Considerazioni sul processo a Salvini
L’uso politico della giustizia genera mostri
Il più spaventoso è il corto circuito media-magistratura

DI GIANLUCA TORTORA*

28/10/2021 – L’apertura del dibattimento del processo che vede imputato il leader della Lega Matteo Salvini, sabato 23 ottobre scorso a Palermo, ha segnato l’inizio del nuovo tabellone di quella stagione teatrale che vede come palcoscenico, tuttavia, ancora un’aula di Tribunale e come protagonista un esponente politico.

Ci siamo ormai tutti abituati a vedere confusi due piani da quando alcuni magistrati, esponenti di punta del pool di Mani pulite, hanno sdoganato le accuse ed i pregiudizi dalle aule dei tribunali a favore delle pagine dei quotidiani.

Il sodalizio tra magistratura e comunicazione ha senza dubbio accelerato quel processo di rinnovamento dei volti della politica al tempo di Mani Pulite, segnando la fine dei principali schieramenti politici. Ha esasperato altresì una tendenza, ancora non arrestatasi, che impone un giudizio anticipato ad esponenti politici raggiunti da provvedimenti di avvio di indagini, celebrato sugli organi di informazione e non in un’aula di un tribunale.

Tale approccio, del tutto arbitrario e poco rispettoso della condizione umana di qualunque persona indagata, non solo è stato gradito ad alcuni magistrati con incarichi di Pubblici Ministeri, ma ha segnato il declassamento del processo penale, dal momento che a gigantesche indagini giornalisticamente anticipate, hanno fatto seguito modestissime condanne (spesso si è assistiti ad assoluzioni o prescrizioni).

Mediaticamente, tuttavia, la grancassa stampa-magistratura ha raggiunto il suo obiettivo: l’esponente politico di turno, spesso all’opposizione, viene depotenziato e poi dimenticato, soprattutto se giudicato non colpevole. Numerosi sono i casi che recentemente alcune testate e programmi televisivi hanno reso noto, rispetto a politici anche locali le cui carriere sono state annientate e le persone devastate, per un uso distorto ed illegittimo della giustizia a fini politici.

La vicenda Palamara, infine, ha aperto quello che tanti hanno definito come il vaso di Pandora, in quanto è stato messo a nudo un sistema che ha per moltissimo tempo penalizzato alcuni esponenti politici, soprattutto del centro destra, indagati per ipotesi di reato non sempre comprensibili rispetto al timing (scadenze elettorali); ai reati contestati (spesso inesistenti o risalenti molto indietro nel tempo) ed alla chiara tendenza politica del PM titolare del fascicolo. Da ultimo il caso Mescolini, nominato Procuratore di Reggio Emilia dopo essere stato fuori ruolo per diversi anni ed aver ricoperto il ruolo di Capo di Gabinetto del Vice Ministro dell’Economia Pinza nel Governo Prodi).

Oggi si ripresenta un caso analogo che vede coinvolto Matteo Salvini: già da tempo è stato interessato da procedimenti penali, ma la recente ammissione di una lista infinita di testi da ascoltare nel processo intitolato “Open Arms” per il nome della nave dell’ONG spagnola, suggerisce molte riflessioni. Si fa il nome infatti anche dell’attore Richard Gere tra i testi da audire, probabilmente per poter mediaticamente mantenere alta l’attenzione su un processo politico che potrebbe chiudersi, stanti alcuni recenti analoghi precedenti, in un nulla di fatto.

Tutto questo non solo svilisce il lavoro quotidiano di molti esponenti della magistratura, non coinvolti in logiche correntizie o pseudo politiche, ma avvelena il clima politico ed istituzionale, danneggiando la collettività che non confida più nelle istituzioni e negli stessi strumenti che la democrazia assicura anche attraverso le logiche dell’alternanza degli schieramenti politici al governo del Paese.

I giornali assecondano, a volte con modesta imparzialità, il trend del momento senza aiutare il cittadino medio ad avere una ricostruzione fedele dell’accaduto.

Questo clima avvelenato scatena malcontento che il mondo virtuale raccoglie e che può sfociare in manifestazioni di disagio, rabbia diffusa spesso senza una precisa e definita matrice.

*Presidente circolo culturale Giovanni Gentile – Fratelli d’Italia

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