Strage di Bologna, Bellini fa muro:”Non sono io
l’uomo del filmino, Maurizia ha mentito”
“Anche due palestinesi nelle immagini girate in stazione”
“Il mio pentimento? Fu un prodigio di Padre Pio”

DI PIERLUIGI GHIGGINI

26/11/2021 – “La mia ex-moglie mente, dovrà spiegare perché ha cambiato idea’ “Nel modo più assoluto non sono io l’uomo filmato dal turista tedesco Polzer (filmino girato sul primo binario della stazione di Bologna pochi minuti prima della strage, il 2 agosto 1980, ndr.). Non so quali risentimenti possa avere nei miei riguardi la mia ex moglie Maurizia, so solo che ha mentito. L’uomo nel video non sono io e lo dimostreremo, e a quel punto la signora Bonini dovrà spiegare perché ha mentito. Bisogna chiedere a lei perché ha cambiato idea, forse per ‘tintinnio di manette?’. Lo vedremo”.

Paolo Bellini, principale imputato del nuovo processo sulla strage alla stazione di Bologna, nega con determinazione, e ripetutamente, di essere lui l’uomo con i baffi e la catenina con crocifisso al collo che appare nel video in stazione subito dopo lo scoppio della bomba, una delle principali prove d’accusa che la Procura generale ha nei confronti del killer reggiano.

Paolo Bellinial processo di Bologna

Attacca frontalmente la signora Bonini, che lo ha riconosciuto nel video durante la sua testimonianza in aula nei mesi scorsi, facendo cadere un alibi che durava da decenni. Fino al 2019, infatti, l’ex moglie ha sostenuto che alle 9-9.30 del 2 agosto Paolo Bellini era a Rimini, dove avevano appuntamento per poi andare in auto fino al Passo del Tonale insieme ai 2 figli e alla nipote Daniela per una vacanza. Ma sentita dai Pg e poi anche in aula, durante la sua testimonianza, ha cambiato versione, dicendo che il marito arrivò a Rimini ad un orario diverso, verso l’ora di pranzo, compatibile quindi con la sua presenza in mattinata alla stazione di Bologna. “Ho mentito – disse Bonini – perché me lo chiese mio suocero”.

Il frame del filmino Polzer

Nel corso del nuovo esame condotto oggi dal sostituto pg Nicola Proto di fronte al Tribunale presieduto da Francesco Maria Caruso, presente il procuratore generale Candi, Bellini ha spiegato di aver passato la notte tra l’1 e il 2 agosto all’ospedale di Parma, al capezzale del fratello Guido operato per un melanoma, a una certa ora di aver fatto ritorno in albergo a Fidenza, dove alloggiava, ripartito alle 6,30 con tappa al bivio di Puianello per Scandiano dove ha imbarcato in auto a nipote Daniela, e di essere arrivato aldelfinario Rimini alle 9,30 . E quando Proto gli fa notare che nell’83 disse di non ricordare dove aveva passato la notte tra l’1 e il 2 agosto, salvo poi correggere il tiro negli anni seguenti, Bellini dice di aver taciuto, in un primo momento, perché non voleva parlare di problemi familiari delicati tra lui e il fratello (deceduto da anni e che peraltro, fa notare il pg, a sua volta non ha mai detto che Paolo trascorse quella notte con lui). L’esame dell’imputato, che nel pomeriggio è entrato nel vivo toccando il tema del suo alibi per il giorno della strage, non è ancora terminato, e proseguirà anche nella prossima udienza, in programma mercoledì.

Ugo Sisti

L’imputato ha risposto e ribattuto all’accusa spesso in modo torrenziale, nonostante le condizioni fisiche – in mattinata l’udienza è stata interrotta a lungo – e i vuoti di memoria, dicui si è scusato ripetutamente (“Mi hanno trovato anche l’Alzheimer“).

Dopo aver raccontato, al mattino, della missione nel Portogallo di Salazar, per conto di Mariani e di Almirante, nel tentativo di entrare in contatto con gli estremisti bombaroli che preoccupavano il Msi -missione fallita prima di cominciare quando a Lisbona un tenente dell’aeronautica lusitana vuol fargli firmare la richiesta di asilo politico, per poi mandarlo in un campo d’addestramento in Africa – Bellini ha puntato il dito su Rolando Balugani – il poliziotto-scrittore in forza alla questura di Reggio Emilia che gli avrebbe cucito addosso la “leggenda” della Primula Nera.

I RAPPORTI TRA UGO SISTI E LA FAMIGLIA BELLINI

Poi si diffonde sui rapporti persino inquietanti tra la famiglia Bellini e il procuratore di Bologna Ugo Sisti (“Mio padre Aldo spendeva un sacco di soldi per accompagnarlo a Roma, portarlo in giro, pagargli alberghi e ristoranti“) sino al punto che la famiglia acquista un appartamento ad Ancona da una congiunta di Sisti.

Respinge tuttavia l’addebito di essere stato protetto nella latitanza, e in carcere dallo stesso Ugo Sisti, che da procuratore di Bologna diventa direttore del Dap, e ribadisce con orgoglio di aver detto no al padre e all’allora procuratore felsineo che lo invitavano a collaborare con i servizi segreti. “Mio padre me lo rinfacciò nel 1988, poco prima di morire”. E dopo ha aggiunto: “Studiavo dai Servi di Maria e avrei fatto meglio a entrare in seminario, ma c’era l’opposizione della mia famiglia”.

IL PENTIMENTO? “SENTII LA PRESENZA DI PADRE PIO”

Sia come sia, Bellini confessa per la prima volta in aula che a fargli decidere di iniziare la collaborazione con lo Stato, nel 1999, fu un “fatto particolare”, da lui interpretato come prodigioso. Si riferisce al fallito omicidio di Antonio Valerio, che sopravvive a tre colpi alla testa, e quando Bellini spara il colpo di grazie la pistola. un revolver a tamburo, si inceppa: “In quel momento sentii un odore acre, inconfondibile, lo stesso che avevo avvertito nettamente da bambino, tanti anni prima a San Giovanni Rotondo quando con i miei genitori andammo in pellegrinaggio da Padre Pio. Finita la messa, padre Pio disse “dov’è quel ragazzo?” si fece largo tra la folla venne da me e mi diede due buffetti. Ebbene, quando sparai a Valerio su ordine della ndrangheta, e quando la pistola s’inceppò sentii di nuovo quell’odore acre, forte, inconfondibile che non avevo mai dimenticato”.

Padre Pio

Fu davvero il santo delle stimmate – morto nel 1968, mentre il fallito agguato avviene negli anni 90 – a volere il “pentimento” del killer della Mucciatella? Certamente non sono cose che possono avere un peso in un’aula di tribunale.

LA BOMBA AL BAR PENDOLINO

Bellini dichiara di essere rimasto scolvolto dalle stragi di Capaci e di Via d’Amelio: “Non si colpiscono i magistrati”. Lei però una strage l’ha fatta, ribatte il presidente Caruso. Quale? “Quella del bar Pendolino a Reggio, alla fine del 1998”. “Presidente, ci furono venti feriti ma non morti nessuno”. Ma tecnicamente era una strage, osserva Caruso. E Bellini: “L’ordigno l’ho lanciato iero, ma in quella sala dovevano esserci solo i capoccioni della ndrangheta in riunione. Sono riuniti lì dentro, e lì devi colpir, mi dissero. Ho eseguito l’ordine, ma l’informazione era sbagliata. Eraavamo in piena guerra di ndrangheta”.

I RAPPORTI CON L’EX MOGLIE

Bellini si inalbera quando l’accusa chiede del divorzio fittizio e dei rapporti con l’ex moglie Maurizia Bonini: “Chiedetelo a lei, che era rimasta incinta per opera dello spirito santo, e che la sorpresi a fare lingua in bocca con mio fratello Paolo… Del resto sono stato io a chiedere e ottenere l’annullamento dalla Sacra Rota nel 2006”. Ma il pm ecepisce che a un certo punto lui e Maurizia Bonini chattano su WhatsApp perchè le alcune fotografie, che lei recupera sollecitamente: foto che servono, secondo Bellini, a dimostrare per dimostrare che non aveva mai portato un crocefisso al collo. e spiega: “Le cose sono andate come sono andate, però i rapporti sono civili”. I magistrati non sembrano affatto convinti.

La strage della stazione: le macerie sul primo binario

QUEI MISTERIOSI PALESTINESI NEL FILMINO POLZER

Ma la vera sopresa, come in un giallo che si rispettim arriva sul finire dell’interrogatorio pomeridiano, quando il pm Proto chiede conto a Bellini di una sottocartella, nel suo computer, denominata “PALESTO-LIBAN“, con Lucio Battisti e la sua testa di riccioli come schermata iniziale. Perchè un nome così singolare? Paolo Bellini, torrenziale e un po’ arruffato per ore e ore, all’improvviso diventa sornione, come il gatto col sorcio in bocca, alpunto di cantichiare “Che anno è, che giorno è” mentre il magistrato cerca un documento .

E dice “Sa, ho comprato un sistemino per esaminare nel tablet i filmati fotogramma per fotogramma. Ho analizzato il filmino Polzer, da cui avete estratto l’immagine di una persona che secondo voi sarei io, e che invece non sono io, e lo dimostreremo al momento opportuno. Io trovato l’immagine di due persone che sembrano proprio palestinesi-libanesi. E poi, se permette, nel mio computer metto quello che mi pare”.

L’affermazione è come minimo clamorosa. Ricompare dopo 40 anni un filmato della stazione di Bologna, pochi minuti prima dell’esplosione, che viene passato ai raggi x per individuare un individuo con i baffi e le fossette, somigliante a Bellini, e nessuno si accorge che quel turista tedesco riprese casualmente anche due persone apparentemente arabe? Eppure sono quindici anni che vengono messi sul tavolo contesti, ricostruzioni e anche prove a proposito della “pista mediorientale”.

Qualcuno ritiene di approfondire questa affermazione di Bellini? Qualcuno non ritiene di riesaminare il filmino Polzer fotogramma per fotogramma, e senza senza paraocchi ideologici e della “ragion di Stato”?

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