Ferrarini: cassa integrazione in agguato
Incontro azienda-sindacati dopo il via libera all’asta per Rivaltella

17/11/2021 – Incontro all’insegna della preoccupazione tra la proprietà del gruppo Ferrarini e i sindacati degli alimentaristi. Incontro chiesto dalle segreterie nazionali sulle prospettive a breve dell’azienda di Rivaltella che ora deve fronteggiare il pignoramento del complesso storico sede direzionale del gruppo e dove avviene la rinomata produzione di prosciutti cotti. La data dell’asta si avvicina a grandi passi (14 dicembre) e ancora prima dovrebbe avvenire l’accesso dell’ufficiale giudiziario per il pignoramento dei beni mobili.

Con una ordinanza del presidente Parisoli, pubblicata in data 16 novembre, il tribunale di Reggio Emilia-sezione fallimentare ha rigettato tutte le opposizioni alla procedura esecutiva, che quindi procede senza intoppi.

Il complesso storico e produttivo di villa Corbelli, rimasto in capo alla signora Lina Botti, vedova di Lauro Ferrarini (e per questo non “protetto” come altri beni dal concordato) andrà all’asta a un prezzo di partenza stracciato: 3 milioni di euro, più un milione per 380 mila metri quadrati di parco e terreno circostante. Lo spostamento della produzione (in provincia? fuori provincia?) appare inevitabile, anche perchè il giudice Camilla Sommariva, nella sua precedente ordinanza, aveva scritto chiaro che villa Rivaltella non è utilizzabile come stabilimento a causa di “irregolarità urbanistico edilizie e per i vincoli storici e architettonici non rispettati”. Una vecchia storia, che oggi sembra riemergere come ostacolo insormontabile.

Il punto è che con la vendita all’asta, e il possibile sgombero del bene, verrebbe meno il presupposto della continuità industriale, col rischio molto concreto che la stessa proposta di concordato del gruppo Pini (con partner creditore e finanziatore la bad bank governativa Amco) non sia più praticabile. Nel contempo i creditori della SAF, dopo l’adunanza del 9 novembre, hanno ancora 10 giorni di tempo per votare il concordato Società Agricola Ferrarini la cui attuazione tuttavia – come ha scritto il commissario Federico Spattini – dipende dal buon esito del concordato della casa madre, appunto la Ferrarini spa titolare delle produzioni di prosciutti negli stabilimenti di Rivaltella e Lesignano.

Questo orizzonte piuttosto cupo spiega il tono dimesso dell’incontro di oggi, al quale per la prima volta non si è presentata l’.a.d. Lisa Ferrarini.

Assente anche il commissario giudiziale Bruno Bartoli, ad affrontare i sindacati è andata la responsabile del personale dottoressa Giovanelli. La quale – secondo notizie trapelate a margine della riunione – ha detto che se all’asta del 14 dicembre avverrà la vendita, e se non vi sarà una sospensione o altri eventi capaci di rischiarare l’orizzonte, l’azienda sarà costretta a chiedere la cassa integrazione. E per la prima volta la dirigente avrebbe parlato epressamente del venir meno della continuità aziendale.

Come si può immaginare, la preoccupazione è davvero alta fra i lavoratori. La Cgil appare intenzionata a chiedere un tavolo urgente al Ministero per lo Sviluppo economico , ed è prevedibile che si aggreghino anche gli alimentaristi Cisl e Uil.


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7 risposte a Ferrarini: cassa integrazione in agguato
Incontro azienda-sindacati dopo il via libera all’asta per Rivaltella

  1. Vincenzo Rispondi

    18/11/2021 alle 10:19

    Buongiorno in merito a questo articolo avrei bisogno chiarimenti da parte vostra e di chi sta seguendo la vicenda da un’altra ottica. Primo: come intendono fronteggiare i sindacati il provvedimento della vendita all’asta della villa? Secondo: perché non viene specificato che l’asta è voluta da banca intesa che nello specifico non ha prestato un euro ma vanta crediti acquisiti da altre banche fallite alla modica cifra di 50 centesimi? Terzo: come è possibile mandare 300 dipendenti in cassa integrazione gravando sulle casse dello stato pur avendo un lavoro che va a gonfie vele? Non lo dico, ma i numeri! Mi rivolgo alla cigil nello specifico al sig. Velotti che la trattativa del caso Ferrarini non è alla loro portata e penso che il loro predecessore Placido Rizzotto si stia rivoltando nella tomba. Mai una rassicurazione, mai un’azione contro chi ha lavorato per farci fallire, mai una parola spesa per un concordato fattibile e vantaggioso per i dipendenti quello ci Pini Amico, insomma i dubbi ci sono e sono davvero tanti. È proprio vero viviamo nel paese delle banane dove tutto è il contrario di tutto, dove il giusto è sbagliato e viceversa dove uomini e famiglie diventano carne da macello.

  2. Mascetti Rispondi

    18/11/2021 alle 11:04

    Scusi, Vincenzo, ma risulterebbe che su sei RSU, la CGIL abbia un solo rappresentante. Tre sono della CISL e due della UIL. Ma lei se la prende solo con la CGIL…! Tra l’altro, è l’unica sigla che abbia richiesto un intervento immediato presso il ministero proprio per evitare il baratro della vendita all’asta. mentre le altre due sigle di sono chiuse in in fragoroso silenzio. Se deve prendersela con qualcuno, chieda ai suoi datori di lavoro com’è possibile che si sia arrivati a questo punto e con 1600 famiglie di creditori che da tre anni stanno aspettando i propri soldi. Non cerchi capri espiatori sperando di attirare su altri la responsabilità di questo disastro.

    • Vincenzo Rispondi

      18/11/2021 alle 20:28

      Scusi, Massetti, risulterebbe che l’anno scorso, prima della destituzione degli RSU, la CGIL era in maggioranza e le posso garantire che la situazione non era diversa e in quel periodo abbiamo appreso informazioni riguardanti le sorti dei dipendenti da altre fonti che i sindacati ci tenevano nascosto. Per quanto riguarda le 1600 famiglie dei creditori, che lei cita, avrebbero già preso i loro soldi se in questi quattro anni si evitavano ricorsi su ricorsi. Per quanto riguarda il disastro nessuno nega le responsabilità però è pur vero che la soluzione l’azienda l’ha trovata con un piano concordatario reale e depositato e soprattutto atto a mantenere tutta l’occupazione

  3. L'Eretico Rispondi

    18/11/2021 alle 21:51

    Ma Vincenzo si rende conto di ciò che dice? Intesa fa bene ad intraprendere la vendita coattiva. Questi sigg. hanno preso soldi in prestito e non li hanno restituiti. Hanno ragione loro? Se si, provi a spiegarmelo. Intesa ha ereditato questi crediti in “sofferenza” dagli istituti veneti che ha comprato. E’ un loro diritto, sacro. Se mettiamo in discussione queste cose siamo finiti.

    Mi sto chiedendo quando la Procura si decida ad intervenire in questa vicenda.
    Saluti.

  4. Mascetti Rispondi

    18/11/2021 alle 22:47

    La villa non c’entra niente col concordato Ferrarini. La villa è stata pignorata perché la sig.ra Lina Botti, proprietaria della villa e madre dei fratelli Ferrarini, ha chiesto soldi alle banche e poi non glieli ha restituiti. E le banche cosa dovevano fare? E dove sono finiti i 39 milioni che i figli hanno versato alla loro madre per comprare la villa, e senza neanche riuscirci. Ha ragione lei, Eretico, quand’è che la procura comincerà a fare il suo dovere?

  5. Barracuda Rispondi

    18/11/2021 alle 23:55

    Già crediti in “sofferenza” dalle banche venete che ha comprato per l’esatto valore di 50 centesimi di euro per ognuna…solo in Italia può succedere questo…

    • L'Eretico Rispondi

      19/11/2021 alle 20:25

      Certo, però i debitori hanno preso il 100% dei fidi messi a loro disposizione e non intendono restituirli. Il titolare del credito cosa deve fare? Quando si dice “comprati” non vuol dire che materialmente hanno pagato. Vuol dire che si sono accollati perdite per un valore che va dal 25% al 38% del monte crediti ereditato. Erano due banche che perdevano fior di quattrini. Non dimentichiamo che le banche non prestano soldi loro ma dei risparmiatori.
      Caro Barracuda, preferivi che la banca comunicasse ai risparmiatori depositanti che era meglio rinunciare a recuperare il credito? Magari in mezzo ai risparmiatori ci sei anche tu. Avresti avuto piacere? Io no e credo che anche tu, visto il nome, avresti azzannato il debitore!

      Saluti

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