Processo Billions: fatture false e finanza illecita per 240 mln
Battaglia sulle eccezioni procedurali della difesa
Fra gli indagati il presidente del salumificio Veroni

26/10/2021 – Partita a scacchi sulle eccezioni preliminari nel processo “Billions” di Reggio Emilia collegato all’omonima operazione di Squadra Mobile e Guardia di finanza reggiane che, a settembre dell’anno scorso, ha scoperchiato una piramide di finanza illecita basata sulle false fatturazioni.

Un maxi sequestro di 24 milioni ritenuti provento di operazioni illegali per 80 milioni, cinquantuno misure cautelari eseguite all’epoca in tutta Italia e 193 richieste di rinvio a giudizio per vari reati, di cui 50 anche per associazione a delinquere, sono i numeri dell’inchiesta.

Il tribunale di Reggio Emilia

Nell’udienza questamattina in tribunale alcuni avvocati difensori esterni al foro di Reggio hanno sollevato un difetto di competenza territoriale, sostenendo che l’eventuale processo dei loro assistiti debba svolgersi là dove le aziende incriminate avevano sede legale (Parma, Mantova, Verona e Vicenza fra le altre).
Sono inoltre state formulate delle richieste di interrogatorio degli indagati finalizzate al patteggiamento. Tutte questioni su cui il Gup si pronuncerà nella prossima udienza, fissata il 23
novembre. Le persone indagate- una decina in Emilia-Romagna- sono tutte accusate di far parte di un’organizzazione criminale attiva in 14 regioni e specializzata nell’offrire “servizi” di emissione
di fatture per operazioni inesistenti, consentendo così alle imprese beneficiarie l’abbattimento dei propri redditi imponibili. Il sodalizio, stando a quanto ricostruito dagli investigatori, era particolarmente articolato nei ruoli e nelle competenze.

I capi gestivano dieci cellule operative che potevano contare su società di comodo (delle “cartiere” in piena regola) create al solo scopo di emettere fatture false. C’erano poi dei “prelevatori” professionali di denaro da sportelli bancomat e procacciatori di società interessate a ottenere i servizi finanziari illegali. Infine, nel gradino più basso, una vasta schiera di “prestanome” di aziende che emettevano le fatture.

Il meccanismo funzionava così: l’impresa beneficiaria procedeva al pagamento integrale della falsa fattura. L’importo veniva quindi prelevato in contanti da soggetti appositamente incaricati che, per non destare sospetti, effettuavano numerose operazioni nei bancomat di diversi uffici
postali.

Il denaro veniva infine consegnato ai capi dell’associazione che lo restituivano alle imprese beneficiarie, al netto di una “commissione” per il “servizio” prestato.
Le somme movimentate in questo modo sono state stimate in 240 milioni. Tra i reati contestati anche l’autoriciclaggio, che gli organizzatori effettuavano attraverso società estere su cui trasferivano parte dei guadagni criminali, che venivano poi reinvestiti, sempre fuori Italia, in attività commerciali lecite.
Un altro capo di imputazione riguarda la bancarotta fraudolenta per la “dismissione” di quattro società “cartiere” non più utili al disegno criminale, del valore di oltre 7 milioni. Tra gli indagati risultano infine anche 9 persone beneficiarie del reddito di cittadinanza. Alcuni dei coinvolti non sono degli anonimi: Luigi Brugnano, Giuseppe Aloi e Alfonso Frontera sono
stati coinvolti nell’inchiesta Aemilia contro la ‘ndrangheta. Francesco Veroni, 78 anni, è il presidente del salumificio Fratelli Veroni di Correggio, indagato per frode fiscale.

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