Bollette-choc, materie prime introvabili
Allarme generale per i distretti emiliani

19/1/2022 – Quella che si sta abbattendo sul sistema imprenditoriale a causa del rincaro di energia elettrica, gas e materie prime è una tempesta che economicamente, in diversi settori, rischia di pesare più del Covid: l’allarme è generale.

il settore ceramico è a un passo da un blocco totale – oggi summit a Roma col ministro Giovannini – e da ogni parte si invocano interventi immediati del governo. Così l’appello della deputata reggiana Benedetta Fiorini, segretaria della Comissione attività produttive della Camera, secondo cui “il caro energia ha caratteristiche strutturali, non è solo un’emergenza congiunturale.

Benedetta Fiorini

Bisogna intervenire subito in modo deciso. I numeri dicono che l’Italia è il Paese che soffre di più in Europa sul prezzo medio giornaliero. Le aziende sono in grave sofferenza con rincari che variano dal 150 fino al 500 per cento rispetto alle bollette dello scorso anno. Alcuni settori hanno già fermato la produzione e molti imprenditori rischiano – tra crisi pandemica, caro materie prime ed energia – di chiudere per sempre le proprie attività”.

Alberto Cirelli, presidente di Confapi Emilia parla di “tempesta perfetta”, I consiglieri leghisti Maura Catellani e Gabriele Delmonte sollecitano un’iniziativa della Regione Emilia-Romagna perridurre gli oneri sulle aziende, e oggi Confcooperative Reggio Emilia chiede al governo misure urgenti per contrastare la nuova “emergenza bollette”.

CONFCOOPERATIVE: AGROALIMENARE IN GINOCCHIO, ENERGIA ELETTRICA E GAS +700%

Non solo – precisa la centrale cooperativa di Largo Gerra – “ristori” come quelli che si stanno studiando per alcuni settori nuovamente messi in crisi dalla pandemia, ma anche un’azione che deve necessariamente rivolgersi all’Unione Europea per tutelare le imprese, oltre che i cittadini, rispetto a speculazioni di carattere internazionale che non sono estranee a fattori geopolitici e sui quali persone e imprese non hanno alcuna possibilità di intervenire.
“Dalla produzione di beni a tutto l’ambito dei servizi – sottolinea Confcooperative – il vertiginoso aumento dei costi rischia di frenare bruscamente le attività, perché è impensabile che un simile aumento degli oneri possa essere scaricato sui consumatori e sugli utenti”.

La sede di Confcooperative in largo Gerra a Reggio Emilia


Qualche esempio: “In campo agroalimentare il costo dell’energia elettrica è passato in media dai 40-45 euro megawatt/h ai 300 euro Megawatt/h e quello del gas da 0,17 euro al metro cubo a 1,30 al al metrocubo. A tali rincari – sottolinea la centrale cooperativa – si aggiungono poi quelli delle materie prime (grano e mais, tra queste), dei mezzi tecnici e degli imballaggi, con prezzi che segnano aumenti del 71% per la plastica per l’agroalimentare, del 40% per il vetro, del 61% per legname e cartone.
“Una situazione – osserva Confcooperative – che determina costi produttivi insostenibili già nel medio periodo, con il rischio di un calo delle attività di trasformazione che si ripercuoterebbe, inevitabilmente, anche sulle colture agricole destinate alla lavorazione e, conseguentemente, sull’occupazione del settore primario”.
Situazioni similmente gravi – prosegue Confcooperative – riguardano molti altri settori (dalla logistica alla ristorazione collettiva, alle costruzioni, al turismo) e tante aree di servizio: “basti pensare, al proposito, ai servizi agli anziani nelle strutture residenziali o ai servizi educativi, con costi di gestione delle strutture che si sono repentinamente e pesantemente aggravati e non sono scaricabili tout court sugli utenti”.
“Serve un’azione politica forte che ponga un freno alle speculazioni – conclude Confcooperative perché è evidente che gli aiuti da parte dello Stato sono necessari, ma l’aumento del debito pubblico non può rappresentare misura sufficiente né l’unica strada per stabilizzare, nel tempo, la ripresa economica o per contrastare stabilmente le impennate dei costi registrate in queste settimane”.

CATELLANI E DEL MONTE LEGA: “IMPRESE SALASSATE, SUBITO MENO ONERI E TASSE REGIONALI”

Ben 15.244 euro di bolletta per i consumi di ottobre 2020, schizzati a 50.832 euro nel 2021. È un vero salasso quello che ha colpito una ceramica di Castellarano, una delle tante aziende della filiera della ceramica reggiano-modenese che rischiano di non farcela ad andare avanti a causa degli aumenti dei prezzi di energia, gas e materie prime, che oggi come mai si sommano alle difficoltà di approvvigionamento oltre alla ripresa dell’inflazione. Un numero su tutti: secondo la Cgia di Mestre, per quanto riguarda il solo costo dell’energia elettrica, l’Emilia Romagna si troverà a fine anno a dovere pagare una bolletta più salata di 3,5 miliardi euro. Bene l’impegno a livello nazionale della Lega che sta chiedendo uno scostamento di bilancio urgente, così da fronteggiare i rincari. Ma non basta: è necessario che anche la Regione Emilia-Romagna intervenga quanto prima a sostegno dei distretti industriali del territorio che non possono più aspettare”.

Catellani e Delmonte

Lo chiedono i consiglieri regionali della Lega, Gabriele Delmonte e Maura Catellani, che denunciano: “Per quanto riguarda la Provincia di Reggio Emilia, i settori che ne risentiranno di più del caro bollette sonoil commercio, la meccatronica, la ceramica, i servizi alimentari, il settore del trasporto e della logistica. Presumendo azioni a livello europeo nell’immediato futuro, occorre però che la Regione Emilia Romagna intervenga subito a sostegno delle nostre imprese.

Il mancato intervento legislativo, infatti, rischia seriamente, oltre che mettere in grossa difficoltà l’attività produttiva delle imprese, anche di far ricadere il peso degli aumenti nelle tasche dei consumatori finali, già vessati dalla situazione pandemica e dal conseguente aumento dell’inflazione”. 

“e concludono i due consiglieri: “Come sottolineato anche da diverse associazioni di categoria, quindi, la risposta non può venire solo da sovvenzioni governative, ma sono necessarie e in modo urgente strategie a livello locale come l’abbattimento degli oneri in bolletta per le imprese e sconto sulle tasse e gli oneri regionali”

CONFATI EMILIA

Confapi Emilia – associazione delle piccole e medie imprese di Bologna, Modena, Parma e Reggio Emilia – lancia l’allarme sui numerosi elementi negativi che rischiano di compromettere, in diversi casi addirittura di bloccare, il lavoro delle Piccole e Medie Imprese associate.

Acciaio, ferro, componenti informatici quali microchip, semilavorati di vario tipo, continuano a risultare irreperibili per la maggior parte delle imprese o reperibili a prezzi completamente irragionevoli. Se a ciò si somma il rincaro energetico che porterà tra poche settimane molte aziende a fare i conti con bollette aumentate di 4,5,6 volte, allora lavorare per far fronte agli ordinativi diventa pressoché impossibile. 

Alberto Cirelli

«Da imprenditore, mi sento di poter dire che stiamo vivendo un altro momento storico che ci sta mettendo a dura prova – commenta Alberto Cirelli, presidente di Confapi Emilia – il rincaro energetico si abbatterà a breve su quelle imprese che non hanno acquistato energia a prezzo fisso, e presumibilmente post estate anche su quelle che dovranno rinnovare un contratto con un fornitore energetico. In base ai numeri che ci sono stati forniti dai nostri imprenditori associati, i prezzi dell’energia elettrica sono infatti aumentati da 2 a 5 volte rispetto a quelli del recente passato per le imprese più energivore.

Questo enorme problema rischia letteralmente di bloccare le nostre aziende, al punto che alcune stanno già pensando che conviene di più fermarsi e mettere in cassa integrazione i dipendenti.

Diventa necessaria una presa di coscienza e un intervento immediato delle forze politiche e del governo. Sono in gioco centinaia di aziende e migliaia di posti di lavoro. Governo ed Europa devono intervenire immediatamente e con decisione. Va aperto subito un confronto con le parti sociali, riattivando tra l’altro un tavolo che già esiste. Serve una regìa e servono decisioni rapide ed eccezionali. Va approvato subito il Piano per la transizione energetica e va data certezza agli investimenti pubblici e privat: se proprio non si vuole mettere mano a nuove perforazioni, si passi immediatamente a far in modo che gli impianti esistenti operino a pieno regime”.

Vi è poi il problema del blocco di alcune attività economiche a seguito delle nuove misure entrate in vigore per il contenimento del contagio da Covid-19: “Ferma restando la necessità di salvaguardare la salute di tutti i lavoratori, è urgente una riflessione sulle tempistiche dei certificati di malattia e sulla loro possibile progressività in base alla personale situazione vaccinale e lavorativa”

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2 risposte a Bollette-choc, materie prime introvabili
Allarme generale per i distretti emiliani

  1. Bruna Rispondi

    31/01/2022 alle 08:22

    Stupore&meraviglia:il mitico “GREEN unito ai salvifici PASS” avrebbero salvato tutti. Non è così? 😎

  2. Giovanni Rispondi

    31/01/2022 alle 11:35

    Beh, vorrà dire che svaluteremo così potremo trasferire gli aumenti dei costi sul prezzo finale mantenendo la competitività sui mercati esteri. Ah, come ? Siamo nell’euro e non si può fare ? Grazie a Prodi, agli altri pifferai e complimenti al gregge di euroboccaloni !

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