Cadelbosco: delitto di ndrangheta?
La vittima era il genero del pentito Cortese
Un’esecuzione in stile mafioso
Salvatore Silipo fatto inginocchiare e ucciso

24/10/2021Salvatore Silipo, il meccanico di 28 anni padre di due figli piccoli (la seconda nata solo venti giorni fa) freddato con un colpo di pistola dall’ imprenditore settantenne Dante Sestito, originario di Cutro, era il genero di Angelo Salvatore Cortese, il pentito numero uno della ndrangheta, uscito dall’organizzazione nel 2008, da tempo accusatore implacabile della cosca Grande Aracri e delle sue propaggini autonome in Emilia.

Inoltre Sestito, al culmine di un’accesa discussione, avrebbe costretto Silipo a inginocchiarsi e lo avrebbe ucciso con un colpo sparato a bruciapelo con la Smith & Wesson rubata nel quasi tre anni a Pieve di Cento, e in possesso dello stesso Dante Sestito. Sono due particolari emersi in queste ore e che gettano una luce ancora più sinistra, se possibile, sull’omicidio avvenuto sabato alle 15,30 nell’officina di ricambi pneumatici di via Verga a Cadelbosco.

L’ingresso dell’officina Dante Gomme, dopo il delitto

L’uccisione del giovane padre, con un precedente per spaccio di cocaina, sarebbe dunque un’ esecuzione mafiosa in piena regola. Per di più avvenuta di fronte a famigliari della vittima e dello stesso assassino. Una vendetta trasversale, un avvertimento verso chiunque possa azzardarsi ad alzare il velo sugli affari e le alleanze inconfessabili della cosca? Al momento, gli inquirenti non si sbilanciano perché ancora non sarebbero emersi “elementi che possano in quale modo ricondurre il delitto alla criminalità organizzata“.

E infatti, l’apparenza sarebbe quella di un incontro, con testimoni delle due parti, per chiarire qualche situazione in sospeso tra Sestito e la vittima, che aveva lavorato per anni come dipendente sino a un mese fa proprio nell’officina diventata la sua tomba. Salvatore Silipo si era presentato all’appuntamento insieme a un fratello e a un cugino, forse perché presagiva che le cose potevano mettersi male. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, ai quali sono affidate le indagini, la discussione nell’officina sarebbe cominciata tra Silipo e Antonio Sestito, figlio del titolare, senza screzi particolari, mentre la situazione sarebbe precipitata con l’arrivo del padre titolare della Dante Gomme.

I due parenti di Silipo sono stati visti fuggire dopo l’esecuzione, ed è stato proprio il cugino della vittima a chiedere aiuto ai carabinieri in forza alla stazione di Cadelbosco, che passavano nella zona diretti a Reggio per servizio allo stadio, e he sono intervenuti con coraggio a disarmare l’omicida .

I carabinieri che hanno catturato Sestito e la pistola del delitto

Ma i fatti sono fatti, e non possono essere accantonati senza verifiche approfondite. Sarebbero tre i testimoni che al sostituto procuratore di Reggio Emilia Piera Cristina Giannusa – che questa notte ha arrestato Sestito al termine di un interrogatorio alla presenza del legale Giuseppe Migale Ranieri, in cui il presunto omicida ha fatto scena muta – hanno confermato la circostanza del macabro rituale con la vittima in ginocchio e freddata con la spietatezza di un killer navigato. Forse l’assassino avrebbe voluto davanti a sè proprio Salvatore Cortese, suocero del morto, al posto della giovane vittima? Difficile dirlo, al momento. Di certo l’omicidio di Cadelbosco riapre drammaticamente il libro del radicamento e della pericolosità della ndrangheta nel reggiano, e in particolare nella Bassa.

Oltre che dell’omicidio, Sestito è accusato anche di ricettazione della Magnum 44, l’arma sequestrata dai giovani militari intervenuti per primi sulla cena del delitto: revolver risultato rubato nel gennaio 20219 a Pieve di Cento, provincia di Ferrara. Quante ancora, anche dopo Aemilia, sono le armi illegali nascoste o in circolazione nel reggiano?

Be Sociable, Share!

3 risposte a Cadelbosco: delitto di ndrangheta?
La vittima era il genero del pentito Cortese
Un’esecuzione in stile mafioso
Salvatore Silipo fatto inginocchiare e ucciso

  1. Mustafa Rispondi

    24/10/2021 alle 22:19

    Giuseppe Ranieri Migale. Avvocato e commercialista a Parma.

    Sono gli stessi ?

    • L Eretico Rispondi

      25/10/2021 alle 08:30

      Avvocato di RE che già difende due ndranghetisti. Nella sue arringhe diceva che determinati metodi erano frutto della fantasia dei pentiti.
      Anche il morto è frutto di fantasia.

      • MUSTAFA Rispondi

        25/10/2021 alle 19:15

        E’ UNA SITUAZIONE ALLARMANTE. OCCORRE CAPIRE COSA FA LO STATO PER TENERE SOTTO CONTROLLO QUESTE SITUAZIONI.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *