Aldo Gastaldi “Bisagno”, partigiano leggendario e scomodo
Film e dibattito in San Francesco
Col regista Gandolfo, il nipote di Bisagno e il vescovo Camisasca

4/12/2021 – Saranno le riflessioni del vescovo Massimo Camisasca a concludere l’incontro dedicato alla figura di Aldo Gastaldi “Bisagno”, il Primo Partigiano d’Italia e Servo di Dio, per il quale il cardinal Bagnasco ha promosso la causa di beatificazione – incontro in programma Sabato 4 dicembre alle ore 21 nella chiesa di San Francesco, in piazza Martiri del 7 Luglio a Reggio Emilia.

L’appuntamento, col patrocinio congiunto della Diocesi e del Comune di Reggio Emilia, sarà articolato in due parti: la proiezione del film-documentario “Bisagno”, di poco più di un’ora; a seguire un breve dibattito moderato dal direttore del settimanale La Libertà Edoardo Tincani con le voci del regista Marco Gandolfo (e autore del libro da cui + tratto il docufilm), di Aldo Gastaldi nipote omonimo di “Bisagno” e, appunto, del vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, Massimo Camisasca.

Un evento controcorrente nella città di Giorgio Morelli e della mattanza del dopoguerra, anche per l’intervento in prima persona di monsignor Camisasca, al quale si deve fra l’altro l’istituzione a San Valentino di Castellarano del santuario dedicato al beato Rolando Rivi, il seminarista martirizzato a 14 anni dai partigiani comunisti.

Figura centrale della Resistenza a Genova, Aldo Gastaldi fu un comandante partigiano cattolico, indipendente dai partiti, e leggendario per le sue gesta. Sulla sua morte, subito dopo la guerra, avvenuta in un incidente stradale nel veronese, grava da sempre il sospetto di un omicidio politico per levare di mezzo quel “Bisagno” diventato troppo ingombrante, anche perchè condannava senza mezzi termini i metodi dei partigiani comunisti. A lui ha dedicò il suo ultimo libro Giampaolo Pansa. La tesi dell’attentato è stata approfondita e rilanciata da Marco Gandolfo nel suo libro, e ripresa nel film che sarà proiettato in San Francesco.

L’evento nella chiesa di San Francesco è a ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili nel rispetto delle norme anti-Covid.

Aldo Gastaldi nacque a Genova il 17 settembre 1921. Ereditò la fede cattolica dai genitori insieme ad un profondo senso del dovere che lo accompagnò tutta la vita. Dopo gli studi ed una breve esperienza lavorativa, nel 1941, ricevette la chiamata alle armi ed il 15 agosto del 1942 prese servizio con il grado di sottotenente nel XV Reggimento Genio presso la caserma di Chiavari. Dopo l’8 settembre del 1943 iniziò la sua avventura partigiana. Nei pressi di una frazione di San Colombano Certenoli sulle pendici del Monte Ramaceto, nell’inverno del 1943, diede il via insieme con altri compagni al primo nucleo di quella che da lì a qualche mese sarebbe diventata la Divisione Cichero. Fervente cattolico, e senza alcuna connotazione partitica, con il passare del tempo, fu sempre più amato dai suoi uomini e, dopo la fine della Seconda Guerra mondiale, lottò fino alla fine per porre fine ai regolamenti di conti che si registrarono in città. Per salvaguardare la vita di alcuni suoi partigiani, ex alpini della Monterosa originari del Veneto e della Lombardia, li accompagnò personalmente a casa. La sua vita si spense in un incidente il 21 maggio 1945 a Desenzano del Garda, dopo che aveva riconsegnato alle famiglie tutti i suoi uomini. Con editto del 31 maggio 2019 il cardinale Angelo Bagnasco ha dato il via alla causa di beatificazione e canonizzazione.

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Una risposta a 1

  1. Ivaldo Casali Rispondi

    06/12/2021 alle 10:26

    Ho visto il film documentario sulla storia eroica del Comandante partigiano della leggendaria Divisione Cichero, Aldo Gastaldi, nome di battaglia “Bisagno”, medaglia d’oro al valor militare. Esprimo un giudizio positivo, avendo conosciuto la storia di “Bisagno” attraverso diverse pubblicazioni, in particolare per la presenza visiva di numerose interviste ai suoi compagni dell’epoca che hanno testimoniato le qualità umane e il carisma trascinante di un vero Comandante. Si rileva altresì la sua fede religiosa ispirata a un progetto di riconciliazione con il nemico sconfitto. Se fosse vissuto dopo la Liberazione avrebbe sicuramente impedito che fosse sparso il “sangue dei vinti”, compiuto negli anni successivi dai partigiani comunisti. Purtroppo Bisagno (come per tanti altri partigiani non allineati) trovò la morte in circostanze misteriose.
    Un plauso agli organizzatori dell’iniziativa!

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