Ferrarini Spa, ecco il nuovo piano di concordato: dallo Stato un mutuo di 12 milioni
L’assemblea dei creditori slitta ancora a maggio
Nuovo stabilimento “se possibile” a Reggio Emilia

DI PIERLUIGI GHIGGINI

23/10/2021 – Con decreto del 19 ottobre la sezione fallimentare del Tribunale di Reggio Emilia (presidente Francesco Parisoli) ha dato il via libera all’aggiornamento del piano di concordato Pini-Amco per la Ferrarini Spa in dissesto, e ha dichiarato aperta la procedura, ritenendo quindi ammissibile e praticabile la proposta finanziaria e industriale con le integrazioni imposte in estate dallo stesso Tribunale.

Sono confermati il giudice delegato, Niccolò Stanzani Maserati, e il commissario giudiziale Bruno Bartoli, al quale in questa fase viene riconosciuto un compenso di soli 20 mila euro, su un totale di spese di procedura calcolate presuntivamente in circa 2 milioni, con 400 mila euro da depositare entro 15 giorni da parte di Ferrarini spa un libretto bancario intestato alla procedura.

I tempi saranno ancora lunghi: l’adunanza dei creditori che ha il potere di approvare o respingere il piano, già rinviata numerose volte, è nuovamente convocata per il 22 maggio 2022: dalla prima istanza di concordato, saranno passati quasi quattro anni.

Il complesso ferrarini a rivaltella

Il piano aggiornato prevede che i creditori ricevano a vario titolo 110 milioni di euro diluiti nel tempo: le risorse deriveranno dai flussi di cassa generati dal prevedibile buon andamento della società (i risultati dell’ultimo bilancio, come ha sottolineato il commissario Bartoli, sono stati migliori del previsto per oltre due milioni), dal recupero crediti, dalla vendita di beni non strategici, da 10 milioni versati dal gruppo Pini tramite aumento di capitale della società Rilancio Industrie Agroalimentari srl, e da 12 milioni versati dalla finanziaria pubblica Amco attraverso un mutuo settennale rimborsabile con precedenza assoluta in 13 rate trimestrali. In sostanza, la realizzazione del piano concordatario dipende in modo non marginale dalle risorse messe a disposizione dallo Stato attraverso Amco, bad bank del Ministero delle Finanze gudiata da Marina Natale (nota come “la signora delle Sofferenze”), che è anche una delle principali creditrici di Ferrarini.

Altre capitali freschi vengono sollecitati alle banche creditrici attraverso un singolare meccanismo premiante: più mi dai soldi, maggiore sarà la percentuale d ipagamento dei debiti. La banche, per i loro crediti chirografari, riceverebbero il 17,50% suddiviso in tre rate entro cinque anni dall’omologa del concordato. Tuttavia la percentuale diventerà del 30% se aderiranno alla richiesta di nuova finanza avanzata dalla debitrice.

Il piano propone ancora di pagare il 25% ai crediti chirografari dei fornitori, in tre rate entro il quinto anno dall’omologa, il 19 % ai crediti chirografari degli obbligazionisti entro il secondo anno dall’omologa, e agli altri chirografari il 17,50% entro il secondo anno dall’omologa: a favore di questi verrebbe comunque versato anche l’eventuale 12,50% delle banche che non aderiranno alla richiesta di nuova finanza.

Tutti i termini slittano comunque di un anno rispetto al concordato precedente. E ciò, secondo una motivazione del commissario accettata dal tribunale, in conseguenza del tempo trascorso per il ricorsi legali e il trasferimento della procedura a Bologna (poi restituita a Reggio dalla Cassazione). Nondimeno in quel periodo, come evidenziato dallo stesso commissario, la gestione della società di Rivaltella – già in mano a Pini, ma sempre con un ruolo operativo e decisionale della famiglia Ferrarini – ha conseguito risultati ben superiori alle previsioni. Dunque non è chiaro perchè la realizzazione del concordato debba slittare ulteriorimente di un anno, tenuto conto che le procedure sono aperte dal 2018 con debiti, pagamenti, ingiunzioni e pignoramenti congelati da quella data, e senza che si avvenuta un’adunanza dei creditori: probabilmente un record nella storia dei grandi concordati.

Sul fronte industriale il gruppo Pini si impegna da un lato a garantire le forniture per la saturazione dello stabilimento di lavorazione e stagionatura dei prosciutti crudi di Lesignano nè Bagni, e dall’altro “a realizzare, entro l’arco temporale del piano, un nuovoimpianto destinato alle attività produttive di Ferrarini spa, ubicato se possibile nel Comune di Reggio Emilia“. E’ noto che il complesso storico di Rivaltella, dove avviene anche la lavorazione dei cotti, è finitoall’asta. Quindi il trasferimento, presto o tardi, sarà inevitabile. E quella parolina “se possibile” lascia aperta la porta a una possibile delocalizzazione della produzione fuori Reggio Emilia.


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4 risposte a Ferrarini Spa, ecco il nuovo piano di concordato: dallo Stato un mutuo di 12 milioni
L’assemblea dei creditori slitta ancora a maggio
Nuovo stabilimento “se possibile” a Reggio Emilia

  1. Alessandro Rispondi

    23/10/2021 alle 12:12

    Altri 7 mesi per un concordato iniziato a luglio 2018!!! È uno SCANDALO, UNO SCHIFO,VERGOGNA !!!
    Ci sono famiglie in difficoltà che stanno aspettando i loro soldi da più di tre anni e ne dovranno aspettare altre due. Vergogna!!!

  2. giuseppe Rispondi

    26/10/2021 alle 18:54

    I creditori li prenderanno, in misura concordataria, fra due o tre anni se ci saranno i quattrini, altrimenti si rinvia sine die !! In poche parole, con la gran parte dei soldi dei creditori chirografari la società cerca di risanarsi. Quindi il prezzo del dissesto lo pagano in gran parte i creditori ed i vecchi soci, che hanno creato il dissesto, continuano a mantenere la proprietà dell’azienda anche se in misura più ridotta. Quindi imprenditori coraggio ! Fate molti debiti ed operate anche in paradisi fiscali, perchè in caso di dissesto i creditori pagheranno il risanamento.

  3. L'Eretico Rispondi

    27/10/2021 alle 06:47

    In un paese normale e con quanto scritto dai curatori,la Procura doveva intervenire. Vi sono reati perseguibili d ufficio.

  4. Alessandro Rispondi

    27/10/2021 alle 15:37

    Domandiamoci come mai magistratura e guardia di finanza, a tre anni dal patatrac e con relazioni di fuoco da parte di tre commissari giudiziari, non si siamo mosse… Tutti i reati o sono già in prescrizione o ci stanno per finire. Questa è la giustizia che si meritano gli italiani, dove i ricchi sono tutelati e gli unici a pagare sono come sempre le vittime. W l’Italia, che nel male non si smentisce mai.

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