Femminicidio a Reggio: peruviana
sgozzata
nel parco ex Polveriera
Il delitto nella notte. Fermato l’ex compagno

20/11/2021 – Un altro femminicidio in Emilia, e questa volta in città a Reggio. Il cadavere di una donna sgozzata è stato rinvenuto questa mattina alle 9,30 nel parco dell’ex-Polveriera, nei pressi di via Patti a ridosso della recinzione che delimita il confine tra il parco e il condominio.

 La vittima è la peruviana Juana Cecilia Hazana Loayza, 34 anni, nata a  nata a Lima il 22.7.1987: è morta tra ieri sera e questa notte per le ferite causate dalle coltellate. Almeno una al collo, probabilmente quella fatale. L’arma del delitto è stata rinvenuta sul posto e sequestrata.

Juana Cecilia Hazana Loayza

Le indagini dei carabinieri, coordinate dal sostituto procuratore di Reggio Emilia Maria Rita Pantani , si sono rapidamente indirizzate verso un uomo, ex compagno dell’ uccisa, che ‘ stato rintracciato, fermato e portato nella caserma di Corso Cairoli dove è arrivata anche la dottoressa Pantani. La posizione dell’uomo è al vaglio del magistrato.

E dare l’allarme al 112 è stato un cittadino. Sul posto sono intervenuti i carabinieri del nucleo operativo provinciale e della Compagnia di Reggio Emilia, con operatori del reparto scientifico dell’Arma e il medico legale. Le indagini dei militari sono coordinate dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani, che si è recata nella caserma di corso Cairoli.

Dopo i fatti di sangue di Modena, Sassuolo (dove un uomo ha sterminato la famiglia e si è tolto la vita: cinque vittime ) e di Montese, questo di Reggio è il quarto delitto in una settimana in Emilia

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2 risposte a Femminicidio a Reggio: peruviana
sgozzata
nel parco ex Polveriera
Il delitto nella notte. Fermato l’ex compagno

  1. Matematica Rispondi

    20/11/2021 alle 17:09

    Bastardo e bastarda la giustizia che non condanna e infligge le meritate pene.

  2. Luciano Salsi Rispondi

    21/11/2021 alle 07:02

    In un caso come questo non si possono accusare la giustizia, le forze dell’ordine e le associazioni femministe di non avere protetto la vittima da un uomo già condannato per atti persecutori nei suoi confronti. La ragazza, sottovalutando il pericolo, ha accettato di farsi accompagnare a casa, dove forse ha fatto entrare l’assassino, se è vero che l’arma del delitto è un coltello prelevato nell’abitazione.

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