Inchiesta sul Lodo Moro/ 3
Un accordo di Stato col terrorismo palestinese
Strage di Fiumicino: segnalazioni da mesi,
ma non servirono a niente. I DOCUMENTI

DI GABRIELE PARADISI E GIORDANA TERRACINA

28/10/2021 – Pochi giorni dopo la strage di Fiulicino del 17 dicembre 1973. il giornalista del settimanale Epoca Pietro Zullino raccolse la testimonianza di Corrado Narciso, fratello di una delle vittime e all’epoca assegnato col grado di capitano al reparto Sios, Servizio informazioni operative e situazione, dello Stato Maggiore dell’Aeronautica militare. Una domanda su tutte: le misure di sicurezza adottate all’aeroporto di Fiumicino erano adeguate?

Narciso, nell’ambito del suo incarico, aveva potuto rilevare messaggi di pericolo e di allarme, che a suo avviso erano stati perlomeno sottovalutati se non addirittura ignorati: l’antiterrorismo quella tragica mattina era impegnato a verificare un foro nella rete di recinzione dell’aeroporto, a molti chilometri di distanza dall’aerostazione, mentre ai controlli erano impiegate cinque guardie poco più che ventenni.

Tra marzo e dicembre 1973 almeno 23 «segnalazioni» di rilievo su possibili attentati erano giunte al Ministero dell’Interno1.

(Qui sopra: elenco riepilogativo delle segnalazioni di maggiore rilievo inoltrate dal Servizio al Ministero dell’Interno in materia di terrorismo arabo)

L’APPUNTO DI TRE MESI PRIMA

Un Appunto, del 10 settembre 1973, analizzava il tema del terrorismo arabo-palestinese, attraverso i contrasti all’interno della galassia palestinese.

Fiumicino 1973. Inferno di fuoco sull’aereo Pan Am

Oggetto: Terrorismo arabo-palestinese

  1. L’attuale situazione concernente la “Resistenza palestinese” è caratterizzata da un acceso contrasto tra ARAFAT (capo dell’O.L.P. che riunisce e rappresenta la maggior parte delle organizzazioni della “Resistenza”) e gli estremisti:
    • Salah Khalaf [Abu Ayad], capo di “Settembre Nero”;
    • Wadi Haddad, capo di frange estremiste staccatesi dal “F.P.L.P.” di Habbash, di base a Bagdad.
  2. I motivi di contrasto sono rappresentati da:
    • orientamento di Arafat a perseguire gli obiettivi della causa palestinese mediante l’azione politica;
    • intendimento di Salah Khalaf e di Wadi Haddad di risolvere il problema palestinese mediante l’intensificazione dell’azione terroristica, soprattutto nel mondo Occidentale;

In particolare, i due oppositori non approvano la linea seguita recentemente da Arafat in campo internazionale e in relazione agli avvenimenti politici che si stanno sviluppando nel mondo arabo.

  1. Per quanto concerne il controllo degli elementi della “Resistenza palestinese” inseriti nell’attività terroristica, che ha notevole sviluppo anche in Israele e nei territori occupati, il contrasto si traduce nei seguenti elementi concreti:
    • Arafat ha la possibilità di controllare direttamente e indirettamente solo il 60% di tali forze;
    • Salah Kalaf controlla direttamente il 25% circa;
    • Wadi Haddad controlla direttamente il 15% circa.

SECONDO APPUNTO : “VOGLIONO SEQUESTRARE L’AMBASCIATORE IN KUWAIT

Inoltre, proprio in relazione all’arresto dei cinque terroristi di Ostia, era giunto, poco dopo il 19 settembre, un appunto inviato al Consigliere di Stato, F. P., da parte del Capo del SID, in cui si riportava la notizia che “elementi di Settembre nero”, in quel momento residenti in Kuwait, avevano espresso l’intendimento di sequestrare l’ambasciatore d’Italia in quella sede allo scopo di ottenere la liberazione dei fedayn di Ostia. L’attuazione dell’azione era pianificata nei particolari e tali “elementi” erano in attesa di ordini dalla centrale dislocata in Libano in relazione alla scelta del tempo dell’operazione.

Golda Meir: volevano abbattere il suo aereo a Ostia

L’APPUNTO DEL 10 OTTOBRE: “GHEDDAFI DA’ ASSISTENZA AL TERRORISMO PALESTINESE

Un Appunto, del 10 ottobre 1973, segnalava un ruolo di assistenza della Libia di Gheddafi al fenomeno terroristico arabo-palestinese e indicando possibili obiettivi, invitava a rafforzare le misure di sicurezza ai porti e agli aeroporti.

Il colonnello Gheddafi

Oggetto: Assistenza della Libia all’attività terroristica arabo-palestinese

  1. Elementi informativi di recente acquisizione indicano una crescente assistenza tecnico-operativa e logistica offerta dal Governo [libico] all’attività terroristica arabo-palestinese tesa soprattutto a colpire i mezzi di trasporto israeliani.
  2. Quali obiettivi prioritari sono considerati attualmente:
    • distruzione di aerei di linea “EL-AL”:
      • mediante dirottamento (soprattutto per e dall’Europa);
      • per abbattimento in volo (in particolare sulle rotte africane);
      • mediante attacchi a terra con armi sofisticate;
    • attacchi contro navi israeliane, principalmente in porti mediterranei (Francia, Italia, Cipro) e nello stretto di Bab El-Mandeb;
    • attacchi contro obiettivi israeliani vari in tutto il mondo, con impiego di armi sempre più perfezionate.
  3. Appare pertanto sempre di rilevante importanza la necessità di una azione preventiva intesa a rafforzare le misure di sicurezza ai porti ed aeroporti e la ricerca informativa anche e soprattutto in direzione degli elementi libici in Italia.

LE MINACCE DI SETTEMBRE NERO: APPUNTO DEL 25 OTTOBRE

Un Appunto, del 25 ottobre 19732, riportava senza mezzi termini le minacciose insistenze da parte delle “frange estremiste” di Settembre nero affinché avvenisse la liberazione dei cinque guerriglieri di Ostia entro la fine di ottobre, altrimenti sarebbe ripresa la “libertà d’azione” dal 1° novembre 1973. (Il testo dell’Appunto in Appendice.3)

ALITALIA AVVERTE IL MINISTERO: ATTENTATO IMMINENTE

L’11 dicembre 1973, il Servizio sicurezza di Alitalia aveva informato il ministero dell’Interno di aver appreso dalla polizia inglese della possibilità di un imminente attentato contro la stessa Alitalia3.

Oggetto: Controlli di sicurezza ai voli Alitalia

Per doverosa notizia, si informa che lo Scalo Alitalia di Londra ha telefonicamente comunicato di aver appreso dalla Polizia inglese che, intorno al 14 dicembre, terroristi del Fronte di liberazione palestinese tenterebbero una qualche azione contro l’Alitalia.

La stessa polizia britannica non è stata in grado di vagliare l’attendibilità di tale notizia, che va collegata comunque alla circostanza che il giorno 14 dicembre ha inizio a Roma il procedimento penale a carico degli arabi arrestati ad Ostia per la detenzione dei missili terra-aria.

Si prega, pertanto, codesta Divisione di impartire le opportune disposizioni a tutti gli Uffici di P.S. presso gli scali aerei nazionali perché intensifichino le misure di vigilanza alle partenze dei voli Alitalia.

DOPO L’ATTENTATO: IL FASCICOLO FIUMICINO

A strage avvenuta, chi da mesi stava tessendo la complicata e segreta tela diplomatica parallela, con l’obiettivo di tenere il nostro Paese al riparo dalla virulenza del terrorismo palestinese, si sarà domandato che cosa non aveva funzionato.

Il 22 dicembre un Appunto e due allegati aiutano a comprendere il clima di quei giorni.

I due documenti fanno parte del fascicolo “Fiumicino” contenuto nell’archivio della Divisione Affari Riservati.

Nel primo si parla di una comunicazione giunta “da nostro rappresentante che attualmente trovasi presso la resistenza palestinese”. Con ogni probabilità il riferimento è al colonnello Stefano Giovannone, il quale relazionava su alcuni colloqui che aveva avuto con tali “Antonio” e “Dario”. Il primo, si legge, era il ministro degli esteri di Arafat (verosimilmente Farouk Kaddoumi), l’altro il capo del servizio di sicurezza del Libano (forse Abu Ayad).

22 dicembre 1973

1 – Allegati due messaggi (trascrizione integrale) pervenuti da nostro rappresentante che attualmente trovasi presso la Resistenza Palestinese per trattare questioni concernenti ii recente episodio – Fiumicino.

2 – Interlocutori del nostro rappresentante, citati nei messaggi:

Antonio: ministro degli esteri di Arafat;

Dario: capo del servizio di sicurezza del Libano (esercita influenza sulla “Resistenza”).

3 – Riserva di far conoscere ulteriori segnalazioni di interesse.

NOTA

Continua l’azione tendente ad ottenere che il Fronte della Resistenza agisca in direzione delle frange estremiste per impedire che vengano effettuati nuovi atti terroristici.

COME SI MUOVEVA IL COLONNELLO GIOVANNONE

Il secondo documento, forse più che per il contenuto (tra le altre cose, si parla di un processo ai responsabili della strage di Fiumicino che di fatto non ci sarà mai), è utile per comprendere come Giovannone si muovesse nello scacchiere mediorientale.

Interessante anche la “nota” in fondo al primo documento dove è riferito che stava continuando l’azione “tendente ad ottenere che il Fronte della Resistenza agisca verso le frange più estremiste” per impedire nuovi attacchi all’Italia.

22 dicembre 1973 Ore 14,45

Per Direttore generale

Stamane ho avuto incontro previsto con Antonio at presenza di Dario.

Antonio era rientrato da Damasco ove aveva partecipato at riunione con membri fronte Resistenza presieduta da Arafat durante la quale era stato discusso problema della consegna at stesso fronte autori strage Fiumicino et relativo processo.

Ho trovato Antonio immediatamente cooperativo et d’accordo per fornire at govervo italiano una dichiarazione ufficiale in anteprima dove si dice: identità, dei colpevoli; data et luogo processo (probabilmente Kuwait) che dovrebbe avvenire quanto prima.

Richiesta affinché, osservatore italiano assista at processo est stata accettata; non est ancora noto gruppo di appartenenza che solo durante processo sarà possibile accertare.

Insistito su urgenza di avere suddetta dichiarazione che si potrà avere solo at rientro Beirut di Arafat previsto per domenica pomeriggio. Dichiarazione sarà data personalmente at Dario che la trasmetterà, ufficialmente at Pozzi per ulteriore et immediato invio at direttore generale.

Nonostante accettazione da parte Antonio delle nostre richieste est sottinteso che diventeranno esecutive soltanto dopo approvazione da parte di Arafat.

Salvo parere contrario da parte v.s. rientrerò Roma mattinata di domani et riferirò, più ampiamente at voce.

Qualora v.s. ravvisi opportunità che rimanga per attendere personalmente dichiarazione ufficiale aut per ulteriori contatti prego comunicare tramite collegamento che rimarrà in ascolto.

Stefano Giovannone

Sempre il 22 dicembre giungeva da Beirut un altro appunto di Giovannone.

22 Dicembre 1973

Per Direttore Generale

1 — Quotidiano “AN NAHAR” giorno 21 c.m., riporta comunicato a firma “popolo palestinese” secondo cui strage Fiumicino è opera di due squadre suicide. Dopo aver ricostruito avvenimenti, comunicato afferma che se entro fine corrente mese tutti i commandos palestinesi, detenuti in Europa, non saranno liberati, Paesi detentori saranno dichiarati ostili a quindi diventeranno altrettanti obiettivi di rappresaglia da parte dei rivoluzionari palestinesi.

2 — Quanto sopra è stato discusso durante nota riunione con Dario ed Antonio.

Responsabile Fronte Resistenza ha affermato che “organizzazione popolo palestinese” è sconosciuta e che minaccia è contraria agli interessi della causa palestinese e quindi non proviene da autentica rivoluzione.

Antonio si è riservato di condurre accertamenti ed ho rappresentato opportunità che Resistenza emetta una controdichiarazione al riguardo.=

E HABBASH MINACCIA “UN MASSACRO CHE POTREBBE ECLISSARE FIUMICINO”

Potevano bastare le ambigue e minacciose parole dei palestinesi a rassicurare i nostri governanti? Decisamente no.

Il 15 gennaio 1974, sul Daily Express, a firma di Chapman Pincher, uno dei più noti cronisti del quotidiano britannico, uscì una notizia preoccupante: «Terror Blackmail», il ricatto del terrore. George Habbash, leader del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (Fplp), qualora non fossero stati liberati i tre arabi arrestati a Ostia, minacciava direttamente le autorità italiane di realizzare in Italia «un massacro che potrebbe eclissare la strage di Fiumicino».

Ancora loro. I tre terroristi di Ostia scomodamente ospiti nelle nostre carceri, toglievano il sonno a tanti. Ma la “diplomazia parallela” non era stata ferma. Come vedremo, operando con le stesse modalità applicate diverse altre volte nei mesi precedenti, una soluzione era stata trovata.

LIBERTA’ PROVVISORIA AI TERRORISTI DI OSTIA. CON CAUZIONE PAGATA DAI NOSTRI “SERVIZI”

Il 27 febbraio 1974 venne emessa la sentenza sui palestinesi di Ostia: «Ritenuto che il mandato di cattura non è obbligatorio, che più non sussistono esigenze processuali per il mantenimento della custodia preventiva, che gli imputati Ghassan e Al Tayeb, parimenti condannati, godono del beneficio sin dal 30.X.1973; tenuto inoltre conto di esigenze di carattere generale, concede a Mahmoud Kabil Mahamad Azmi Kanj alias Mahmoud Said Hassan Sadek, Khouri Gabriel, El Hindi Amin alias Amin Fahzi El Hinzi la libertà provvisoria, sottoponendola però, alla condizione del versamento di una cauzione di lire venti milioni ciascuno, ed ordina la loro scarcerazione, se non detenuti per altra causa, dopo il soddisfacimento della condizione imposta».

La cauzione fu ovviamente pagata coi fondi riservati dei nostri servizi. I tre vennero liberati definitivamente e condotti anch’essi in Libia nel marzo 1974. Il lodo, anche questa volta, era stato rispettato.

Nemer Hammad, rappresentante dell’Olp in Italia, nelle sue memorie ricorderà: «A Roma c’era stato il fallito attentato a Ostia, dove dei palestinesi di Al Fatah avevano cercato di colpire con un missile l’aereo di Golda Meir. E gli attentatori furono arrestati. Così come venne arrestato un altro palestinese che volendo uccidere il direttore della società aerea israeliana a Roma, uccise invece un italiano che non c’entrava niente!4

Il colonnello Giovannone fece venire in Italia, clandestinamente, una «delegazione» palestinese alla quale fu permesso di parlare con i loro connazionali detenuti. Il risultato della missione fu positivo per l’Italia. Nel senso che i palestinesi detenuti furono segretamente rilasciati con l’impegno che non ci sarebbero stati più attentati in Italia. Un risultato certo positivo che avrebbe poi provocato un sacco di guai giudiziari al povero colonnello»5.

OTTOBRE 1974: UN RAPPRESENTANTE DELL’OLP A ROMA

L’azione diplomatica ufficiale e non, proseguì in quelle settimane freneticamente.

In un appunto del Ministero degli Affari Esteri, Direzione Generale degli Affari Politici, Uff. IX, classificato riservato, datato 9 ottobre 1974, si fa il punto sulla presenza del rappresentante dell’OLP a Roma. La situazione è descritta dal generale del SID F. T. e parte dall’accoglimento della richiesta dell’OLP già avvenuta da qualche giorno di mantenere un proprio rappresentante permanente nella città, inquadrato nell’Ufficio della Lega Araba, seguendo il modello di Londra e Parigi. È citato il nome della persona scelta, N. H., un palestinese munito di passaporto siriano, che si trova a Roma da circa 2 mesi e che già ha avuto contatti con le Autorità italiane limitatamente al SID.

«”La persona designata dall’OLP è N. H., palestinese, munito di passaporto siriano. Egli si trova a Roma da circa due mesi ed i suoi contatti con le Autorità italiane sono stati sinora limitati al SID”.

“Chiesi a T. di formulare tale suggerimento per iscritto, anche perché sinora nulla mi constava in merito ad una decisione di ammettere la presenza di un rappresentante dell’OLP a Roma”.

Il generale propone di acconsentire a un’estensione di tali contatti anche al Ministero.

Intanto il rappresentante è stato presentato al funzionario del Ministero, che redige l’appunto qui menzionato, dall’Ambasciatore d’Egitto durante un ricevimento per la Festa Nazionale, con cui ha avuto un breve colloquio.

Nell’occasione è emerso che non sussistono pregiudiziali di ordine politico nei confronti dell’OLP e ciò è dimostrato anche dagli incontri avvenuti presso la Farnesina, il 12 dicembre 1973 con l’Ambasciatore Direttore Generale degli Affari Politici, P. D., e il 6 settembre 1974 con il funzionario stesso. Quest’ultimo contatto è stato anche reso pubblico con un’apposita nota della Farnesina.

L’avviso è quello di continuare mediante il SID a mantenere i contatti con l’OLP sia a Roma che a Beirut e a Damasco “(tenuto anche conto dei particolari risvolti inerenti la sicurezza)” e di acconsentire alla richiesta di contatti con il Ministero “sia perché mi consta che francesi e britannici non l’hanno rifiutata, sia perché i palestinesi non mancherebbero di apprezzare un nostro gesto di disponibilità al dialogo”. Viene precisato che i contatti non dovrebbero comunque avvenire nella sede del Ministero.

Aldo Moro

In una nota del 11 ottobre 1974 del Ministero degli Affari Esteri, Gabinetto, l’allora ministro, A. M., scrive: “Si, molta cautela”».

COME FURONO LIBERATI I CINQUE TERRORISTI DI FIUMICINO

I mesi (pochi per la verità) trascorrono, e nel novembre 1974, nemmeno un anno dalla tragedia di Fiumicino, anche il “destino” dei cinque terroristi che avevano compiuto la strage si consumerà.

21 NOVEMBRE: DIROTTAMENTO DEL VOLO BRITISH AIRWAYS

Il 21 novembre 1974, un aereo Super VC 10 della British Airways, partito da Londra e diretto in Brunei, via Beirut, Dubai, Calcutta e Singapore, durante lo scalo a Dubai per un rifornimento, venne assaltato a terra da un commando palestinese composto da quattro uomini. Nell’azione rimase ferita una giovane hostess indiana, Nimmi Subbah e un addetto ai servizi di manutenzione. A bordo del VC 10 vi erano 47 persone, oltre ai dieci membri dell’equipaggio.

Con il permesso delle autorità di Dubai e della British Airways, all’aereo venne concesso di decollare alle 23.49 ora di Greenwich.

Alle 6.00 del 22 novembre 1974, l’aereo atterrò a Tripoli in Libia. Dopo il rifornimento e una sosta di circa tre ore, senza che i dirottatori avessero ancora fatto conoscere le loro reali intenzioni, l’aereo ripartì per una destinazione sconosciuta. Dopo nemmeno 20 minuti dal decollo, il VC 10 dirottato, atterrò a Tunisi.

I quattro dirottatori, si dichiarano appartenenti al gruppo «Squadra del martire Abu Mahmoud», e minacciarono di uccidere gli ostaggi se non fossero stati liberati 13 loro compagni in carcere in Egitto.

Abu Mahmoud era il nome di battaglia di Ahmed Abdel Ghaffour, ucciso a Beirut il 12 settembre 1974. Ghaffour, ex membro del Consiglio rivoluzionario di Fatah e direttore del dipartimento finanziario nel sud del Libano, dimessosi dall’Olp nel 1972, aveva costituito sotto l’ala protettiva di Gheddafi un suo gruppo radicale, legato a quello di un altro dissidente fuoriuscito dall’Olp: Abu Nidal, che era finanziato dall’Iraq di Ahmed Hassan al-Bakr e Saddam Hussein.

Chi erano i 13 terroristi detenuti in Egitto, per i quali i dirottatori di Tunisi chiedevano la liberazione?

Otto erano i responsabili della strage di Khartoum del 1º marzo 1973: in quella occasione, durante un assalto all’ambasciata saudita dove era in corso un ricevimento, vennero uccisi l’incaricato d’affari americano George Curtis Moore, l’ambasciatore americano Cleo A. Noel Jr. e l’incaricato d’affari belga Guy Eid)6,.

Gli altri cinque erano proprio gli autori del massacro di Fiumicino.

Le trattative a Tunisi si susseguirono frenetiche per ore e ore tra un ultimatum e l’altro. Un ruolo fondamentale venne rivestito dal ministro dell’Interno tunisino Tahar Belkhodja. L’amministrazione statunitense ritenne inaccettabile la liberazione degli otto terroristi di Kartoum che avevano ucciso tre persone tra cui due diplomatici statunitensi. Non si oppose viceversa alla liberazione dei cinque di Fiumicino che avevano ucciso 32 persone tra cui 17 cittadini americani.

23 NOVEMBRE: OSTAGGIO TEDESCO UCCISO A TUNISI

Ma i dirottatori del VC 10 facevano sul serio. La mattina del 23 novembre 1974, alle 8.35, dopo aver aperto un portellone dell’aereo, un terrorista sparò alla schiena di un passeggero e lo gettò sulla pista. Si trattava di un cittadino tedesco, il quarantatreenne Werner Gustav Kehl.

Quello stesso giorno giunse a Tunisi il numero due dell’Olp Abu Ayad insieme a Ribhi Awad e Abu Maher. Ribhi Awad era il rappresentante dell’Olp al Cairo. Abu Maher Ghneim era stato tra i fondatori dell’Olp e comandante di al-Assifa, l’ala armata di Fatah.

LA MOSSA A SORPRESA DEL GOVERNO OLANDESE

Nel frattempo, il governo olandese di Joop den Uyl, con una mossa inaspettata, calò sulla trattativa in corso a Tunisi, una carta a sorpresa: la liberazione di due terroristi palestinesi detenuti nelle carceri del suo Paese. Non vi erano passeggeri olandesi sul VC 10, ma nessun Paese voleva trattenere nelle proprie carceri detenuti palestinesi, fonte di ricatti, di attentati e dirottamenti.

24 NOVEMBRE: LA LIBERAZIONE DEGLI OSTAGGI

Dopo lunghe trattative che coinvolsero le diplomazie di Tunisia, Egitto, Stati Uniti, Gran Bretagna, Olanda e Germania, nonché il numero due dell’Olp Abu Ayad, alle 14.30 (ora di Greenwich) del 24 novembre 1974, tutti gli ostaggi vennero liberati. A bordo restarono solo tre uomini dell’equipaggio: il capitano Jim Futcher, il secondo pilota Michael Wood e un meccanico marconista, Frank Sharples, indispensabile per mantenere i contatti radio con la torre di controllo. Sul VC 10 salirono i cinque di Fiumicino giunti dal Cairo e i due palestinesi nel frattempo giunti dall’Olanda.

Alle 9.12 della mattina del 25 novembre 1974, dopo oltre tre giorni di terrore e di trattative, sei automobili arrivarono sulla pista, fermandosi ad una cinquantina di metri dal VC 10. Alle 9.17 dall’aereo cominciarono a scendere gli occupanti. Prima i tre inglesi, i membri dell’equipaggio della British, poi via via gli altri terroristi, disarmati.

Una delle sei auto prese a bordo i tre membri dell’equipaggio, le altre cinque gli undici terroristi.

Strage di Fiumicino 73: la morte del giovane finanziere Antonio Zara

7 DICEMBRE: I TERRORISTI SI CONSEGNANO ALL’OLP

Il 7 dicembre 1974, da Tunisi giunse la notizia, per bocca del ministro dell’Interno tunisino Tahar Belkhodja, che gli 11 terroristi avevano deciso di consegnarsi volontariamente all’Olp, lasciando Tunisi per destinazione ignota, non rivelata per motivi di sicurezza.

L’incaricato d’affari americano e vicecapo missione a Londra, Ronald I. Spiers, il 18 dicembre 1974, inviò un cablogramma che riportava il punto di vista dei britannici sulla vicenda ad ormai un mese dai fatti: «James Craig ha sentito due versioni sul luogo ove i dirottatori del VC 10, sono stati condotti, nessuna delle quali autorevole. Il rappresentante dell’Olp Hammami sostiene che i quattro dirottatori sono probabilmente in Egitto, mentre i sette rilasciati sono probabilmente in Libia. L’altra versione, dell’intelligence britannica, che però non cita la fonte, sostiene che sono tutti in Libia. I britannici sono per evitare inchieste ufficiali sulla questione».

E COME ANDO’ LA VICENDA GIUDIZIARIA IN ITALIA?

Dal punto di vista giudiziario com’erano andate le cose nel nostro Paese per quanto riguarda i cinque terroristi palestinesi responsabili della strage di Fiumicino?

Il giudice istruttore Rosario Priore, dal momento che i cinque terroristi erano finiti sotto la custodia egiziana, cercò ripetutamente di ottenere le necessarie informazioni su di essi.

Il 9 agosto 1974, venne attivata l’Interpol «Per richiedere alle competenti autorità egiziane se le persone imputate della strage di Fiumicino ed altro – (17.12. u.s.) – siano detenute nel territorio di quello Stato. Prego richiedere inoltre alle stesse autorità le generalità degli imputati, loro risultanti».

Una nota dell’Interpol datata 8 gennaio 1976, sintetizzava l’esito di queste richieste: «In relazione alla nota surrichiamata, si comunica che la polizia egiziana, interessata e più volte sollecitata allo scopo di conoscere le generalità delle persone imputate della strage in oggetto, non ha mai aderito alla richiesta».

DOVE SONO FINITI I TERRORISTI? L’EGITTO NON RISPONDE, E PRIORE E’ COSTRETTO AD ARCHIVIARE

Amaramente, il 6 luglio 1989, il giudice istruttore Rosario Priore è costretto ad archiviare il fascicolo dichiarando «non doversi procedere per essere rimasti ignoti gli autori dei reati»7.

PRIME CONCLUSIONI

Cosa si può concludere riguardo la strage di Fiumicino del 17 dicembre 1973?

  1. L’azione con ogni probabilità non era stata progettata per compiersi nel luogo e nelle modalità di come poi in realtà avvenne. L’aereo Pan American si trovava sulla pista per via del ritardo e dunque non poteva essere stato l’obiettivo programmato del commando. Probabilmente al controllo bagagli accadde qualcosa di imprevisto che aveva finito per scatenare la violenta reazione dei fedayn. È probabile che i terroristi fossero solo in transito a Fiumicino e che l’obiettivo fosse altrove. Va ricordato che il 21 dicembre 1973, iniziava la Conferenza di Ginevra che fu un primo concreto tentativo di negoziare una soluzione al Conflitto arabo-israeliano come previsto nella Risoluzione 3388 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Non è da escludere che il commando avesse progettato un’azione per boicottare quell’evento in un luogo diverso da Fiumicino.
  2. Il commando palestinese apparteneva al gruppo dissidente che faceva capo ad Abdel Ghaffour, gruppo finanziato e armato dalla Libia. Ai terroristi furono trovati biglietti aerei acquistati a Tripoli e numerosi altri indizi che riconducevano a quel paese; non ultimo l’interessamento della Libia alla sorte dei cinque terroristi fin dalla loro permanenza in Kuwait. I gruppi palestinesi dissidenti contestavano le politiche dell’Olp e si sentivano liberi di prendere iniziative in proprio, dunque anche di compiere eventualmente un’azione contro un paese che aveva accordi con Arafat o chi per lui.
  3. Va comunque sottolineato che l’Olp gestì completamente le fasi successive all’arresto in Kuwait dei cinque terroristi, definì le sanzioni (la carcerazione al Cairo) ed ebbe un ruolo di primo piano con Abu Ayad per la loro definitiva liberazione.

La strage di Fiumicino fu un evento drammatico che accelerò la “ratifica” del lodo Moro, oppure fu solo uno spiacevole imprevisto che le parti finirono per accettare senza mettere in discussione l’accordo già in essere?

Noi propendiamo per questa seconda ipotesi, che cercheremo di argomentare nel seguito.

(TERZA PUNTATA. CONTINUA )

APPENDICE

  1. Elenco riepilogativo delle segnalazioni di maggiore rilievo inoltrate dal Servizio al Ministero dell’Interno in materia di terrorismo arabo

  1. Controlli di sicurezza ai voli Alitalia

  1. Appunto del 25 ottobre 1973

NOTA 1 Vedasi Appendice 1- seconda puntata

Dichiarazione dei Nove, Bruxelles 6 novembre 1973

  1. Essi insistono energicamente sul fatto che le forze delle due parti in conflitto in Medio Oriente, in conformità con le Risoluzioni 339 e 340 del Consiglio di Sicurezza, dovrebbero ritornare immediatamente sulle posizioni che occupavano il 22 ottobre. Ritengono che un ritorno su tali posizioni faciliterà una soluzione degli altri urgenti problemi riguardanti i prigionieri di guerra e la II armata egiziana.
  1. Essi sperano fermamente che a seguito del voto del Consiglio di Sicurezza sula Risoluzione 338 del 22 ottobre, potranno finalmente essere avviati i negoziati per riportare nel Medio Oriente una pace giusta e duratura, in applicazione della Risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza, in tutte le sue parti. Si dichiarano pronti a fare tutto quanto è nelle loro possibilità per contribuirvi. Ritengono che questi negoziati debbano svolgersi nel quadro delle Nazioni Unite. Ricordano che la Carta ha dato al Consiglio di Sicurezza la principale responsabilità della pace e della sicurezza internazionale. Il Consiglio e il Segretario Generale devono svolgere un ruolo particolare per lo stabilimento e il mantenimento della pace, in applicazione delle Risoluzioni del Consiglio nn. 242 e 338.
  1. Essi ritengono che un accordo di pace debba essere fondato in particolare sui punti seguenti:

l’inammissibilità dell’acquisizione di territori con la forza;

la necessità per Israele di porre fine all’occupazione territoriale che mantiene dopo il conflitto del 1967; il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale e dell’indipendenza di ogni Stato della regione e del loro diritto di vivere in pace entro frontiere sicure e riconosciute;

il riconoscimento che, nello stabilire una pace giusta e duratura, si dovrà tener dei diritti legittimi dei palestinesi.

  1. Essi ricordano che in conformità con la Risoluzione 242 il regolamento di pace deve essere soggetto a garanzie internazionali. Ritengono che queste saranno rafforzate tra l’altro con l’invio di forze di mantenimento della pace nelle zone smilitarizzate previste dall’art. 2c della Risoluzione 242.

Sono d’accordo sul fatto che le garanzie sono di fondamentale importanza per regolare la situazione generale in Medio Oriente in conformità con la Risoluzione 242 che il Consiglio cita nella Risoluzione 338. Essi si riservano di avanzare proposte a questo riguardo.

  1. Essi ricordano, che in questa occasione, i legami di ogni tipo che li uniscono da lungo tempo ai paesi della costa meridionale e orientale del Mediterraneo. Riaffermano in proposito i termini della Dichiarazione del “vertice” di Parigi del 20 ottobre 1972 ricordando che la Comunità è decisa.

NOTA 2 Appunto per l’Ufficio del Consigliere Diplomatico dell’Onorevole Presidente del Consiglio.

Data Roma 27 novembre 1973. Ministero degli Affari Esteri Cerimoniale – III:

“l’Ambasciatore d’Algeria ha comunicato che il martedì 4 dicembre p.v. giungeranno a Roma il Ministro Algerino dell’Industria e dell’Energia B. A. e il Ministro Saudiano del petrolio Z. Y.

Le due personalità, che svolgono una “missione esplicativa” per conto dell’Organizzazione dei Paesi Arabi esportatori di Petrolio, hanno espresso il desiderio di incontrare l’Onorevole Presidente R., l’Onorevole Ministro M. ed ogni altro membro del Governo eventualmente interessato.

Si rimane in attesa delle decisioni che si vorranno adottare in merito”.

Appunto senza data e senza firma: (preparazione del discorso in vista dell’incontro del ministro degli Esteri Moro)

“Desidero in questa occasione dissipare ogni malinteso per quel che riguarda la posizione del Belgio nei confronti di un’ambiguità ben nota della Risoluzione del Consiglio di Sicurezza: il testo inglese e quello francese divergono per quanto concerne il paragrafo 1 (II) relativo al ritiro delle forze israeliane dai territori o – testo inglese – from territoris. Per noi questa divergenza può essere superata con riferimento alla disposizione del principio che sancisce l’inammissibilità dell’acquisto di territori con la forza.

Israele non ha quindi titolo per conservare i territori che ha occupato.

Il ritiro completo, con riserva di rettifiche minori che le Parti potranno concordare nel corso di negoziati sarà effettuato nel quadro dell’accordo di pace di cui non può essere condizione preliminare. Tutte le disposizioni della risoluzione 242 costituiscono un insieme che non può essere dissociato.

Sappiamo tutti che tale Risoluzione non poté essere applicata in seguito alle divergenze di vedute tra le parti sui metodi da seguire per darle attuazione. Tali divergenze vanificarono gli sforzi messi in atto in particolare dal Segretario Generale dell’ONU e dal suo Rappresentante Speciale”.

Le difficoltà di cui sopra non fanno venire meno la considerazione che la Risoluzione conservi tutto il suo valore, soprattutto per quanto riguarda i principi in essa contenuti.

Appunto senza data e firma: (preparazione del discorso in vista dell’incontro)

“L’Italia, patria del diritto, non può ammettere che l’occupazione militare sia titolo per l’acquisizione di qualunque territorio. E questo è il significato che noi attribuiamo alla dichiarazione congiunta che parla di inammissibilità dell’occupazione territoriale. In questo senso le questioni di interpretazione della 242 debbono ritenersi superate perché il principio dell’inammissibilità si riferisce a tutti i territori occupati.

L’attuazione di questo principio sarà quella che concorderete.

Voi sapete che al mio ritorno da Copenaghen ho dichiarato che devono essere riconosciuti i legittimi diritti dei palestinesi: è per me un problema politico e comporta la possibilità che i palestinesi abbiano una loro patria.

Per noi questo è pacifico e penso che lo ribadiremo in ogni occasione”.

NOTA 3 Vedasi Appendice 2 della seconda puntata

Documento preparatorio al Vertice di Copenaghen. (b.91)

Vertice Europeo di Copenaghen del 14-15 dicembre 1973.

Data Roma 21 novembre 1973. Firmato M. F. Ministero degli Affari Esteri D.G.A.E. C.E.E.-VI

  1. Non si considerano qui gli argomenti strettamente “politici” (e militari) che potrebbero formare oggetto delle conversazioni al Vertice, né si considerano i problemi di carattere procedurale (istituzionalizzazione, procedura d’urgenza, partecipazione dei Ministri degli Esteri e della Commissione). Si osserva soltanto che la Francia, pur conservando una linea rigorosamente “autonomistica” in tema di rapporti fra la Comunità e gli Stati Uniti, si sta dimostrando – nella forma- un po’ più “atlantica” che non in passato (sui problemi specifici della partecipazione alla difesa atlantica e relativa ripartizione degli oneri), il che faciliterà certamente, a Copenaghen, la nascita di un “direttorio” franco-anglo-tedesco.
  1. L’argomento centrale, a Copenaghen, sarà certamente quello della crisi in Medio Oriente, con le relative connessioni comunitarie nei settori della politica energetica della C.E.E. e della lotta contro l’inflazione (stimolata dall’aumento dei prezzi del petrolio). In materia dovrebbe prevalere la linea di “sviluppare” la Dichiarazione dei Nove del 6 novembre scorso, se non altro per convincere i Paesi arabi produttori di petrolio a togliere l’embargo all’Olanda. Parlare di solidarietà degli Otto verso l’Aja potrebbe essere assai pericoloso……..Di conseguenza, il discorso “energetico” verterà sul come amministrare la penuria, sul come convincere gli Arabi a considerare l’Olanda sullo stesso piano degli altri Paesi membri, sul come pianificare le risorse energetiche future dell’Europa, da un lato accelerando la definizione dei rapporti della Comunità con i Paesi “mediterranei” e medio orientali produttori di petrolio, dall’altro sviluppando la produzione di energia nucleare. Quest’ultimo sarà l’argomento centrale del discorso francese sull’energia, con l’obiettivo di coinvolgere immediatamente, sul piano finanziario, tutti i paesi membri della Comunità, nell’estensione – a scopi pacifici – dell’impianto di arricchimento dell’uranio di Pietralata: si profila così lo scontro tra E. (tecnologia francese della diffusione) e U. ( tecnologia anglo-tedesco-olandese della ultracentrifugazione).i due gruppi rivali stanno già predisponendo le loro difese, in vista di Copenaghen, come dimostra il passo anglo-tedesco-olandese presso la Francia di partecipare all’U., lasciando per il momento impregiudicata la scelta fra le due tecnologie

Sul piano generale (penuria europea di risorse petrolifere) si può dire che Francia e Gran Bretagna non sono disposte – per le loro relative posizioni di vantaggio – a stabilire una solidarietà comunitaria in campo petrolifero, preferendo, per il momento, agire politicamente sugli Arabi, mentre la tendenza opposta è rappresentata naturalmente dall’Olanda e dalla Germania”.

(Il documento prosegue affrontando la questione della politica monetaria e di quella agricola).

NOTA 4 Il 27 aprile 1973, in via XX Settembre a Roma, venne ucciso per errore Vittorio Olivares, 35 anni, dipendente della compagnia aerea di bandiera israeliana El Al. L’omicida, il ventitreenne siriano Zaharia Abou Saleh, si qualificò membro di Settembre nero.

NOTA 5 I ricordi di Nemer Hammad sono riportati nel libro di Alberto La Volpe, Diario segreto di Nemer Hammad, ambasciatore di Arafat in Italia, Editori Riuniti 2002, p. 45.

NOTA 6 Nelle comunicazioni radio captate dai satelliti della National Security Agency americana (Nsa), si sente chiaramente Arafat ordinare da Beirut l’uccisione degli ostaggi. Dimostrazione del doppio ruolo giocato da Arafat, leader di Fatah da un lato, ma anche oscuro stratega delle operazioni di Settembre nero. Henry Kissinger, pur di mantenere aperti i negoziati con l’Olp di Arafat, ordinò alla Nsa di distruggere i nastri originali con la voce del leader palestinese e di mettere a disposizione della Cia solo le trascrizioni delle intercettazioni.

NOTA 7 Questo avveniva negli anni ’70 e ’80 del secolo scorso. In un Paese, l’Egitto, governato da Anwar al-Sadat (subentrato il 5 ottobre 1970, a Gamal Abd el-Nasser, sette giorni appena dopo la morte del Rais e fino al suo assassinio avvenuto il 6 ottobre 1981). Sadat il 18 gennaio 1974, aveva firmato con Israele un accordo per il ritiro delle truppe israeliane, preambolo alla riapertura del Canale di Suez e alla pace tra i due Paesi. Il 4 settembre 1975 a Ginevra venne fatto un ulteriore passo avanti sul Sinai. Sadat quindi, fin dalla fine del 1973, aveva intrapreso un lungo e faticoso percorso, andando contro l’intero mondo arabo, che l’avrebbe portato il 19 novembre 1977 a parlare alla Knesset a Gerusalemme, primo leader arabo in visita ufficiale in Israele e a firmare il 26 marzo 1979 il trattato di pace israelo-egiziano, a seguito degli accordi di Camp David del 1978. Riconoscendo a Sadat queste posizioni indubbiamente concilianti e di grande disponibilità al dialogo con Israele e con l’Occidente, nulla venne fatto per consentire al nostro Paese di risalire almeno ai nomi dei responsabili dell’eccidio di Fiumicino.

Oggi, che al governo dell’Egitto c’è Abdel Fattah al-Sisi, che sicuramente mostra di avere un atteggiamento molto meno aperto di Sadat, ci aspettiamo forse trasparenza e collaborazione per la vicenda di Giulio Regeni?

NOTA 8 La Risoluzione n. 338 fu approvata dal Consiglio di Sicurezza il 22 ottobre 1973 per auspicare il cessate il fuoco durante la guerra del Kippur a seguito di una proposta congiunta degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica.

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