Ndrangheta: confische per 10 milioni al clan Arena-Nicoscia
Anche immobili a Gualtieri

7/10/2021 – A sette anni dall’avvio dell’inchiesta, è arrivata la confisca dei beni per circa 10
milioni di euro
– fra cui beni immobili a Gualtieri – già sequestrati a carico di vari appartenenti alla cosca Arena-Nicoscia di Isola Capo Rizzuto (Crotone), coinvolti nell’inchiesta ‘Zarina Aurora’ contro la ‘Ndrangheta e le sue infiltrazioni nel tessuto economico emiliano.

Nel 2014, l’indagine dei carabinieri e della Dda di Bologna aveva portato a 13 arresti per riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori e impiego di denaro di provenienza illecita, reati
aggravati dal metodo mafioso. I beni confiscati oggi sono riconducibili a dieci di quei 13 indagati.
I provvedimenti di confisca, eseguiti in mattinata dagli stessi carabinieri, fanno seguito a una recente sentenza della Cassazione che a giugno ha reso definitivi quasi tutti i sequestri, già confermati anche in appello.

Si tratta di nove imprese commerciali operanti nei trasporti e nel turismo, sei immobili, una trentina di veicoli (mezzi pesanti) e 21 rapporti finanziari.
In Emilia le confische riguardano il deposito di una ditta a Sala Bolognese (Bologna), una società e alcuni immobili nel Modenese e altri beni a Gualtieri (Reggio Emilia). La maggior parte dei beni confiscati è in Calabria, fra le province di Cosenza, Catanzaro e Crotone. Fra questi anche due
complessi alberghieri a Isola Capo Rizzuto.

L’inchiesta era partita dagli accertamenti dei carabinieri sull’incendio di una motrice a Sala Bolognese, avvenuto nel 2010. Quel rogo risultò di origine dolosa e, con il proseguimento delle indagini, fece scoprire le attività di riciclaggio e gli altri reati.

Nell’aprile scorso, una nuova operazione contro il clan Arena è avvenuta in provincia di Berfgamo, con ordinanze cautelari a carico di 13 persone emesse dal Gip di Brescia su richiesta della locale Direzione antimafia, persone accusate a vario titolo di estorsione, usura, detenzione illegale di armi da fuoco, riciclaggio ed autoriciclaggio di denaro e bancarotta fraudolenta. Ciò ha confermato al Nord l’espansione della ndrina di Isola Capo Rizzuto che, se nel decennio scorso era ion conflitto con il clan Grande Aracri di Cutro, oggi sempre sostituirsi al clan decapitato dai processi del filone Aemilia.

Il procedimento

Il procedimento in questione, che aveva già visto l’esecuzione di 4 fermi di indiziato di delitto e di decine di perquisizioni lo scorso 10 febbraio, ha permesso di accertare l’esistenza di un gruppo di soggetti, alcuni originari della provincia di Bergamo, altri di quella di Crotone, che avevano messo in piedi un sistema di estorsioni nell’ambito del campo dei trasporti di merce oltre a realizzare un meccanismo di false acquisizioni societarie, fallimenti fraudolenti, fornitura di prestiti a tasso usuraio e reimpiego di capitali illeciti.

Nello specifico, con l’intento di portare via clienti, il proprietario di una ditta di trasporti della provincia, insieme a uomini appartenenti al clan “Arena” operante in Isola di Capo Rizzuto, si sarebbe recato presso un suo concorrente, minacciandolo ed imponendogli un numero limitato di clienti, al fine di avere il controllo di un vero e proprio “cartello” nel settore dei trasporti dei mezzi pesanti. Il prosieguo delle indagini ha poi permesso di accertare come, al fine di inserirsi nel mercato, gli uomini del clan “Arena”, con la complicità dell’imprenditore locale, avessero messo in piedi un complicato sistema di acquisizione fittizia di una ditta di trasporti, al fine di poter operare in prima persona all’interno del settore e, soprattutto, per poter riciclare soldi provento di illecite attività. Società che poi, successivamente, veniva fatta fallire in maniera fraudolenta, come riscontrato dai Carabinieri.

Inoltre, veniva accertato che l’indagato in questione, oltre a farsi carico dell’acquisto degli immobili, negli ultimi anni provvedeva anche al mantenimento economico e materiale della famiglia del detenuto, in particolar modo della moglie, utilizzando, anche in questo caso, proventi di natura illecita. Per questa vicenda, dunque, i due soggetti in questione e la donna, sono stati destinatari, a vario titolo, di misure cautelari, in carcere e ai domiciliari, per il reato di riciclaggio, autoriciclaggio ed intestazione fittizia di beni.

Clan Arena Nicoscia: affiliati ndrangheta filmati a Seriate

Le indagini hanno inoltre consentito di individuare il mandante e gli esecutori materiali di un incendio, verificatosi a Seriate nel lontano febbraio del 2014. Nell’occasione, furono bruciati decine di camion di una ditta di trasporti ed è stato accertato che anche tale azione maturò nell’ambito della concorrenza tra ditte del settore. L’intento dei responsabili, titolari a loro volta di un’altra ditta di trasporti, fu infatti quello di ostacolare l’attività lavorativa dei concorrenti, minacciandoli mediante la realizzazione dell’azione criminosa in questione. Infine, l’operazione ha visto anche l’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo di 4 villette situate sul lungomare di Cutro (KR).

I carabinieri hanno infatti accertato che uno degli indagati aveva acquistato gli immobili in questione, già di proprietà di un esponente di spicco della cosca “Grande Aracri“, detenuto in carcere, utilizzando proventi illeciti derivanti dalla produzione di false fatture per operazioni inesistenti, il tutto al fine di ostacolare le indagini a carico di quest’ultimo ed occultarne la provenienza delittuosa.

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