Il Cammino sinodale della Chiesa reggiana
Cosa significa e cosa vuole essere
L’omelia di Camisasca

17/10/2021Con una celebrazione liturgica in Cattedrale, si è aperto il Cammino sinodale della Diocesi reggiana, destinato a durare nei prossimi anni. Di seguito l’omelia pronunciata dal vescovo di Reggio Emilia-Guastalla Massimo Camisasca.

Cari fratelli e sorelle,

inizia oggi il cammino sinodale della nostra Chiesa e di tutte le Diocesi del mondo.

Cammino sinodale significa camminare assieme a Dio e verso Dio, camminare nella sequela di Cristo e, infine, camminare con i fratelli e verso i fratelli.

Durante questa celebrazione liturgica desidero riflettere con voi sul significato di questo cammino. L’8 settembre, nella celebrazione di apertura dell’anno pastorale, ne ho illustrato il metodo. Ora, qui, ne voglio sottolineare il senso.

L’ingresso in Cattedrale

Il cammino sinodale è un evento ecclesiale. Esso riguarda tutta la nostra Chiesa, tutti i suoi membri, che vi potranno partecipare in forza del loro battesimo. Innanzitutto con la preghiera, poi con la testimonianza attiva della loro fede, con il racconto della loro vita, con l’ascolto delle voci degli altri, attraverso l’incontro con coloro che ancora non conoscono Cristo o che non lo conoscono più.

Il vescovo Camisasca durante la preghiera in Cattedrale

Il cammino sinodale è un evento religioso. Nasce dalla preghiera che Cristo rivolge il giovedì santo al Padre: fa’ che tutti mi conoscano perché gli uomini siano una cosa sola e si radunino tutti in un unico ovile e sotto un solo pastore (cfr. Gv 17). Il cammino sinodale è una dilatazione della Chiesa, è una apertura delle sue tende (cfr. Is 54,2) affinché nuovi uomini e donne possano entrarvi, possano sperimentare l’abbraccio misericordioso di Cristo alla loro vita.

Aprire i confini della nostra tenda significa concretamente uscire dalle nostre chiese e dalle nostre case per andare incontro alle persone. Troppo si parla di Chiesa in uscita e troppo poco si vive questa uscita, questo andare verso l’altro. Dobbiamo chiedere con insistenza al Signore che i nostri cuori e le nostre menti trabocchino di grazia e di verità (cfr. Gv 1,14.17) cosicché l’uscire verso gli altri non sia uno sforzo morale, ma un desiderio incontenibile.

Il cammino sinodale sia l’inizio di una nuova missione della Chiesa. Quando nel lontano 1954 Giovanni Battista Montini entrò come vescovo a Milano pensò a una missione cittadina a cui diede come tema: “Dio, nostro Padre”. A distanza di così tanti anni rimane attuale quell’intuizione. Il cammino sinodale non porterà nessun frutto se lo vivremo come un’inchiesta sociologica sulla fede nostra e degli altri o come un incontro psicologico che ci rassicuri a vicenda. Il cammino sinodale è un’opera di evangelizzazione che inizia come ascolto, condivisione e continua come annuncio e invito alla comunità. Un buon esempio di tutto ciò può essere ritrovato nell’incontro di Gesù con la Samaritana (Gv 4,1-42) che potremmo tenere presente in questi mesi come icona a cui guardare e a cui ispirare i nostri passi.

Deposizione dei ceri votivi

Ho parlato di dilatazione dei confini della Chiesa. Soltanto Dio conosce quali e quanti sono i suoi figli. Non si tratta perciò di una questione di numeri, ma di carità. La dilatazione della Chiesa coincide con l’annuncio di Cristo Salvatore, con la pace e la verità ritrovate nella partecipazione alla vita del suo corpo, con la scoperta di quanto sia bello e dolce gustare la compagnia di Gesù.

Durante i brevi passi del nostro cammino sinodale impariamo a pregare assieme, senza fretta, gustando le parole dei salmi e delle altre preghiere della Chiesa, impariamo a leggere assieme la Sacra Scrittura, con un atteggiamento sapienziale, attingiamo agli scritti dei Padri della Chiesa e dei maestri dello spirito le ispirazioni giuste e sante per il nostro itinerario.

Il cammino sinodale è un evento teologale. Esso è chiamato a ricentrare su Dio la nostra vita. Come aveva intuito Giovanni Battista Montini nell’occasione che sopra ho ricordato, la scoperta di Dio Padre ridà alla nostra esistenza il suo punto di partenza e di arrivo, la sua sicurezza di cammino. Parlare di Dio Padre, annunciarlo, svelarlo ci porta a considerare la nostra figliolanza da lui, la nostra consanguineità con il Verbo di Dio fatto uomo, il comune destino di tutti gli uomini sulla terra.

Con questa preghiera e questi profondi desideri, invocando la benedizione di Dio sui nostri passi, iniziamo oggi un evento che, se ben vissuto, può aiutare la nostra Chiesa nella sua missione nel mondo.

+ Massimo Camisasca

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