Un programma e una nuova opposizione per la Reggio alternativa al potere Pd

DI LUCA TADOLINI*

24/9/2021 – Il 2 Aprile 2017 la Gazzetta di Reggio titolava il “tramonto del modello Reggio” a fronte del crollo dei giganti cooperativi del cemento. Sotto al titolo il quotidiano aggiungeva: “I rapporti con la politica che assiste in silenzio al tracollo annunciato. Un sistema che esce con le ossa rotte dopo decenni di intrecci e legami. Un intero sistema uscito sconfitto dal crac di 1,5 miliardi di euro targato Unieco, Coopsette, Cmr, Orion, colossi di un modello che non ha retto la complessità contemporanea“.

Lo stesso giornale lo scorso 10 Settembre 2021 annunciava: “Trovato un alloggio per novanta senza tetto“. Lo stesso giorno la Prefettura comunicava che “centinaia di unità della Polizia, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Polizia Locale, coordinate dal Questore sono state impegnate in una importante ed incisiva operazione che ha consentito di sgomberare l’intero sito delle Ex Officine Reggiane“.

Questo 18 Settembre l’opposizione, convocata in maniera indipendente, manifestava davanti alla storica cancellata delle Officine Reggiane, chiedendo le dimissioni del Sindaco e della Giunta per il fallimento delle politiche di accoglienza, di gestione dell’immigrazione e di uno sviluppo basato solo sulla cementificazione.

L’avvocatoTadolini alla manifestazioni davanti alle ex-Reggiane

Nel comunicato della manifestazione veniva anche avanzato un sistema di gestione della città alternativo a quello degli ultimi anni di potere PD.

Si chiedeva di interrompere la cementificazione di Reggio Emilia, utile solo a finanziare il sistema di potere locale, a costo di disastri economici e sociali, dal  crac dei giganti coop al degrado cittadino.

Si chiedeva per il futuro un ritorno all’ordinaria amministrazione, alla sistemazione dei quartieri, alla loro messa in sicurezza, alla loro cura, custodia e manutenzione partendo dal livello degli abitanti, non dei mega cantieri.

In primo luogo riprendendo il controllo del territorio, con una distribuzione delle forze dell’ordine stabile nei quartieri.

In secondo luogo curando e custodendo il patrimonio pubblico dei quartieri, le zone verdi, l’arredo urbano, il patrimonio storico, i parchi e la condizione delle strade anche secondarie.

In terzo luogo spostando i fondi richiesti allo Stato da una destinazione alla cementificazione, al consolidamento e miglioramento orizzontale della città, utilizzando e investendo sull’esistente.

In quarto luogo cambiando la gestione dell’accoglienza e dell’immigrazione, abbandonando visioni ideologiche ed esperimenti sulla pelle della città, a favore di un misura ordinata e controllata, calibrata alle possibilità di accoglienza della società reggiana, senza che ne sia stravolta. Una Reggio Emilia alternativa a quella che esprime, in modo fallimentare, un potere politico che pensa solo alla propria sopravvivenza. Non si costruisce sviluppo sul degrado.

E’ stato proposto anche un nuovo modello di opposizione, coordinato, fortemente motivato da iniziative indipendenti, che hanno la loro forza nel carattere volontario e nella capacità di aggregare. Una opposizione coordinata che scende sul terreno, nei quartieri, e organizza iniziative in maniera libera e forte, con un invito costante a fare fronte. Decisa a superare un ruolo di semplice correttore automatico dell’esausto potere PD. cecisa a superare una buona volta una Reggio rimasta proprietà di partito. da troppo tempo. Reggio Libera. Reggiani e basta.

*avvocato, responsabile Centro Studi Italia

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