il contenuto del dossier di Gian Paolo Pelizzaro pubblicato sul numero di luglio-agosto del mensile Area dal titolo “Strage di Bologna – Ecco la verità – il movente, i mandanti, le ragioni dei depistaggi”, un certo mondo tremò.

Quel giorno, infatti – per la prima volta dopo 25 anni – non solo veniva svelato il contesto interno e internazionale nel quale si poteva collocare l’attentato del 2 agosto 1980, ma veniva data la notizia che aveva determinato la decisione di pubblicare quel dossier e cioè il ritrovamento da parte di Pelizzaro (che era uno dei consulenti tecnici dell’organismo bicamerale) di un documento inedito (conservato negli archivi del Viminale) che mai nessuno aveva – fino a quel momento – messo in relazione pubblicamente con la strage di Bologna. 

Si trattava di un telex classificato, datato 11 luglio 1980, firmato dall’allora direttore dell’UCIGOS (oggi Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione), prefetto Gaspare De Francisci, e indirizzato all’allora direttore del SISDE (il servizio segreto che si occupava della sicurezza interna, oggi AISI), generale Giulio Grassini.

Il prefetto De Francisci, nel suo cablogramma, lanciava l’allarme circa la possibilità di un attentato ritorsivo contro l’Italia da parte del FPLP (il Fronte popolare per la liberazione della Palestina di George Habbash) per la mancata scarcerazione del responsabile della rete clandestina del FPLP in Italia, Abu Anzeh Saleh.

Abu Anzeh Saleh

Saleh, un giordano di origini palestinesi residente in Italia dagli inizi degli anni Settanta, venne arrestato dai carabinieri proprio a Bologna il 13 novembre 1979 nell’ambito delle indagini sul trasporto di due lanciamissili terra-aria di fabbricazione sovietica, sequestrati nella notte tra il 7 e l’8 novembre 1979 nei pressi del porto di Ortona a tre autonomi romani: Daniele Pifano, Giorgio Baumgartner e Luciano Nieri del collettivo di via dei Volsci.

Il capo dell’UCIGOS aveva lanciato l’allarme circa la possibilità di un attentato di matrice ritorsiva da parte del Fronte popolare di Habbash tre settimane prima della strage di Bologna. E la fonte fiduciaria che aveva messo in allarme il nostro antiterrorismo (fin dall’8 marzo 1980) era attiva proprio a Bologna, città dove viveva e operava Abu Anzeh Saleh e dove alla fine venne compiuto l’attentato.

Bene. Nella cartella stampa distribuita ai cronisti durante la conferenza stampa a Montecitorio quel 20 luglio 2005 c’era però anche qualcos’altro. 

Una lettera che l’allora presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga aveva voluto inviare quella mattina all’on. Fragalà come organizzatore della conferenza stampa. 

Scusandosi per non poter partecipare (per motivi di salute) alla presentazione del dossier di Area, l’ex presidente della Repubblica, ex presidente del Consiglio ed ex ministro dell’Interno (durante il caso Moro) colse l’occasione non solo per confermare la ricostruzione fatta da Pelizzaro nel suo articolo, ma decise inoltre di svelare – per la prima volta – alcuni retroscena inediti su alcune circostanze rievocate nell’inchiesta di Area.

Francesco Cossiga e il generale Santovito (dal dossier di Area)

Cossiga aveva deciso di scrivere questa lettera (che oggi possiamo considerare come un suo testamento morale) dopo aver letto in anteprima le bozze dell’articolo di Pelizzaro, col quale si confrontò a lungo nei giorni precedenti la conferenza stampa, e dopo aver visionato e studiato tutti i documenti a corredo dell’inchiesta.

Può sembrare un film di spionaggio, ma questa è la realtà dei fatti. 

Una settimana dopo la presentazione del dossier di Area a Montecitorio, Pelizzaro, in qualità di consulente della Commissione Mitrokhin, scopriva il nome del misterioso terrorista tedesco presente alla stazione di Bologna il giorno dell’esplosione e del quale aveva parlato (senza farne il nome) lo stesso ex terrorista internazionale Carlos, al secolo Ilich Ramirez Sanchez in una clamorosa intervista a un quotidiano romano, cinque anni prima: Thomas Kram.

La notizia fece il giro del mondo.

Carlos aveva fatto questa rivelazione proprio nei giorni in cui l’allora Commissione parlamentare sul terrorismo e le stragi in Italia, presieduta dal senatore DS Giovanni Pellegrino, stava mettendo a punto la rogatoria internazionale in Francia finalizzata proprio per ascoltare Carlos, detenuto nel carcere di massima sicurezza di Parigi Le Santé.

Quel progetto di rogatoria internazionale era stato approvato dall’Ufficio di Presidenza della Commissione Stragi in seguito al deposito agli atti dell’organismo d’inchiesta del testo integrale di un’intervista che Pelizzaro aveva fatto a un noto ex estremista di destra di Lucca, Marco Affatigato: un nome che era comparso più volte, in chiave depistante, nelle prime fasi delle indagini sia sul disastro aereo del DC9 Itavia del 27 giugno 1980 sia sulla stessa strage di Bologna.

Affatigato aveva confidato a Pelizzaro che la magistratura francese, nell’ambito dei procedimenti a carico di Carlos e del suo gruppo, aveva acquisito in Germania documenti provenienti dagli archivi della ex STASI (la polizia segreta della DDR) in cui c’era la notizia che a Bologna, il giorno dell’attentato, era attiva una cellula terroristica del gruppo Carlos collegata ai palestinesi….

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