L’ attacco palestinese alla Sinagoga di Roma 39 anni fa
“Troppi silenzi, ecco perché mi sento tradita”
Prologo a un’indagine sul Lodo Moro

10/10/2021La studiosa di storia contemporanea e della Shoah Giordana Terracina rievoca l’assalto del commando palestinese alla Sinagoga di Roma avvenuto il 9 ottobre di 39 anni fa, dove fu ucciso un bambino di 2 anni e 37 furono i feriti. Questo articolo costituisce il prologo di un’ampia indagine sul Lodo Moro, ricca di documenti inediti, realizzata da Gabriele Paradisi e Giordana Terracina, e che Reggio Report pubblicherà a partire dai prossimi giorni

DI GIORDANA TERRACINA

Quella mattina, sabato 9 ottobre 1982, io non c’ero al Tempio Maggiore, mio fratello aveva fatto tardi e così mamma decise di rimanere a casa. Avevo 11 anni e facevo la prima media. Non è un dettaglio insignificante, perché ciò che più mi è rimasto impresso di quelle giornate, riguarda proprio i mei compagni di scuola rimasti feriti nel terribile attentato.

Il bianco è il colore preminente, bianca era la bara del piccolo Stefano Gaj Tachè e bianchi sono diventati i capelli della mia amica ricoverata tra i feriti, che ho ritrovato in ospedale nei giorni immediatamente successivi… bianco il colore della Pace.  

Era Sheminì Atzeret, un giorno in cui al Tempio sono presenti moltissimi bambini per ricevere la benedizione.

Sinagoga di Roma, 9 ottobre 1982: il corpo del piccolo Stefano in braccio a un vigile

Il resto è storia e rancore.

La storia è stata raccontata in diversi saggi e articoli, mentre il rancore no perché appartiene a ogni ebreo romano in maniera intima ed esistenziale. Nessuno scrupolo per un giorno di festa e nessuno scrupolo per aver attaccato in una città già profondamente ferita nella sua parte ebraica dalla deportazione del 16 ottobre 1943. Nuovamente cittadini divisi ed emarginati, non considerati italiani ma, ebrei, come se questo implicasse una diversa cittadinanza e diversi diritti. Un tuffo nel passato, rinchiusi in un ghetto immaginario, le cui mura sono costruite sull’odio. 

Si dice da più parti che “siamo stati venduti” quel giorno, che vuol dire? Venduti da chi e perché? E a chi? Qui entriamo nuovamente nella storia e sarà compito dell’articolo che seguirà cercare di fornire delle risposte.

E io come mi sento? Venduta? No, io mi sento tradita. E soprattutto dal silenzio che ancora oggi avvolge i documenti e le dichiarazioni che potrebbero mettere fine ai tanti anni di segreti che hanno devastato il nostro Paese.

Sinagoga di Reggio Emilia, Giornata della cultura ebraica (Ph. Stefano Rossi)
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