“La mia patria attuale”
Il nuovo album di Massimo Zamboni al teatro Valli in anteprima nazionale
Un grido sommesso, tra disillusione e inguaribile incanto

Venerdì 19 novembre, ore 20.30, al Teatro Municipale Valli “La mia patria attuale” del chitarrista, cantautore e scrittore, compositore, e con Giovanni Lindo Ferretti fondatore di Cccp e Csi

18/11/2021 – In anteprima nazionale il Festival Aperto accoglie venerdì 19 novembre, alle 20.30, al Teatro Municipale Valli la presentazione del nuovo album di Massimo Zamboni, La mia patria attuale, in collaborazione con Musiche Metropolitane di Luca Zannotti.

Con Zamboni sul palco, in un evento unico, tutti i musicisti che hanno collaborato alla stesura delle registrazioni: Alessandro “Asso” Stefana, Cristiano Roversi, Gigi Cavalli Cocchi, Erik Montanari, Simone Beneventi, il Concerto a fiato L’Usignolo, Simone Filippi.
Il nuovo album, che uscirà prossimamente, è stato realizzato con il contributo di Coop Consumatori Nordest.


Massimo Zamboni


«Un album dedicato all’Italia, al nostro Paese, in un momento in cui prevale la mancanza di fiducia e di affezione, e il sentimento della speranza non è mai stato così flebile nella coscienza dei suoi cittadini – scrive Massimo Zamboni  – “Patria“, la terra dei padri e delle madri, mai così in ribasso, consegnata tra la cronaca nera e la cartolina, al centro di un quadro sconfortante. Eppure il mestiere privilegiato dell’artista consente di avvicinare quotidianamente un’Italia che sogna, lavora, si offre, studia, sorprende, ci prova. Soprattutto, che non ascolta l’urlo generale.

Un’Italia di singoli che operano in microcosmi coraggiosi, fatta di talenti spesso silenziosi, di istituzioni e associazioni che conservano nel loro patrimonio genetico l’idea della collettività e devono lottare giorno per giorno contro la sommersione, insistendo di voler esistere. Grazie a volontà come queste si va avanti, si vive; bene e male, ma si vive. Per la grazia degli inconsapevoli, che non vedono il quadro generale, o se lo vedono lo trascurano fermamente, perchè non c’è più spazio per le lamentazioni.

Questo album si situa sommessamente all’incrocio tra la rabbia e la disillusione, l’incanto e lo sforzo”.

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