Angeli e demoni, attesa per le prime sentenze
Chiesti 6 anni per Claudio Foti

11/11/2021 – Processo Angeli e Demoni, il gup Dario De Luca è in Camera di consiglio.. Nel pomeriggio sono attese le prime sentenze del processo sull scandalo degli affidi di minori, strappati alle loro famiglie, nella val d’Enza reggiana. In particolare è attesa la sentenza per lo psicoterapeuta Claudio Foti, guru dell’associazione Hansel&Gretel di Torino e per Beatrice Benati, assistente sociale dell’Unione val d’Enza. Entrambi hanno scelto il rito abbreviato. Per il primo, il sostituto procuratore Valentina Salvi, titolare dell’inchiesta, ha chiesto sei anni di condanna per le accuse di abuso d’ufficio, frode processuale e lesioni gravissime (ipotesi di reato formulata per la presunta alterazione psichica di una paziente), mentre per la seconda ha chiesto un anno e sei mesi per le accuse di violenza privata e tentata violenza privata.

Finora l’unica pena relativa al procedimento è quella di Cinzia Magnarelli, assistente sociale sempre dell’Unione Val d’Enza – che ha ammesso le proprie responsabilità: accusata di falso ideologico e frode processuale, Magnarelli ha patteggiato a un anno e otto mesi (pena sospesa). Infine il giudice oggi pomeriggio dovrebbe decidere anche se accogliere o meno le richieste di rinvio a giudizio per 22 indagati, tra cui anche l’ex responsabile dei servizi sociali Federica Anghinolfi, ritenuta l’imputata chiave, e il sindaco Pd del Comune di Bibbiano, Andrea Carletti accusato di abuso d’ufficio.

UN PAPA’: DISSERO CHE ERO OMOFOBO, MI TOLSERO I FIGLI

“Mi hanno portato via i miei due bambini più piccoli, che all’epoca avevano 3 anni e mezzo e 5 anni e mezzo, il 18 giugno 2018. Quel giorno mi convocarono presso la sede dei servizi sociali dove Federica Anghinolfi mi comunicò che da quel giorno non avrei potuto vedere i miei figli se non in forma protetta un’ora ogni 20 giorni”. E’ il racconto che un papà, entrato nella seconda fase dell’inchiesta ‘Angeli e demoni’, ha fatto all’Adnkronos. “Rimasi basito da quell’affermazione, mancando il contesto socio-economico disagiato, anzi tutt’altro, non essendoci violenza su minore, denuncia o maltrattamento. A quell’epoca ero separato, mia moglie si è accompagnata con una donna. La Anghinolfi, che era responsabile dei servizi sociali e anche del movimento Lgbt, pensò bene di accusarmi di omofobia e di togliermi i figli perché, mi disse, dovevo adeguarmi ad accettare le relazioni di genere.

I miei due bambini li collocarono così presso la mia ex moglie e la sua compagna, mentre il più grande 13enne è sempre rimasto con me, evidentemente meno propenso per l’età al plagio e alla manipolazione”.

AL PICCOLO DI 5 ANNI HANNO ATTACCATO LA FAMIGERATA MACCHINA DEI RICORDI

Padre, in attesa della sentenza al tribunale di Reggio, dice: “Il 18 giugno 2019, precisamente un anno più tardi, c’è stata l’udienza di divorzio e la palla è passata al tribunale ordinario dove fortunatamente ho avuto la possibilità di avere un contraddittorio. Il magistrato mi ha voluto credere, il 27 giugno ci sono stati gli arresti e i miei figli sono tornati a casa”.

“I bambini sono stati molto traumatizzati, al piccolo di 5 anni e mezzo hanno attaccato la famosa ‘macchina dei ricordi‘ – ricorda il papà -Gli davano la scossa per fargli dire cose non vere, quando diceva che voleva tornare a casa dal papà gli rispondevano che non li volevo, che preferivo il più grande rimasto con me, che la nonna non voleva né lui né il fratello. Il risultato è che mio figlio ha ancora ricominciato a farsela addosso. La sentenza di oggi magari ci darà giustizia, ma i traumi che questi bambini si portano addosso sono da valutare”.

(SILVIA MANCINELLI PER ADN KRONOS)

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