Operazione Perseverance
Arrestato Salvatore Procopio uomo d’azione e “paciere” della ndrangheta
Gli inquirenti: il clan reggiano si è riorganizzato

8/10/2021 – Nell’ambito dell’operazione “PERSEVERANCE”, coordinata dal Procuratore della Repubblica di bologna Giuseppe Amato e dal P.M. della Direzione Distrettuale Antimafia Beatrice Ronchi, la Polizia di Stato ha dato esecuzione alla misura della custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Bologna Alberto Ziroldi a carico di Salvatore Procopio, 47 anni, gravemente indiziato di appartenente alla consorteria ‘ndranghetistica operante in Emilia e di detenzione illegale di plurime armi da sparo. L’arresto è stato operato dalla Squadra Mobile di Reggio Emilia.

L’Operazione “PERSEVERANCE”, lo scorso marzo 2021, aveva portato all’arresto per i reati di cui all’art. 416 bis c.p. e per tentata estorsione aggravata dal metodo e dall’agevolazione mafiosi, diversi esponenti del clan ndranghetistico Grande Aracri, quali Giuseppe SARCONE GRANDE, Salvatore MUTO cl. 1985 (fratello di Luigi MUTO cl. 1971 e di Antonio MUTO cl. 1978, già condannati anche in appello nel maxi processo Aemilia), Domenico Cordua, Giuseppe FRIYIO e altri.

VIDEO: L’ARRESTO DI SALVATORE PROCOPIO

Nell’occasione, era stata documentata un’articolata attività estorsiva per una ingente somma di denaro (quantificata nel dialoghi captati in oltre 2 milioni di euro) di provenienza illecita. Tale attività aveva consentito di rinvenire e sottoporre a sequestro un’arma comune da sparo con matricola abrasa illegalmente detenuta e portata, in concorso, da Giuseppe FRIYIO e Domenico CORDUA. Gli approfondimenti svolti hanno consentito di accertare che l’arma era stata ceduta a CORDUA, qualche giorno prima, da Salvatore Procopio cl. 1974, affinché la detenesse per conto della consorteria.

Procopio è considerato dagli indagati, che nel corso delle intercettazioni ne esaltavano la caratura criminale, e, unanimemente, dai collaboratori di giustizia, un “azionista” e cioè un appartenente alla consorteria ‘ndranghetistica in grado di compiere azioni criminali, anche violente. Nel corso delle indagini, è risultato intervenire in plurime occasioni, usando la propria autorevolezza di ‘ndranghetista, per dirimere controversie tra i sodali o per risolvere conflitti che riguardavano i sodali, nonché per favorire la famiglia Muto di Gualtieri (già colpita dalle operazioni Aemilia e Grimilde) e il Giuseppe FRIYIO.

L’indagine “PERSEVERANCE” – si apprende dalla Procura felsinea – “ha rivelato i nuovi assetti del sodalizio ‘ndranghetistico emiliano dopo gli arresti, le condanne e i sequestri intervenuti con le Operazioni AEMILIA e GRIMILDE, dimostrando come la consorteria mafiosa ha saputo riorganizzarsi attraverso l’azione di soggetti quali, appunto, Salvatore Procopio che oggi, grazie all’impegno profuso dagli uomini della Squadra Mobile di Reggio Emilia, è stato tratto in arresto”.

IL QUESTORE FERRARI: NDRANGHETA ANCORA PERICOLOSA, AVANTI CON L’OPERA DI CONTRASTO

Questa la dichiarazione diffusa dal Questore di Reggio Emilia, Giuseppe Ferrari, a conclusione dell’operazione: “La lotta alla pervasiva presenza ed operatività della criminalità organizzata perseguita dalla Polizia di Stato, con il puntuale coordinamento della DDA della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bologna, deve essere improntata, in provincia di Reggio Emilia, ad una costante e metodica opera di contrasto.

Il quetore Giuseppe Ferrari

L’obiettivo strategico della Polizia di Stato nella provincia reggiana, già interessata da plurime operazioni contro la ‘ndrangheta, è quello di mantenere un’altissima soglia di attenzione ai fenomeni criminali di matrice mafiosa, soprattutto in un periodo di assestamento della consorteria a seguito dei significativi risultati conseguiti dalle Forze di Polizia e dalla Autorità Giudiziaria.

L’esperienza ed il bagaglio di conoscenze acquisite nel corso degli ultimi anni, segnati da pesanti condanne comminate a carico di associati, va implementato e valorizzato, perché è indubbio come la ‘ndrangheta sia ancor più pericolosa, quando si mimetizza, evitando azioni criminali eclatanti”.

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