Strage di Bologna, scontro tra periti al processo
Aviere? No, Maggi aveva detto “lo sbaglio di un corriere”
La Scientifica smonta accusa decisiva contro Bellini

23/12/2021 – Era “corriere” e non “aviere” la parola pronunciata il 18 gennaio 1996 da Carlo Maria Maggi, leader veneto di Ordine Nuovo, e rilevata nell’intercettazione di un dialogo in famiglia davanti alla tv con la moglie e il figlio.Per essere precisi non era “sto aviere“, come ci hanno fatto credere sino a ieri, bensì “lo sbaglio di un corriere“. La frase autentica di Maggi – capo di Ordine Nuovo nel Triveneto,deceduto nel 2018 – emerge chiarissima, con un genuino influsso veneziano, e “inaspettata” come ha detto Filippo Vendemmiati nel suo servizio sul Tg regionale dedicato all’udienza di ieri del nuovo processo sulla strage di Bologna.

E’ stato lo sbaglio di un corriere” emerge senza ombra di dubbio da quella intercettazione del 1996 ripulita dai rumori di fondo e digitalizzata con le tecniche più avanzate dagli esperti della Polizia Scientifica. E così ieri in Tribunale a Bologna, di fronte al collegio giudicante presieduto da Francesco Maria Caruso, e all’avvocato generale Candi al suo ultimo giorno di servizio in magistratura, è andato in scena lo scontro tra il perito Michele Ferrazzano, che ha confermato la vecchia ipotesi “aviere”, e gli esperti della Scientifica, secondo i quali invece quel termine “parrebbe compatibile con la parola corriere“. Nondimeno l’ascolto dell’audio ripulito è apparso come una finestra improvvisamente spalancata su uno spicchio di verità: Maggi aveva detto proprio “è stato lo sbaglio di un corriere”. Non aveva detto “aviere”, proprio per niente.

Lo scontro non è solo lessicale, bensì sostanziale. Perchè la parola “aviere” è uno dei pilastri su cui la Procura Generale basa le accuse nei confronti dell’ex primula nera Paolo Bellini, cher aveva conseguito il brevetto di pilota d’aereo in Umbria e poli negli States. La Procura ha sbrigativamente ritenuto che Maggi, parlando di un aviere che aveva trasportato l’ordigno, si riferisse al killer della Mucciatella. Senza peraltro considerare che l’aviere è un soldato dell’Aeronautica militare, ma non un pilota civile. Mentre se si parla di aviatore, dinorma il riferimento è a un pilota militare.

Ma la ripulitura del nastro ha spazzato via ogni elucubrazione, teorema e interpretazione di comodo.

Se Maggi aveva parlato di un “corriere” della bomba – a proposito della strage di Bologna – la connection dell’aviere sostenuta dalla Procura Generale a carico di Bellini – sposata a occhi chiusi da larga parte del mondo politico e dei media – è destinata a dissolversi come neve al sole. Riaprendo il capitolo della pista mediorientale, vale a dire quella di un ordigno in transito alla stazione di Bologna sotto l’occhio benigno dei servizi in ossequio al cosiddetto Lodo Moro. La Procura Generale ovviamente non ci sta, e ritiene che gli esperti della Scientifica si siano lasciati fuorviare proprio dalle prefiche della pista libico-palestinese (col concorso del terrorista internazionale Carlos e la manovalanza delle Revolutionarien Zelle tedesche), ricostruzione che ovviamente viene vista come il fumo negli occhi, nonostante le numerose evidenze.

Nell’articolo che segue, Gabriele Paradisi spiega bene cosa è successo, e come si può operare perchè siano i fatti a confermare le opinioni, e non viceversa. Ma talvolta, solo qualche volta, la verità alla fine riesce a farsi strada contro tutto e contro tutti.


DI GABRIELE PARADISI

23/2/2021 -In un articolo del 6 maggio 2020, pubblicato su Reggio Report, ci eravamo occupati di Paolo Bellini, poiché alcuni mesi prima, e precisamente il 10 febbraio 2020, la Procura generale di Bologna, che dall’ottobre 2017 indagava sul cosiddetto “filone mandanti” per la strage del 2 agosto 1980, aveva reso nota la conclusione delle indagini preliminari che vedeva coinvolti a vario titolo nei depistaggi e nell’esecuzione della strage, alcuni personaggi, tra cui per l’appunto il reggiano Bellini.

Il pezzo era intitolato «Paolo Bellini e la strage: quali prove? Tanti volti inquietanti quella mattina alla stazione a Bologna. “L’aviere” era un militare, non l’ex Primula Nera».

Il 15 febbraio 2021 il Gup Alberto Gamberini ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio della Procura generale e delle parti civili. Il processo a Bellini ha avuto inizio 16 aprile. 

Carlo Maria Maggi nel 2008

Gli elementi noti che hanno portato a questa accusa nei confronti di Bellini, sono essenzialmente due: un fotogramma tratto da un video amatoriale, girato da un turista tedesco quel tragico sabato mattina d’agosto in stazione, che ritrae un uomo dalle sembianze riconducibili a Bellini, ed una intercettazione ambientale in cui Carlo Maria Maggi – condannato in via definitiva nel 2017 in qualità di mandante della strage di piazza della Loggia a Brescia del 28 maggio 1974 – parla coi familiari di un “aviere” che avrebbe portato la bomba a Bologna. Secondo i magistrati bolognesi il riferimento è proprio a Paolo Bellini il quale era in possesso di un brevetto di volo.

Riportiamo alcuni brani dell’articolo citato in cui facevamo alcune considerazioni sul termine “aviere” utilizzato da Maggi:

«L’intercettazione è datata 18 gennaio 1996. Sono le 20.20, la famiglia Maggi, Carlo Maria, la moglie Imelda, il figlio Marco sono a tavola. Stanno cenando e commentano la notizia data in quel momento dal telegiornale. Si tratta delle dichiarazioni, relative alla tragedia di Ustica, dell’ammiraglio Fulvio Martini, che era stato direttore del Sismi dal 5 maggio 1984 al 26 febbraio 1991. Val la pena riportare l’intera trascrizione per come è reperibile agli atti.

Maggi: Ustica è stato un episodio di guerra fredda… (incomprensibile) e la strage di Bologna è stato un tentativo di confondere le acque. Capisci? Per fare dimenticare Ustica.

Imelda: Sì! Dove c’è scritto?

Maggi: Su tutti i giornali di quel versante.

Figlio: I tuoi cosa dicono? E tu come lo sai? Tu come lo sai? Perché Ii conosci bene?

Maggi: Eh?… lo so perché è così. In pratica, degli uomini che si trovavano nei nostri ambienti, erano in contatto con il padre di stò aviere, e dicono che portavano la bomba… io pensavo che… (incomprensibile) duecento che la trasportavano… (incomprensibile).

Imelda: Non so perché, son tanti?

Maggi: Non so, adesso, sono andato a parlare a Bologna.

[…]

Detto ciò per quanto riguarda l’“aviere”, lo si vorrebbe identificare proprio con Paolo Bellini, poiché quest’ultimo aveva conseguito un brevetto di volo. Aviere in realtà è un grado militare dell’Aeronautica e nessuno, credo, si sognerebbe di definire “aviere” qualcuno, non militare, in possesso di una licenza di pilota di aerei ultraleggeri o anche di aerei di linea. Al massimo “aviatore”. Pertanto, almeno a noi, appare abbastanza azzardato vedere nell’uso della parola “aviere” una prova che Maggi si riferisse a Bellini e pertanto che costui fosse in qualche modo coinvolto con la bomba».

Paolo Bellini al processo di Bologna

Nell’articolo esprimevamo per l’appunto le nostre perplessità sull’uso di questo termine – “aviere” – per indicare una persona che oltretutto non faceva di mestiere il pilota. Su Bellini è stato detto di tutto, a torto e a ragione: militante di Avanguardia nazionale, consigliere killer della ‘ndrina, collaboratore di giustizia. Principalmente ed inequivocabilmente Bellini si distinse per essere soprattutto un ladro comune di mobili antichi.

Queste nostre disquisizioni ovviamente partivano dal presupposto che il Maggi, in quel colloquio familiare così confuso e disarticolato, avesse esattamente pronunciato la parola “aviere”. Ma la lettura della “Memoria a sostegno della richiesta di rinvio a giudizio”, inviata dalla Procura generale al Gup ci ha decisamente stupito al punto da restare basiti e increduli.

Scopriamo infatti che il 12 giugno 2020 la Procura generale consegnò «alla Polizia Scientifica di Roma, “per la duplicazione e successivo filtraggio audio”, attraverso un’operazione tecnica ripetibile, la cassetta contenente la citata intercettazione ambientale». Lo scopo era quello di eliminare o ridurre i rumori di fondo compreso l’audio della televisione che trasmetteva il telegiornale seguito dalla famiglia Maggi. Il 12 ottobre, integrata poi da una nota del 16, la Scientifica inviava alla Procura una relazione in cui si sosteneva che «ad esito del filtraggio audio la parola “aviere” pareva compatibile con la parola “corriere”».

Incredibile! Quindi, la registrazione ripulita dalla Polizia scientifica, immaginiamo con le sofisticate tecnologie oggi a disposizione, lascierebbe intendere che Maggi, peraltro molto più propriamente, parlasse di un “corriere della bomba” piuttosto che di un “aviere”? Ma abbiamo capito bene?

Contrordine. Evidentemente se Maggi non avesse pronunciato la parola “aviere” cadrebbe uno dei “pilastri” dell’accusa.

Bisogna vederci chiaro. Ecco allora che il 19 ottobre, tre giorni dopo la nota integrativa della Scientifica, la Procura generale conferisce un incarico di consulenza tecnica al libero professionista, ingegnere informatico dott. Michele Ferrazzano, esperto di informatica forense il quale, come egli stesso riporta nel suo sito: “esegue perizie informatiche su incarico di privati, aziende, avvocati o dell’Autorità Giudiziaria della maggior parte delle Procure della Repubblica Italiane nel settore della Digital, Mobile e Network Forensics”.

Dunque un esperto di indubbie competenze. Niente da dire. E indovinate a quali conclusioni giunge al termine della sua controperizia l’ing. Ferrazzano? … Esatto.

Sembra infatti che la Scientifica, così sostiene il perito, abbia applicato il filtro allo scopo di rimuovere il rumore di fondo del Tg1, ma che questa operazione «è assolutamente ragionevole», abbia «avuto un impatto anche nell’audio complessivo e in modo particolare sulla porzione di parlato del soggetto intercettato nell’intervallo temporale descritto». Per essere ancora più chiari Ferrazzano usa una metafora che tutti sono in grado di comprendere: «è come se per pulire il piano di una cucina si facesse uso di un detergente troppo aggressivo che finisce per intaccare anche il materiale del rivestimento». Ecco…

Dunque, dobbiamo concludere che le operazioni di rimozione dei rumori da una registrazione audio siano in sé deleterie in quanto possono alterare le parole che si vogliono sentire e capire. Questo è indubbiamente un fatto grave poiché rende del tutto inutilizzabili queste tecniche di filtraggio, che noi ingenuamente si credeva aiutassero a rendere comprensibili certe registrazioni che non lo erano abbastanza.

Adesso almeno lo sappiamo.

Detto ciò, tranquillizzati dall’esperto ingegner Ferrazzano, i magistrati bolognesi hanno potuto riconfermare la validità delle loro considerazioni iniziali scrivendo che:

«L’esattezza delle conclusioni dell’ingegner Ferrazzano può essere agevolmente verificata dal giudice (“peritus peritorum”) attraverso l’ascolto diretto della registrazione originaria che consente di affermare, con certezza, che la parola pronunciata da Carlo Maria Maggi non è “corriere”, ma “aviere”; una parola che evoca, seppure impropriamente – in senso letterale l’aviere è un militare dell’aereonautica – l’immagine di un aviatore (tale era Paolo Bellini) e si collega di conseguenza alla figura dell’imputato, del quale è stata accertata la presenza alla stazione di Bologna».

Tutto a posto quindi. Tutto rientrato nei ranghi.

Resta solo il rammarico che si siano persi alcuni mesi – da giugno ad ottobre – e che si siano sostenuti costi che si potevano tranquillamente evitare, impegnando inutilmente la Polizia Scientifica di Roma in un’attività che a priori si poteva già immaginare non avrebbe potuto portare a conclusioni utilizzabili, vista l’inadeguatezza delle moderne tecnologie di filtraggio, le quali, nonostante ciò, non si capisce perché mai, continuino ad essere utilizzate dalla nostra Polizia Scientifica.

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Una risposta a 1

  1. Paolo Rispondi

    24/12/2021 alle 06:50

    C’è da chiedersi:come mai solo voi di Reggio Report date la notizia di questa “incredibile e inaccettabile guerra tra periti entrambi nominati dalla Procura Generale” Come mai Bonini Silvia e Bonini Guido non fanno il D N A di fratellanza? Non vogliono certezza della Paternità

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