Ferrarini, i sindacati chiedono tavolo di crisi al Mise
Allarme rosso per la vendita all’asta di Rivaltella

19/112021 – I sindacati lanciano l’allarme rosso sulle sorti del gruppo Ferrarini, per la vendita all’asta del complesso di villa Corbelli a Rivaltella, dove ha sede Ferrarini spa con la produzione di prosciutti cotti. Respinti dal tribunale tutti i ricorsi, l’asta promossa da Unicredit sarà aperta il 14 dicembre, e prima ancora l’ufficiale giudiziario dovrebbe presentarsi a Rivaltella per il pignoramento dei beni mobili. Nell’incontro di giovedì sera, ai sindacati la dirigente del personale Giovanelli ha parlato per la prima volta di cassa integrazione e di rischio del venir meno della continuità aziendale, circostanza che automaticamente renderebbe impraticabile il concordato.

Dichiarazioni che hanno indotto le segreteria nazionali degli alimentaristi di Cgil, Cisl e Uil ha chiedere al Ministero per lo sviluppo economico (Mise) la riapertura del tavolo di crisi già convocato a suo tempo.

Nella comunicazione inviata nella giornata di ieri, i segretari Fai-cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil chiedono una convocazione con “la massima urgenza” sottolineando che “alla situazione già di per sè complicata legata alla procedura concorsuale si aggiunge la messa all’asta giudiziaria dell’immobile che a Reggio Emilia ospita sede e stabilimento di Ferrarini spa, azione che desta forti preoccupazioni circa la continuità produttiva ed occupazionale dell’intero gruppo”.

Un’assemblea dei lavoratori Ferrarini è convocata oggi , venerdì 19 novembre, dalle 12 alle 13,30 nei locali dell’azienda.

Il complesso di Villa Corbelli, compreso il terreno e la riserva di 38 ettari, va all’asta in due lotti a un prezzo complessivo di 4,78 milioni. Poco più di un decimo del valore stabili in famiglia al complesso di Rivaltella nel 2012, quando il gruppo Ferrarini stipulò il contratto di acquisto dalla signora Lina Botti, vedova di Lauro Ferrarini: valore, appunto, di 40 milioni. La Spa (o Saf, comunque la famiglia Ferrarini) ha pagato nel tempo 39 milioni, ma il bene è rimasto di proprietà della vedova perchè l’azienda non ha completato il pagamento e ha differito la stipula del contratto definitivo di cessione a fine 2025. La conseguenza è che oggi villa Rivaltella non è schermata dal concordato, e per questo le banche hanno potuto aggredire il bene dato a suo tempo in garanzia di debiti non onorati.

Il giudice Camilla Sommariva, dell’Ufficio Esecuzioni del Tribunale di Reggio Emilia, ha scritto di “prezzo eccessivo”, e di mancaza del “legame biunivoco” tra prezzo stabilito e valore di mercato in un medesimo momento.

IIl fatto poi, ha aggiunto il giudice, che nel 2016 “il termine finale per la stipula del contratto definitivo sia stato differito addirittura al 31 dicembre 2025 fa presupporre” che, per coloro che lo stipularono, “non fosse così rilevante il valore di mercato dell’immobile”. E ciò si spiegherebbe col particolare contesto del contratto, stipulato “tra soggetti riconducibili alla medesima sfera di interessi personali ed economici”.

Sommariva ha anche rilevato che il complesso non è utilizzabile ai fini produtivi per vincoli urbanistici e per difformità e irregolarità edilizie. La conseguenza è che la delocalizzazione della produzione si porrà comunque, ma certo la vendita all’asta imprime una forte accelerazione alla crisi.

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