Frode e fatture false
Cellulare nascosto nel materasso: Giuseppe Arabia, ai domiciliari, finisce in carcere

24/11/2021 – Con la complicità del fratello e di una terza persona che faceva da prestanome, avevano simulato un maxi furto nella loro azienda di autoricambi, in Val d’Enza, per frodare l’assicurazione e incassare circa 30mila euro. Con questa accusa il 20 luglio scorso i carabinieri del nucleo investigativo del Comando Provinciale di Reggio Emilia avevano arrestato i fratelli Nicola Arabia, 36 anni residente a Bibbiano e Giuseppe Arabia, 32 anni residente a Reggio.

Il gip Luca Ramponi a seguito dell’interrogatorio aveva concesso ai due fratelli gli arresti domiciliari con il divieto di comunicare con terze persone estranee al nucleo familiare.

Proprio partendo dagli elementi che avevano portato all’arresto dei due fratelli i carabinieri del nucleo investigativo del comando Provinciale di Reggio Emilia hanno iniziato, insieme alla Guardia di Finanza di Reggio Emilia, a scandagliare tutte le attività a loro riconducibili.

Ne è uscito un quadro indiziario molto pesante dal punto di vista dell’evasione fiscale, realizzata secondo gli inquirenti con il solito giro di fatture false ottenute attraverso aziende “cartiere”, costituite ad hoc per aggirare il fisco e ottenere agevolazioni non dovute. 

Agli inizi di questo mese di novembre Carabinieri e Finanza di Reggio Emilia hanno dato corso a una serie di perquisizioni disposte dalla Procura reggiana a caricodei due fratelli ai domiciliari. Nel caso di Giuseppe Arabia, 32 anni, i carabinieri del nucleo investigativo hanno scovato un telefono cellulare nascosto in un vano ricavato nel materasso.L’uomo ha ammesso che nonostante ildivieto tassativo, lo utilizzava per comunicare con l’esterno anche per ragioni lavorative. Aveva peraltro rivolto specifica istanza per richiedere la disponibilità di un cellulare: gli era stata negata, e così ha pensato bene di fare d sè.

La violazione della prescrizione è stata quindi segnalata dai carabinieri alla Procura reggiana che ha richiesto ed ottenuto dal GIP di Reggio Emilia l’aggravamento della misura cautelare in carcere , in sostituzione dei domiciliari. Provvedimento è stato eseguito ieri, con la traduzione in carcere dell’indagato.

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