Affare Ferrarini
Pini: “Senza senso trasferire le produzioni in Spagna”
“Difendiamo la filiera italiana”

3/12/2021 – “La notizia di delocalizzazioni di produzioni di Ferrarini e Vismara, una volta ottenuta l’omologa del concordato da parte di Pini Holding, è priva di ogni fondamento e soprattutto di ogni logica industriale e commerciale.”
Questa la dichiarazione diffusa oggi dall’amministratore delegato di Pini Holding Roberto Pini in merito alle vicende dei concordati Ferrarini, e in vista della vendita all’asta (fissata per il 14 dicembre) di villa Corbelli di Rivaltella sede direzione e operativa del core business dell’azienda, vale a dire la produzione di prosciutti cotti.

Roberto Pini e Lisa Ferrarini


“Che senso avrebbe – aggiunge Pini – acquistare una delle aziende simbolo dell’alimentare Made in Italy e poi delocalizzarla in Spagna?
La scelta di Pini Holding di investire nel rilancio di Ferrarini parte dalla consapevolezza del valore delle produzioni oggi realizzate negli stabilimenti di Lesignano Bagni e Reggio Emilia e del valore delle persone che vi lavorano. E per Reggio Emilia, una volta avuta l’omologa del concordato, abbiamo in programma importanti investimenti.
Lo stabilimento di macellazione in Spagna, hub europeo del mondo suinicolo – aggiunge – è nato per servire i clienti internazionali e fattureremo nel 2022  circa 1,5 miliardi di euro  e nel 2021 il fatturato sarà prossimo a 1 miliardo di Euro.
Con Ferrarini stiamo lavorando a percorsi integrati  sulle filiere animal welfare, antiobiotic free e sulla filiera biologica utilizzando esclusivamente suini  del circuito DOP nati, allevati e macellati nei nostri macelli italiani.
Vorrei ricordare che siamo come Pini Italia srl e Ghinzelli srl i primi macellatori della filiera DOP italiana per un milione e mezzo di capi annui  tanto che Pini Italia attualmente ha una quota di mercato del 20% nella trasformazione di suini italiani.
Nessuno quindi ha intenzione di perdere la filiera del Made in Italy – conclude -Siamo stanchi di sentir parlare di delocalizzazione perché non c’è nessun fondamento e perché non avrebbe senso l’investimento”.

Se non si pone neppure l’ipotesi di una delocalizzazione in altri Paesi, è comunque all’ordine del giorno, in relazione agli esiti della vendita all’asta e ai problemi tecnici e urbanistici di Rivaltella, il trasferimento della produzione da Rivaltella in un altro sito nel reggiano o in una provincia vicina.

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