Una quercia rossa per l’anarchico Pinelli, con la benedizione del Comune
Ora pretendiamo una strada per Luigi Calabresi

11/12/2021 – Sabato mattina 11 dicembre, alle ore 11.30, in piazza Duca D’Aosta, la Federazione Anarchica Reggiana e le Cucine del Popolo piantano una quercia rossa per ricordare Giuseppe Pinelli, il ferroviere, ex partigiano e anarchico milanese del circolo Ponte della Ghisolfa, che cadde dal quarto piano della finestra della Questura di Milano, al secondo giorno di interrogatorio dopo la strage nella sede della Banca dell’Agricoltura di piazza Fontana, avvenuta il 12 dicembre 1969.

1955: Giuseppe Pinelli a Genova

Con la quercia rossa, la seconda dopo quella di Milano, gli anarchici vogliono ricordare Pinelli come la 18ma vittima di quella strage, 52 annio dopo e come “figura straordinaria dell’anarchismo – così leggiamo in una nota – che per tutta la vita si impegnò per la realizzazione dei suoi e nostri ideali improntati sulla giustizia sociale, la libertà e la solidarietà Apporremo, accanto alla quercia rossa, la seguente targa: “Quercia rossa per Giuseppe Pinelli: anarchico – ferroviere – partigiano”.

Alla cerimonia interverrano Gianandrea Ferrari per la Fai reggiana, il presidente di Istoreco Arturo Bertoldi e Carlotta Bonvicini, assessora al verde del comune di Reggio.

Proprio l’adesione di palazzo Civico ha suscitato polemiche e perplessità. Nessun toglie il diritto agli anarchici di commemorare Giuseppe Pinelli, che può essere considerata una vittima indiretta della strage, anche se nessuno lo spinse, ma cadde dalla finestra per un malore o – come sostiene la controinchiesta condotta negli anni Settanta dalle Brigate rosse – per un atto volontario: Pinelli si sarebbe ucciso, sconvolto per essere stato strumento involontario di un traffico di esplosivo.

Il comune di Reggio e il presidente di Istoreco, invece, avrebbero dovuto approfondire la questione, prima di aderire, soprattutto per non incappare nella vulgata, rivelatasi un’infamia, su Pinelli spinto giù dalla finestra dal commissario Luigi Calabresi (i due, fra l’altro, erano amici di lunga data). Vulgata al centro della martellante campagna di Lotta Continua “Calabresi ti suicideremo“, che sfociò nell’assassinio del commissario, nel maggio 1972 a opera di Leonardo Marino e Ovidio Bompressi, istigati -secondo la sentenza del 2000 – da Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani (il quale al momento del primo arresto avvenuto nel 1988, era un dirigente di primo piano delle Officine Reggiane).

Giorgio Pietrostefani

Per queste ragioni Marco Eboli, ex consigliere comunale, dirigente storico della destra reggiana, oggi di FdI, un politico che conosce la storia d’Italia, ha fischiato il fallo alla Giunta Vecchi con un bel cartellino giallo, ricordando agli ignari che nella sua sentenza il giudice Gerardo d’Ambrosio – lo stesso D’Ambrosio del pool Mani Pulite – scagionò Luigi Calabresi e attribuì la morte di Pinelli a malore.

Marco Eboli parla in piazza Martiri

“Se questa è la verità definitiva processuale non si capisce il senso di questa iniziativa – scrive Eboli – Se lo avesse fatto solo la Federazione anarchica, sarebbe stato anche comprensibile, ma alla cerimonia prenderanno parte l’Assessore Carlotta Bonvicini e il Presidente provinciale di Istoreco Bertoldi. Vi sarà pure il botanico Ugo Pellini il quale, presumo, si limiterà all’aspetto di sua pertinenza. Ciò che fa ritenere inopportuna e grave, storicamente, l’iniziativa – aggiunge l’ex consigliere – è che, in seguito alla morte di Pinelli, dalla sinistra extraparlamentare fu scatenata una dura campagna di istigazione all’odio nei confronti del Commissario Luigi Calabresi, il quale fu assassinato il 17 maggio 1972 davanti a casa sua. Dell’omicidio furono ritenuti esecutori materiali Ovidio Bompressi e Leonardo Marino, mentre i mandanti politici furono indicati in Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani, tutti di Lotta continua, organizzazione di estrema sinistra. Pietrostefani, già dirigente delle Reggiane è da molti anni fuggito in Francia la quale ha deciso quest’anno di estradarlo in Italia, ma non lo ha ancora fatto.

“Questi sono i fatti – aggiunge Eboli – ed alla luce di questi non si capisce come a oltre 40 anni l’Assessore Bonvicini, che dubito conosca la storia in oggetto, presenzierà ad una iniziativa politica, che ha già una sentenza definitiva la quale non autorizza nessuno a definire Pinelli la 18 esima vittima della strage di Piazza Fontana.

Non si capisce nemmeno la presenza di Arturo Bertoldi, Presidente Istoreco di Reggio Emilia. Cosa vi sarebbe, chiedo a Bertoldi, da cambiare della storia di Pinelli? D’altronde Istoreco non sta dando grandi prove di rigore storico, basti pensare al tentativo di Massimo Storchi di evitare la titolazione di una via a Norma Cossetto, Medaglia d’Oro al valore civile, seviziata e infoibata dai comunisti jugoslavi di Tito e dai partigiani comunisti italiani”.

“E ora la quercia rossa per l’anarchico Pinelli. Il Comune di Reggio ha deciso di avere il primato delle astrusita’ storiche? Sorge infine il dubbio, in base ai due episodi citati che il denaro pubblico dato ad Istoreco non sia impiegato per serie e rigorose ricerche se si presta a revisioni totalmente infondate”.

E conclude: “Auspico un sussulto di dignità istituzionale sia da parte dell’assessore Bonvicini, sia da parte di Istoreco, rinunciando a presenziare alla posa della quercia rossa in memoria dell’anarchico Pinelli che, ribadisco, non fu la 18esima vittima della strage di Piazza Fontana”.

Il commissario Luigi Calabresi

Resta insomma da correggere lo strabismo storico, chiamiamolo così per carità di patria, della tradizione post comunista reggiana: quella che ha in odio ogni forma di revisionismo, che non vuole sentire parlare di foibe, che tace con malcelato disprezzo sui macellati del dopoguerra, quella Reggio per cui “dopo la guerra di fascisti ne ammazzarono pochi” e dove oggi la clava dell’antifascismo serve principalmente, con buona dose di amoralità, per tenere a bada gli oppositori di un sistema crepuscolare, infettato nel profondo da troppi decenni di strapotere senza alternanza.

Ora, per rimediare alla superficialità e alla falsificazione della storia., se il sindaco di Reggio e Istoreco hanno un sussulto di dignità, resta una sola cosa da fare: piantare un altro possente albero, scoprire una lapide, intitolare una via a Luigi Calabresi, servitore dello Stato, lui sì vera diciottesima vittima di Piazza Fontana, assassinato in base un verdetto scritto a lettere cubitali dai dirigenti di Lotta Continua. E, per favore, nessuno faccia finta di non sapere o , peggio ancora, di non ricordare.

(PIERLUIGI GHIGGINI)

“ASSESSORA BONVICINI, QUI NON SIAMO ALLA FESTA DEL CAPPELLAIO MATTO

12/12/2021 – Ho cercato di far comprendere, citando puntualmente la storia dell’anarchico Giuseppe Pinelli, all’Assessore Carlotta Bonvicini che è inopportuna la sua presenza istituzionale alla posa di una quercia rossa in memoria di Pinelli e che lo stesso non è la 18 esima vittima della strage di Piazza Fontana, come starà scritto sulla targa commemorativa. L

Alla mia sollecitazione, l’Assessore Bonvicini, che a mio parere non conosceva la storia di Pinelli prima che gliela ricordassi io, ha risposto che “è una questione politica“.

Sì è una questione politica e storica e lei dovrebbe sapere che, in quanto assessore, fa parte di un organismo politico – istituzionale, quale è la Giunta comunale. Da ciò discende il fatto che la sua presenza alla posa di un albero in memoria di un politico, Pinelli, organizzata da un movimento politico, la federazione anarchica italiana, non può essere liquidata come una questione limitata alla posa di un’albero.  Con questo atteggiamento dimostra di  non rendersi conto del ruolo che ricopre e assomiglia un po ad Alice nel paese delle Meraviglie.

Chissà se invece di partecipare ad un evento di natura politica,  pensa di essere ad un non compleanno del Cappellaio Matto.

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Una risposta a 1

  1. Ivaldo Casali Rispondi

    11/12/2021 alle 11:34

    Nel condividere l’intervento di Marco Eboli che deplora l’adesione del Comune all’iniziativa in oggetto, ricordo che Ovidio Bompressi è stato un militante di Lotta Continua – formazione comunista extraparlamentare – e che fu condannato come esecutore materiale nell’omicidio del Commissario di Polizia Luigi Calabresi, insieme a Leonardo Marino, autista del Commando, con Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani. A Bompressi gli fu comminata una pena di 22 anni di reclusione, ma in seguito usufruì del provvedimento di clemenza per gravi motivi dal Presidente Giorgio Napolitano nel giugno 2006.
    Rammento che il Commissario Calabresi è stato insignito di medaglia d’oro al merito civile, con la seguente motivazione: “Fatto oggetto di ignobile campagna denigratoria, mentre si recava sul posto di lavoro, veniva barbaramente trucidato con colpi d’arma da fuoco esplosigli contro in un vile e proditorio attentato. Mirabile esempio di elette virtù civiche ed alto senso del dovere”. Auspico pertanto che il Comune gli voglia intitolare una strada!

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