Comparto di via Plauto: si può fare
Il Comune di Reggio sconfitto al Tar di Parma dall’ing. Salerno

19/10/2021 – Mentre è avviato il percorso di realizzazione del nuovo PUG (il Piano urbanistico generale della città, per ora limitato un affare di caminetti di Giunta e poteri circostanti) il comune di Reggio Emilia subisce una sonora sconfitta al Tar di Parma, a proposito dell’annosa questione del comparto di via Plauto, a Pieve Modolena, della Azzurra Costruzioni dell’ingegner Salvatore Salerno. Il Comune aveva bloccato a suo tempo il completamento di quel piano edificatorio, nonostante l’avvenuta realizzazione di tutte le opere di urbanizzazione.

Salvatore Salerno in Sala del Tricolore

Di conseguenza il Tar dell’ Emilia – Romagna, sede di Parma, ha accolto il ricorso proposta da Azzurra Costruzioni, con il patrocinio dello Studio Gualandi – Minotti di Bologna, contro il Comune di Reggio Emilia e nei confronti della variante al RUE (Regolamento urbanistico edilizio) adottata nel 2020.
“E’ stato ritenuto fondato il motivo di ricorso – fa sapere Azzurra Costruzioni – con il quale si era censurata la mancata possibilità del riconoscimento di una ultrattività al PUA (piano urbanistico attuativo) nonostante la sostanziale realizzazione di tutte le opere di urbanizzazione e la irrilevanza del mancato collaudo ai fini della classificazione dell’ Ambito“.
La sentenza afferma che  “dunque, il ricorso è fondato nel merito e va accolto con riferimento al terzo motivo di ricorso, dovendo quindi il Comune di Reggio Emilia procedere alla riclassificazione del comparto di che trattasi da sotto ambito Auc2 ad Auc3“.

Il Comune, fiutata l’aria della sentenza sfavorevole, emessa in aprile e di cui si sono conosciute solo in questi giorni le motivazioni, era comunque corso ai ripari proprio in relazione al nuovo piano generale urbanistico. La soddisfazione dell’ingegner Salerno “consiste non solo nell’ esito del contenzioso, ma anche nel constatare che – probabilmente anche in ragione e grazie al contenzioso – il Comune ha rimeditato la propria originaria posizione, prevedendo nel nuovo PUG regole che consentono anche ai Piani attuativi scaduti ma con opere di urbanizzazione sostanzialmente realizzate, di poter completare il progetto edificatorio”.


LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA DEL TAR / SEZIONE DI PARMA

1. – Il ricorso è fondato nel merito, e va accolto, nei sensi e nei limiti in appresso indicati.

2. – Il Collegio osserva che parte ricorrente, nella memoria finale, si è concentrata specificamente sul terzo motivo di ricorso, ritenendo lo stesso dirimente rispetto alla presente vicenda, e, dunque, si reputa opportuno partire dallo scrutinio di tale motivo di ricorso, attesa la sua asserita rilevanza secondo la prospettazione di parte ricorrente.

3.1. – Col terzo motivo di ricorso, parte ricorrente deduce l’illegittimità della classificazione, in esito all’approvazione della variante parziale in oggetto, del comparto di cui si discute quale Auc2, sostenendo che la predetta variante approvata “si pone come obiettivo dichiarato, tra gli altri, la modifica della classificazione degli ambiti Auc1 e Auc2 in Auc3” e che tale modifica avrebbe dovuto interessare anche il Comparto “Nova Modolena” (oggetto del PUA sottoscritto da parte ricorrente che, invece, come detto sopra, è rimasto Auc2) e ciò in quanto “Gli Ambiti Auc2 corrispondono però alla definizione “Tessuti in corso di formazione sulla base di Piani Urbanistici Attuativi vigenti”, disciplinati dall’art. 32 del RUE.

Essendo oramai scaduto il PUA, la classificazione più corretta è pertanto quella di Auc3, ossia “Tessuti eterogenei di buona o discreta qualità insediativa”.”. Tale nuova classificazione del comparto di che trattasi avrebbe avuto un fondamentale impatto sulla vicenda, in quanto “il ritardo dell’Amministrazione non avrebbe nociuto alla Società ricorrente nello stesso modo, perché la variante ha previsto l’ultrattività dei PUA scaduti, senza limiti derivanti dal momento del collaudo rispetto all’adozione della variante e quindi la Società avrebbe potuto procedere ad edificare sui lotti residui senza dover attendere l’approvazione del PUG.”.

3.2. – Il motivo è fondato. Il Collegio osserva che le argomentazioni svolte da parte ricorrente sul punto sono condivisibili per una serie concorde di elementi.

3.2.1. – In via preliminare, va evidenziato che, come affermato da parte ricorrente e non contestato (anzi, ammesso) da parte resistente, “Come si evince dall’estratto della cartografia del RUE che si deposita…, il Comparto “Nova Modolena” risulta infatti ancora classificato come ambito/sottoambito Auc2”.

3.2.2. – Ciò premesso con riferimento alla classificazione del comparto di che trattasi, va evidenziato che il Piano Strutturale Comunale (PSC) di Reggio Emilia, all’articolo 4.2, individua gli Ambiti Urbani Consolidati (AUC), statuendo, al comma 1, che gli stessi sono “le parti del territorio totalmente o parzialmente edificate con continuità, nei quali le funzioni prevalenti sono la residenza e i servizi urbani, che presentano un elevato livello di qualità urbana e ambientale tale da non richiedere interventi sostanziali ed estesi di riqualificazione”.

Il predetto PSC prevede, poi, all’art. 4.2, comma 5, che il Regolamento Urbanistico Edilizio del Comune (RUE) definisce “un’articolazione dell’ambito in sottoambiti, tenendo conto delle individuazioni di cui al precedente punto 2” e il richiamato punto 2 (ossia il comma 2 del medesimo articolo 4.2. del PSC) prevede che “all’interno di questi ambiti il PSC individua nella Tavola P6: a) tessuti di buona o discreta qualità insediativa: aree urbane di impianto recente, omogenei in quanto frutto di piani attuativi unitari e di norma caratterizzati da buona dotazione di parcheggi e verde di vicinato; b) tessuti in corso di formazione sulla base di piani attuativi vigenti; c) tessuti eterogenei della prima periferia nord dove possono manifestarsi prospettive di interventi di sostituzione e trasformazione di entità significativa che, nel caso, devono essere governati e disciplinati in sede di POC; d) tessuti con parziali limiti di funzionalità urbanistica:..”.

In attuazione della sopra menzionata disposizione del PSC, il RUE, all’art. 4.2.1., ha individuato le articolazioni degli AUC (cioè i sotto-ambiti), enucleando otto categorie di AUC individuate con un numero (da Auc1 ad Auc8) e prevedendo poi, per ciascuna di queste categorie (sub-ambito), gli interventi edilizi ammessi.

In particolare, per quanto qui di interesse, va ricordato che l’art. 4.2.1. del RUE ha individuato i seguenti sub-ambiti: a) Auc1: tessuti omogenei di impianto recente, frutto di piani attuativi unitari; b) Auc2: tessuti in corso di formazione sulla base di piani attuativi vigenti; c) Auc3: tessuti eterogeni di buona o discreta qualità insediativa.

3.2.3. – Ricostruito nei termini sopra descritti il quadro normativo delle norme pianificatorie vigenti nel Comune di Reggio Emilia, parte ricorrente sostiene che la mancata riclassificazione del comparto di che trattasi quale Auc3 costituisce “una scelta sbagliata e illegittima, vuoi per illogicità, vuoi (prima ancora) per contrasto con il Piano Strutturale, cui il RUE deve dare attuazione senza margini di modifica.”, atteso che, per quanto ricostruito nella parte in fatto, il PUA non era più vigente né alla data dell’adozione della variante di che trattasi, avvenuta in data 12 novembre 2018, né tantomeno alla data di approvazione della predetta variante, avvenuta in data 24 febbraio 2020, e, pertanto, la classificazione del comparto quale Auc2 non poteva essere confermata.

3.2.4. – Il Collegio osserva che la tesi di parte ricorrente risulta fondata, attesa la chiara formulazione del PSC e del RUE in merito. , nonché dell’altra documentazione versata in atti.

3.2.5.Una prima conferma che il comparto di che trattasi doveva essere riclassificato quale Auc3 (e non rimanere Auc2) si evince dalla lettura del PSC che, come condivisibilmente sostenuto da parte ricorrente, “non áncora la distinzione tra le due tipologie di sub-ambiti (e fra i sub-ambiti Auc) in base al loro collaudo, ma alla vigenza o meno del PUA, ponendo da una parte i e, dall’altra, tutti gli altri; dopodiché, dispone che la classificazione di questi ultimi avvenga in base alle loro caratteristiche, e non in base al collaudo.”.

In particolare, l’art. 4.2 del PSC, sopra riportato, distingue i tessuti sulla base della circostanza, fra le altre, che il PUA sia o meno vigente e, in applicazione dello stesso, il RUE, all’art. 4.2.1., ha individuato otto sotto ambiti (da Auc1 ad Auc8), attribuendo la classificazione Auc2 ai tessuti “in corso di formazione sulla base di piani attuativi vigenti” e dato che certamente, nel presente caso, il PUA era scaduto alla data dell’adozione della variante, il comparto di che trattasi non poteva essere classificato come Auc2.

3.2.6. – Né, sul punto, risulta condivisibile quanto dedotto dal Comune di Reggio Emilia, secondo cui la mancata riclassificazione da Auc2 ad Auc3 del comparto sarebbe legittima in quanto “La scelta urbanistica posta in essere dal Comune è stata quella di procedere ad una assimilazione agli ambiti Auc 3 (i sub ambiti interessati dalla variante rimangono distinti, anche graficamente, dagli originari Auc 3, essendo contornati da un perimetro descritto in legenda come “Delimitazione dei Piani Attuativi Unitari – scaduti e collaudati”) solo e soltanto per quei comparti per i quali, alla data di adozione della variante, le opere di urbanizzazione fossero state collaudate.”.

A tal riguardo, difatti, risulta convincente quanto dedotto da parte ricorrente, già sopra riportato nella sua interezza, circa l’irrilevanza dell’avvenuto collaudo ai fini dell’inclusione del comparto nel sotto ambito Auc3, atteso che il predetto collaudo non è in alcun modo menzionato dal PSC né dal RUE e, dunque, lo stesso non può essere ritenuto necessario al fine di poter classificare come Auc3 gli ex ambiti Auc2, come invece sostenuto dal Comune di Reggio Emilia. Tale conclusione risulta, altresì, confermata dalla lettura delle norme di attuazione del RUE del Comune di Reggio Emilia, in particolare dall’art. 33 relativo ai sotto ambiti Auc3, che, al punto 3.2. del predetto articolo, prevede la “Disciplina degli interventi diretti nei tessuti ricompresi all’interno della “delimitazione di Piani Urbanistici Attuativi” scaduti e collaudati”, affermando che “Il RUE individua negli elaborati R3.1 e R3.2, con specifico perimetro, i tessuti Auc3 conseguenti alla riclassificazione di ambiti Auc1 e Auc2 derivanti da comparti individuati dal PRG 1984 e dal PRG 2001 che sono disciplinati dal presente comma. Negli ambiti Auc3 ricompresi all’interno della “delimitazione di Piani Urbanistici Attuativi”, dopo la scadenza del PUA, qualora le opere di urbanizzazione siano state terminate, e collaudate, gli interventi diretti sono disciplinati con le seguenti modalità…”.

Orbene, dalla lettura del sopra riportato punto 3.2. dell’art. 33 delle norme di attuazione del RUE si evince che gli ambiti Auc3 possono essere oggetto di interventi, puntualmente enumerati dalla medesima norma, “qualora le opere di urbanizzazione siano state terminate e collaudate”, così ammettendo che gli ambiti già possono essere considerati Auc3 senza che le opere di urbanizzazione siano state terminate e collaudate, rilevando tale circostanza solo quale condizione per la possibile effettuazione degli interventi e non per la classificazione dei sotto ambiti. Non risulta condivisibile, pertanto, quanto dedotto su tale punto dal Comune di Reggio Emilia nella sua ultima memoria, secondo cui “La norma (articolo 33 delle Norme di attuazione del RUE, ….), prevede una assimilazione ai comparti Auc3 esclusivamente per quei comparti che siano ricompresi “all’interno della delimitazione di Piani Urbanistici Attuativi scaduti e collaudati ”.”, atteso che il Comune riporta in tale memoria solo parzialmente quanto previsto dall’art. 33, punto 3.2 (titolo) e punto 4, delle norme di attuazione, ma omette di riportare la previsione sopra ricordata (primi due periodi del punto 3.2. dell’art. 33) che, come già detto, dà atto della circostanza che ben possono essere classificati come Auc3 anche ambiti per cui non è avvenuto il collaudo delle opere di urbanizzazione e che tale collaudo non incide sulla classificazione in sotto ambiti ma solo sulla possibilità di realizzazione degli interventi edilizi di cui alle lettere a) e b) del punto 3.2 dell’articolo 33 delle norme di attuazione del RUE.

In altri termini, le norme di attuazione prevedono la possibilità di classificazione di un comparto quale Auc3 anche in assenza di collaudo, specificando però che tale circostanza (l’avvenuto collaudo) risulta dirimente (non per la classificazione ma) per la realizzazione degli interventi puntualmente indicati nella medesima norma, ossia che, in assenza di collaudo, un comparto può ben essere classificato quale Auc3 ma tale semplice classificazione non consente la realizzazione sul medesimo comparto degli interventi diretti enucleati dalla stessa norma alle lettere a) e b), essendo legata la possibilità di intervento alla circostanza fattuale che le opere di urbanizzazione siano state terminate e collaudate. Per tutto quanto sopra esposto, dunque, risulta fondato il terzo motivo di ricorso e, dunque, vanno annullati i provvedimenti impugnati nella parte in cui il Comune di Reggio Emilia non ha provveduto alla riclassificazione del comparto di che trattasi da Auc2 ad Auc3.

4. – L’accoglimento del terzo motivo di ricorso, attesa la sua natura dirimente ai fini della causa (in quanto la riclassificazione del comparto renderà applicabile allo stesso le norme previste per i sotto ambiti Auc3 che dispongono l’ultrattività residuale dei PUA scaduti) consente al Collegio di assorbire gli altri motivi di ricorso.

5. – Per tutto quanto sopra sinteticamente illustrato, dunque, il ricorso è fondato nel merito e va accolto con riferimento al terzo motivo di ricorso, dovendo quindi il Comune di Reggio Emilia procedere alla riclassificazione del comparto di che trattasi da sotto ambito Auc2 ad Auc3.

6. – L’accoglimento del terzo motivo di ricorso risulta satisfattivo per parte ricorrente, non residuando margini per l’accoglimento della proposta domanda di risarcimento del danno nei confronti del Comune di Reggio Emilia atteso che, come già detto sopra, la riclassificazione del comparto di che trattasi risulta satisfattiva per stessa ammissione di parte ricorrente.

7. – Sussistono i presupposti, in ragione della particolare complessità della questione, per disporre l’integrale compensazione fra le parti delle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia-Romagna, Sezione staccata di Parma (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei sensi e nei limiti di cui in motivazione. Spese compensate. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Così deciso in Parma nella camera di consiglio del giorno 28 aprile 2021, tenutasi mediante collegamento in videoconferenza, secondo quanto disposto dall’art. 25, comma 2, del D.L. 28 ottobre 2020, n. 137, con l’intervento dei magistrati: Germana Panzironi Presidente, Marco Poppi Consigliere, Massimo Baraldi, Referendario Estensore”.

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