Strage di Bologna : il processo procede senza Bellini
In aula si parla dei conti svizzeri di Gelli e Ortolani

22/9/2021 – Nonostante la prescrizione del riposo per Paolo Bellini, operato al cuore dopo un malore in aula, riposo attestato dagli stessi periti del Tribunale, è continuato oggi a Bologna il nuovo processo per la strage del 2 agosto. E nonostante i cosiddetti mandanti sino morti, quindi non processabili, in aula sono nuovamente approdati i conti svizzeri di Licio Gelli, Umberto Ortolani e Marco Ceruti, dove secondo la Procura generale di Bologna sarebbero transitati i soldi serviti a finanziare l’attentato.

Deceduti da tempo Licio Gelli, imprenditore, uomo di tutti i misteri e padre padrone della Loggia P2, il finanziere Umberto Ortolani, il potente capo dell’ufficio Affari riservati Umberto Federico d’Amato e lo storico direttore del Borghese, Mario Tedeschi, il principale imputato rimane Paolo Bellini, il malavitoso reggiano, killer di mafia, da oltre 20 anni collaboratore di giustizia, imputato come coautore materiale della strage insieme ai Nar. Bellini, proprio il giorno del malore, aveva dichiarato in aula la propria estraneità a “quella situazione” (la strage alla stazione, ndr.).

Però non ha detto cos’era a fare quella mattina nella stazione di Bologna e neppure perchè in febbraio si fosse incrociato all’hotel Lembo con Thomas Kram, esperto di esplosivi del gruppo Separat del terrorista internazionale Carlos: quel Thomas Kram la cui presenza a Bologna il giorno della strage, è accertata da tempo. Anche la mattina del 2 agosto 980 Kram e Bellini si erano incrociati?

A quanto pare tuttavia non vi è alcuna volontà di indagare la questione, diventata cruciale e fuori fuori dall’orizzonte ideologico della Procura, perchè riaprirebbe necessariamente il capitolo politicamente scottante della pista mediorientale. Pista che al solo nominarla diffonde l’orticaria negli ambienti giudiziari bolognesi.

Oggi in aula. in videocollegamento con Ginevra, sono state ascoltate due teste, Michéle Agnolini, ex dipendente della banca Ubs di Ginevra, che conobbe Gelli, Ortolani e Ceruti, occupandosi dei loro conti e poi Alixe Francotte Conus, ex amministratrice della società Oggicane (dopo l’uscita dell’avvocato Michel De Gorsky), tramite la quale l’allora capo dell’Ufficio Affari Riservati del Viminale, Federico Umberto D’Amato, acquistò e gestì un appartamento a Parigi.

Secondo gli inquirenti potrebbe essere stato acquistato con soldi ricevuti da Gelli e Ortolani per organizzare la strage.
    Agnolini, già sentita nel 1984 dal giudice di Ginevra e poi nel dicembre 2018 dai magistrati della Procura generale, pur tra numerosi “non ricordo” ha confermato sostanzialmente le dichiarazione rese nei precedenti verbali.

Una novità emersa oggi dalle sue parole è che dietro il conto cifrato ‘Federico‘ si sarebbe nascosto Arrigo Lugli, cambiavalute legato a Gelli, Ortolani e ad ambienti della P2. La teste ha detto che fu Ortolani a presentarle Gelli e che il capo della P2 aprì un conto tra il 1978 e il 1979. “Aprì il suo conto con una cifra sostanziosa e poi ha continuato ad avere entrate sempre più regolari e considerevoli”. Incalzata dai pg ha anche confermato che Ortolani le disse di non chiedere il passaporto a Gelli, perché aveva già avuto una “relazione bancaria con l’Ubs“.

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