Strage di Bologna e terrorismo palestinese
Perchè continuare a negare?
Lettera di Gabriele Paradisi e Giordana Terracina all’avvocato Dubini
(pagina facebook di Alessandro Barbero)

21/9/2021 – Sulla pagina facebook Alessandro Barbero: la storia un iscritto al gruppo ha postato la prima parte del saggio di Gabriele Paradisi e Giordana Terracina (pubblicata da Reggio Report e che ha avuto larga eco nel Paese) sui “lodi europei“, vale a dire gli accordi – similmente al Lodo Moro – stipulati o tentati da diversi Paesi negli anni Settanta per mettersi al riparo dallo stragismo delle organizzazioni palestinesi più estremistiche.

L’amministratore di quel gruppo Facebook, l’avvocato cassazionista Rolando Dubini, ha reagito in maniera decisamente sopra le righe, scrivendo di “piste fantasiose” “depistaggi”, “diffusione di falsi storici” a proposito della strage di Bologna e della cosiddetta “pista mediorientale”. In realtà il saggio di Terracina e Paradisi non menziona neppure una volta la strage di Bologna, che invece viene richiamata nel titolo concepito esclusivamente nella “cucina” di Reggio Report – e del quale Reggio Report si assume serenamente e orgogliosamente tutta la responsabilità.

La catilinaria di Dubini, arrivato a bloccare i due autori per 28 giorni dal gruppo “Alessandro Barbero: la storia“, conferma che con una sola riga (“Viaggio alle origini della strage di Bologna“) abbiamo toccato un nervo scopertissimo. Fatto che ovviamente ci incoraggia a continuare, senza pregiudizi e con lo spirito di indipendenza che da sempre ci contraddistingue.

Dunque, Paradisi e Terracina hanno hanno replicato con una lettera all’avvocato Dubini: lettera costata agli autori la sanzione del blocco di 28 giorni comminata dallo stesso amministratore del gruppo, e che pubblichiamo integralmente di seguito.

A Reggio Report preme qui rilevare:

  • Non è infrequente che verità storica e verità giudiziaria non coincidano, e il caso di Bologna in proposito è eclatante;
  • Gli stessi magistrati hanno lamentato come la cosiddetta “pista palestinese” non fosse stata indagata, a suo tempo, con l’approfondimento che avrebbe meritato;
  • Le indagini e gli studi condotti in modo indipendente per anni hanno portato alla luce una quantità di documenti e materiali talmente ampia che nessuno può permettersi di liquidarli con disprezzo, se non giocando malamente la propria credibilità;
  • Il trucco ideologico di delegittimare come affine al neofascismo ogni voce divergente o non coincidente con le verità ufficiali, è bugiardo, stantio e – quando si parla di vicende come la strage di Bologna – fa vergogna a chi continua a propinarlo.

Infine rammentiamo l’ammonimento pronunciato a Bologna dalla presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati, dal palco della manifestazione di piazza Maggiore nel quarantesimo della strage del 2 agosto 1980: “Non tacciare di depistaggio chiunque azzardi interrogativi o verifichi ipotesi. Parole che valgono per tutti, anche per l’avvocato Dubini. (p.l.g.)

LA LETTERA DI GABRIELE PARADISI E GIORDANA TERRACINA ALL’AVVOCATO ROLANDO DUBINI

“Spett.le avv. Rolando Dubini,

Ci rivolgiamo a lei in qualità di Amministratore del gruppo Facebook “Alessandro Barbero: la Storia”.

Un iscritto al gruppo, il sig. Alexandro Dentus Ascoli, ha pubblicato alle 21:54 di domenica 19 settembre 2021, una breve recensione alla prima parte di un saggio a cui stiamo lavorando, linkando in calce al post, l’articolo medesimo, pubblicato il 14 settembre 2021 sul giornale online “Reggio Report”.

L’iniziativa del sig. Ascoli, che comunque ringraziamo, se da un lato ci ha lusingato, dall’altro ha fatto sì che nel gruppo si scatenassero reazioni non esattamente gradevoli.

Quello che però ci ha maggiormente sorpreso è stata la sua presa di posizione, avv. Dubini. Lei, immediatamente ha parlato di “piste fantasiose”, “depistaggi”, “diffusione di falsi storici”, “fake news storiche e pure giudiziarie (!?!?)”. Il tutto poiché nel titolo si faceva riferimento alla strage di Bologna, mai menzionata nell’articolo che, come indicato, è solo una prima parte di un saggio molto più ampio. Diciamo che lei ha messo le mani avanti.

La cosa per certi versi ancora più sconcertante è stato un suo commento successivo dove, esponendo con orgoglio i suoi pregevoli titoli, lei ci ammonisce:

Preciso, inoltre, che sono avvocato penalista del foro di Milano, patrocinante in Cassazione. Ho tutte le sentenze del processo di Bologna e sono pronto a confutare, con specifica competenza professionale, qualunque tentativo di alimentare i depistaggi sulla strage alla Stazione. Inoltre, intendo denunciare nel modo più ampio possibile, in questo gruppo che ha 276 Mila iscritti, qualunque tentativo di falsificazione sulle responsabilità e complicità della strage di Bologna, la cui matrice nazionale e neofascista è emersa dalle migliaia di pagine delle sentenze finora emanate in modo chiaro e incontrovertibile”.

Vediamo di capire. A prima vista, sembrerebbe che lei stia insinuando che noi, con quello che scriviamo, stiamo alimentando i “depistaggi sulla strage alla Stazione”. La nostra è una corretta interpretazione? E ancora, lei intende sostenere che noi con le ricerche che stiamo effettuando negli archivi più disparati, stiamo falsificando “sulle responsabilità e le complicità della strage di Bologna”?

Ci piacerebbe che lei fosse più diretto. Perché se ciò che lei ha lasciato intendere con quel giro di parole, ce lo dice esplicitamente, a prendere le dovute misure saremmo noi, pur non vantando i suddetti titoli dietro ai quali lei sembra farsi scudo.

Ora nessuno mette in dubbio la sua competenza professionale, ma avere letto le sentenze, come lei dice di aver fatto, non significa conoscere a fondo la vicenda e soprattutto non significa avere in mano la “verità storica”.

Vede, noi non ci siamo limitati a leggere le sentenze, noi abbiamo studiato gli atti del processo di Bologna (164 faldoni digitalizzati), abbiamo sviluppato ricerche in molti altri archivi di tribunali italiani (Venezia, Chieti, Roma, Brescia) e anche all’estero (archivio di Berlino della Stasi, la polizia politica dell’Ex DDR).

Thomas Kram

ENTRIAMO NEL MERITO: IL SONNO DELLE INDAGINI E IL CASO THOMAS KRAM

Volendo entrare nel merito, se la pista palestinese per la strage del 2 agosto 1980 fosse stato un “depistaggio”, come si vuol far credere e come probabilmente lei crede, la Procura di Bologna non l’avrebbe indagata per quasi 10 anni, bacchettando i colleghi che li avevano preceduti («Probabilmente questo filone di Bologna [la “pista palestinese”], andava già da subito approfondito e si sarebbero dovuti mettere dei punti fermi. Cosa che non fu fatta [] venne gestito in maniera tale da non poter consentire un approfondimento», Roberto Alfonso, Procuratore capo della Procura della Repubblica di Bologna, 26 luglio 2013) e giungendo a formulare una richiesta di archiviazione dove, su Thomas Kram, “terrorista tedesco esperto di cariche esplosive e detonatori a tempo”, presente a Bologna il 2 agosto 1980, membro effettivo del Gruppo Carlos, scrivono: «La ingiustificata presenza a Bologna, il giorno della strage del 2 agosto 1980, di un terrorista tedesco esperto di esplosivi, identificato con carta di identità, alimenta un grumo residuo di sospetto […] quella imprevista e sorprendente presenza a Bologna, il giorno della strage, avrebbe richiesto una risposta persuasiva, una precisazione o un’indicazione che consentisse di apprezzarne la casuale verità di una stravagante coincidenza del destino, fugando, ragionevolmente, il sospetto di un qualche coinvolgimento nell’esecuzione della strage»… risposte persuasive e precisazioni che Thomas Kram non ha mai fornito, anzi, egli ha infarcito il suo racconto di dichiarazioni completamente e documentalmente false e smascherate… ma la passò liscia. D’altronde, una “manina pietosa”, il suo nome l’aveva nascosto nei faldoni delle “segnalazioni anonime” e dunque era rimasto per ben 25 anni celato… Lei avvocato, come lo definisce, se non “depistaggio”, questo colpevole, deprecabile, inammissibile occultamento?

George Habbash

LO STRANO RAPPORTO TRA IL GIUDICE ALDO GENTILE E L’UOMO DI HABBASH IN ITALIA

E poi che dire della strana frequentazione tra il giudice istruttore di Bologna Aldo Gentile e il responsabile in Italia del Fronte popolare per la liberazione della Palestina (FPLP) Abu Anzeh Saleh? Che dire dei permessi concessi a Saleh per andare a Roma nell’ambito dell’inchiesta sulla strage, di cui non resta alcuna traccia, ma nel soggiorno del vecchio magistrato campeggia ancora in bella mostra un bassorilievo donatogli dal palestinese?

Vede, avvocato, ci sarebbero moltissimi altri passaggi inquietanti da riportare su come fu condotta o non condotta l’inchiesta di Bologna, ma se vuole può trovare in rete da solo molti articoli che abbiamo scritto in questi ultimi 15 anni, basandoci sempre ed esclusivamente su documenti, senza nessun intento ideologico o politico.

E IN FONDO ALCUNE DOMANDE

Prima di chiudere le poniamo e poniamo a questo gruppo di discussione storica, dal quale lei può tranquillamente espellerci (in realtà l’ha già fatto con la dott.ssa Terracina), alcuni quesiti su cui meditare e che fanno capire ancora meglio che la “pista palestinese” è tutt’altro che un depistaggio.

  1. Perché, dopo 41 anni, i magistrati, l’Associazione dei familiari, ahimè la Presidenza del Consiglio dei ministri (poiché potrebbero “arrecare in caso di divulgazione un grave pregiudizio agli interessi essenziali della Repubblica”, 7 agosto 2020),non si spendono adeguatamente per rendere finalmente pubbliche le carte del colonnello Stefano Giovannone, all’epoca capocentro del Sismi a Beirut, del periodo novembre 1979 (sequestro dei missili di Ortona e arresto di Abu Anzeh Saleh) – agosto 1981 (liberazione anticipata dello stesso Abu Anzeh Saleh, dopo la condanna a sette anni, in primo grado, del 25 gennaio 1980)? Dopo 30 anni di vero segreto di Stato (1984-2014), su quelle informative sono state riapplicate ed aumentate le classifiche originali e dunque resteranno ancora segrete e inaccessibili ai comuni mortali, storici inclusi, almeno fino al 2029, anche se l’on Giuseppe Fioroni – che ha presieduto dal 2014 al 2018 la Commissione Moro 2 – ritiene che la scadenza tra otto anni verrà ulteriormente prorogata. Su quelle carte, alcuni deputati (di entrambi gli schieramenti – Carlo Giovanardi e Gero Grassi), che in qualità di membri della Commissione Moro 2 le hanno potute sfogliare di sfuggita, sostengono ci sia una verità che “non va nella direzione dei processi”, quei processi le cui sentenze a lei, avvocato, sono tanto care.
MariaFResu con la sua bambina

2. Perché non si cerca di dare una spiegazione al fatto che in stazione non morirono 85 persone come si è sempre detto bensì 86 (vi è a tal proposito una prova scientifica “chiara e incontrovertibile”)? Perché non si cerca di capire che fine ha fatto il cadavere della povera Maria Fresu, di cui non s’è trovato nulla di nulla, nonostante un corpo in quelle condizioni ambientali della sala d’aspetto di seconda classe, secondo i periti del tribunale, non potesse assolutamente dematerializzarsi? Perché non si cerca di dare un nome alla giovane donna di cui resta solo un volto strappato dal cranio (86ma vittima mai identificata né reclamata

3. Perché Paolo Bellini, attualmente sul banco degli imputati nel cosiddetto processo mandanti, contravvenendo alle sue abituali consuetudini di permanenza a Bologna, il 22 febbraio 1980 pernottò nello stesso albergo dove si trovava anche Thomas Kram?

Vede, caro avvocato, finché qualcuno non darà una risposta plausibile e di sostanza a queste domande, a prescindere dalla debolezza dell’impianto delle sentenze definitive, credo non si possa parlare di verità raggiunta. E questa non è un’opinione. È, come lei dovrebbe sapere, un dovere in uno Stato di diritto.

In attesa di un suo cortese riscontro, le inviamo distinti saluti.

GABRIELE PARADISI E GIORDANA TERRACINA

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