Appalti in Comune: “Un sistema per favorire chi era sotto la stessa bandiera politica”
Le parole delle pm chiudono l’era dell’impunità
Chiesto rinvio a giudizio per 21 indagati

22/12/2021 – Ma qualcuno si è accorto, qualcuno ha compreso bene le parole pronunciate dalle pm Valentina Salvi e Giulia Stignani, davanti al giudice Andrea Rat, nell’udienza preliminare dell’inchiesta su incarichi e appalti del comune di Reggio Emilia, per un totale di 27 milioni di euro? Si direbbe di no, a giudicare dal fragoroso silenzio seguito alle richieste dell’accusa nell’udienza preliminare: 21 richieste di rinvio a giudizio su 24 indagati. In realtà, conoscendo bene le logiche autoctone della pepponiana “dignitosa indifferenza“, siamo pronti a giurare che chi conta, chi potrebbe e dovrebbe parlare, ha capito benissimo. Ma, come del resto è accaduto molte volte, sta cercando di alzare il consueto muro di silenzio di fronte a parole che scottano e a situazioni che disturbano il manovratore oltre misura.

Tuttavia tale sperimentato disegno difficilmente potrà riuscire anche stavolta, perché i ragionamenti e le accuse circostanziate delle pm hanno assunto la dimensione del fatto storico. Che piaccia o no. Perchè lunedì mattina al primo piano di Palazzo di Giustizia sono risuonate parole inaudite.

Giugno 2019: il pm Valentina Salvi lascia il municipio di Reggio dopo le perquisizioni

Salvi e Stignani hanno puntato con decisione il dito contro “un sistema” architettato e gestito “per favorire chi era sotto la stessa bandiera“. Che non è la bandiera della squadra del cuore e degli schieramenti contrapposti nel salotto.bolgia di Maria De Filippi, , bensì quella del Partito Democratico e apparentati (erede dell’onnipotente Partito Comunista, che pure lasciava sempre un posto agli oppositori: ma erano davvero altri tempi) che ha fatto man bassa senza ritegno di incarichi, posti e poltronissime, in un intreccio degno del nodo di Gordio col sistema delle cooperative appaltatrici – prima di costruzione, ora sociali – e con le società parapubbliche: emblematico l’appalto da 15 milioni di gestione parcheggi, trasporto scolastico, controllo sosta nella Ztl e bike sharing, assegnato al consorzio Tea. E per il quale è finito nei guai l’ex assessore Tutino, ora dirigente di un’azienda della galassia Iren.

Il pm Salvi ha anche letto un’intercettazione di Santo Gnoni – già capo dell’ufficio legale di palazzo Civico, al quale gli investigatori infilarono un trojan del cellulare – relativa all’attribuazione nel 2016 di un incarico legale da 60 mila euro per un anno ai due avvocati Matteo Fortelli e Roberta Ugolotti (entrambi imputati). Intercettazione cui viene pronunciata la frase seguente: “Questo bando è per loro due…“. Frase che, secondo la Procura, è appunto “emblematica del sistema” messo allo scoperto dall’inchiesta.

Un giro infetto e non casuale – l’accusa in proposito è stata chiarissima – costruito su “bandi pubblici cuciti su misura per far vincere aziende e soggetti già predestinati“.

Proprio così: bandi su misura per soggetti predestinati sotto la stessa bandiera (politica).

Va detto che sono in molti a pensare, con rassegnazione al limite dell’assuefazione, che a Reggio è sempre andata così e, in fondo, l’inchiesta appalti ha solo scoperto l’acqua calda. Ma non può sfuggire simili accuse, basate su prove documentali e su intercettazioni – che certo dovranno passare il vaglio del processo, e sino a sentenza ogni imputato ha diritto alla presunzione di non colpevolezza – segnano uno spartiacque nella cultura di questa città, nel suo costume politico e morale, e anche nella stessa Procura. Appaiono davvero lontani, e non soltanto temporalmente, i tempi in cui venivano discretamente chiusi in un cassetto gli esplosivi rapporti dei Carabinieri sul “sistema affaristico criminale” che dettava legge sull’area Nord. E anche, per restare in tempi più recenti, i maneggi dell’ex procuratore Mescolini per far scattare la perquisizioni di Salvi a palazzo Civico solo quattro giorni dopo il ballottaggio che aveva decretato la rielezione del sindaco Luca Vecchi. Fatto che insieme ad altri è costato il posto all’ex procuratore, rimosso con una dura sentenza del Csm pronunciata all’unanimità.

Comunque vadano le cose, ieri si è chiuso un ciclo: quasi un’era geologica di sostanziale impunità. Se ne aprirà un altro? Certamente ora non si venga a dire che promotori e artefici del sistema sono soltanto funzionari e dirigenti amministrativi, e che la politica – il sindaco, gli assessori, i padroni dei partiti – non c’entrano niente. Nessuno crede più alle favole.

Intanto, per tornare all’udienza di lunedì, il sostituto Valentina Salvi, titolare dell’inchiesta, mentre ha chiesto il rinvio a giudizio per 21 indagati su 24, ha invece chiesto il proscioglimento per Lorenza Benedetti, dirigente comunale dell’area Risorse. Mentre Ivana Ceccardi ed Ernesto Ruozi affronteranno riti alternativi, rispettivamente l’abbreviato e il patteggiamento.

Nelle scorse settimane gli atti riguardanti la posizione dell’ex capo del servizio Legale e giudice tributario provinciale Santo Gnoni erano stati inviati a Parma perché, dei tre episodi sotto la lente che gli vengono contestati, quello maggiormente grave (in cui Gnoni è accusato di corruzione) si sarebbe consumato oltre Enza.

Salvi ha anche letto un’intercettazione di Santo Gnoni sull’attribuazione nel 2016 di un incarico legale da 60 mila euro per un anno ai due avvocati Matteo Fortelli e Roberta Ugolotti (entrambi imputati), in cui viene pronunciata la frase seguente: : “Questo bando è per loro due…2. Frase che, secondo la Procura, “è emblematica del sistema” messo allo scoperto dall’inchiesta.

Be Sociable, Share!

Una risposta a 1

  1. Enrico Rispondi

    24/12/2021 alle 15:29

    Perfetto ed era ora , però sarebbe più onesto nei confronti dei cittadini reggiani sapere i nomi dei 21 che saranno processati .

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.