Scandalo Palamara: il giudice Morlini sospeso per un anno e sei mesi da funzioni e stipendio

14/9/2021 – Il giudice reggiano Gianluigi Morlini, già membro del Csm, è stato sospeso da tutte le funzioni e dallo stipendio di magistrato per un anno e sei mesi. Questa la sentenza emessa in serata dal plenum del Consiglio Superiore delle Magistratura, presieduto dal membro laico Filippo Donati, e resa nota alle 20,20. La sospensione è la sanzione più severa nei confronti di un giudice, dopo la radiazione.

Il giudice Gianluigi Morlini

Per Morlini, che ora potrè presentare ricorso, l’Avvocato generale della Cassazione Pietro Gaeta aveva chiesto due anni di sospensione, il massimo previsto, per aver partecipato al famoso incontro notturno dellì’hotel Champagne del 9 maggio 2019, in cui si sarebbe discussa la nomina del procuratore di Roma, Riunone alla quale parteciparono i deputati Cosimo Ferri e Luca Lotti, all’epoca entrambi del Pd. Ferri, magistrato in aspettativa, poi è passato a Italia Viva. Sospesi anche gli altri togati presenti all’hotel Champagne:  Luigi SpinaCorrado CartoniAntonio Lepre e Paolo Criscuoli. Cartoni e Criscuoli sono stati sospesi per 9 mesi, mentre Lepre, Morlini e Spina hanno ricevuto la sanzione un anno e 6 mesi. La richiesta dell’Avvocato generale era due anni per SpinaMorlini e Lepre, un anno invece per Cartoni e Criscuoli. Durante le arringhe i difensori hanno chiesto il proscioglimento e alcuni, in subordine, la sanzione più lieve della censura.

All’epoca Morlini – eletto per la corrente di Unicost con un notevole successo personale, – guidava la commissione del Csm che si occupava delle nomine. Il trojan infilato dalla Procura di Perugia nello smartphone di Palamara registrò tutto quello che accadde nella riunione, e anche i WhatsApp di Morlini a Palamara per sollecitare interessamenti e nomine, compresa quella di Marco Mescolini alla procura di Reggio Emilia.

 

Cartoni e Criscuoli sono stati sospesi per 9 mesi, mentre Lepre, Morlini e Spina hanno ricevuto una sospensione di un anno e 6 mesi. La sanzione chiesta era la sospensione di due anni per SpinaMorlini e Lepre, un anno invece per Cartoni e Criscuoli. Durante le arringhe i difensori hanno invocato il proscioglimento e alcuni, in subordine, la sanzione più lieve della censura. Cartoni, Lepre, Criscuoli e Morlini non sono indagati: dopo essersi autosospesi dal Consiglio, hanno scelto di dimettersi. Una decisione presa quasi subito da Spina, che invece era coinvolto dall’inchiesta su Palamara.

LA VICENDA

Si è concluso dopo dieci ore di camera di consiglio e oltre un anno di udienze, con molti rinvii, il processo disciplinare ai 5 ex togati del Consiglio superiore della magistratura, Luigi Spina, Corrado Cartoni, Antonio Lepre, Gianluigi Morlini e Paolo Criscuoli.

Al centro la riunione all’hotel Champagne del 9 maggio del 2019, l’episodio all’origine del caso Palamara, la bufera che ha travolto la magistratura italiana e il Csm: in una saletta dell’albergo romano Luca Palamara, con i deputati Luca Lotti Cosimo Ferri, magistrato in aspettativa, e i 5, allora consiglieri superiori, discussero di nomine, innanzitutto quella del successore di Giuseppe Pignatone alla guida della procura di Roma.

Una sentenza che arriva a quasi un anno da quella dell’ottobre scorso che ha radiato Palamara dalla magistratura. L’avvio dell’azione disciplinare per i togati, così come per Palamara e Ferri, era stato annunciato dal procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi il 25 giugno del 2020 ed ha avuto come effetto immediato le loro dimissioni.

Gravi violazioni dei doveri di correttezza ed equilibrio, scorrettezza verso i colleghi e il tentativo di condizionare in maniera occulta l’attività della commissione incarichi del Csm le contestazioni mosse. Per i cinque consiglieri alle incolpazioni del pg si era aggiunta anche quella dell’allora ministro della giustizia, Alfonso Bonafede, per la quale il loro comportamento “risultava diretto a influenzare la generale attività funzionale della quinta commissione” del Consiglio, con “grave inosservanza” del regolamento che stabilisce la necessità di “preservare l’autonomia valutativa del Csm”. La prima udienza si è tenuta il 21 luglio, un’udienza ‘di smistamento’, solo per organizzare le questioni procedurali, con rinvio al 15 settembre, quando il collegio si è espresso in senso contrario alla richiesta di unificare il procedimento con quelli di Palamara e Ferri che era stata avanzata dalla procura generale della Cassazione.

Dunque i tre procedimenti sono andati avanti autonomamente. Il processo a Palamara si è concluso in poco meno di un mese, con la sentenza di espulsione dalla magistratura pronunciata il 9 ottobre. Quello a Cosimo Ferri non è ancora entrato nel merito: l’ex magistrato ha presentato una serie di istanze di ricusazione dei giudici della disciplinare, che hanno determinato la sospensione del procedimento, e si aspetta che la Camera si esprima sull’utilizzabilità delle intercettazioni.

Il 26 aprile è stato sentito Marcello Viola, della cui candidatura si era discusso nel corso della riunione all’Hotel Champagne e che poi fu il più votato in commissione prima che lo scandalo azzerasse l’istruttoria, che ha detto che nessuno all’epoca gli aveva annunciato il voto in suo favore. Poi il giorno dopo è stata la volta di un maresciallo della Guardia di Finanza, sulle modalità di programmazione e di ascolto delle registrazioni captate dal trojan nel cellulare di Luca Palamara, e in particolare l’intercettazione dell’incontro nell’albergo.

Il 25 giugno era previsto l’esame degli incolpati, al quale però i cinque ex consiglieri non si sono sottoposti. Al centro dell’udienza le nuove eccezioni sollevate dalle difese sul tema dell’utilizzabilità delle intercettazioni, in particolare in relazione alle verifiche sul server napoletano della società Rcs dove i dati delle captazioni sarebbero transitati.

Eccezioni alle quali si è opposta la Procura generale della Cassazione. I giudici disciplinari hanno dichiarato chiusa l’isruttoria dibattimentale e rinviato al 30 luglio per l’inizio della discussione con la requisitoria della Procura generale.

La sospensione dalle funzioni è stata la sanzione chiesta per tutti e 5, da graduare a seconda delle posizioni. In particolare, l’avvocato generale della Cassazione Piero Gaeta ha chiesto il massimo previsto, la sospensione per due anni, per gli ex consiglieri Luigi Spina, Gianluigi Morlini e Antonio Lepre, un anno invece per Corrado Cartoni e Paolo Criscuoli. Alla ripresa dei lavori del Csm, dal 6 settembre, le udienze per le arringhe delle difese, con le richieste di proscioglimento. Infine la sentenza, con la condanna per tutti alla sospensione.

(FONTE: ADN KRONOS)

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Una risposta a 1

  1. Fausto Poli Rispondi

    14/09/2021 alle 22:47

    Siamo contenti! Cara Repubblica Italiana, come sei bella ! Come sei bella!

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