Saman, un femminicidio tribale
“Danish Hasnain mente di un progetto criminoso pazzesco”
L’allucinante riunione in casa Abbas per decidere di fare a pezzi la ragazza

22/9/2021 – Saman, un femminicidio tribale: l’arresto avvenuto questa mattina nella regione di Parigi di Danish Hasnain, per il procuratore reggente di Reggio Emilia Isabella Chiesi, è “fondamentale perché ci consentirà di avere una versione dei fatti, sempre che la voglia rendere, delle indicazioni anche su dove si trova il corpo di Saman”. Dal momento che il cugino Ikram Ijaz è già in carcere, Chiesi ha parlato della possibilità di “mettere nel caso a confronto le versioni dei fatti” dei due indagati. In base agli accertamenti fatti su Hasnain, “riteniamo che fosse la mente di questo progetto criminoso pazzesco”.

Al centro il procuratore regginte di Reggio Emilia Isabella Chiesi

A carico di Hasnain c’è anche il video che lo ritrae il 29 aprile, con i due cugini, nei pressi del casolare di Novellara dove la famiglia viveva e lavorava, con pala e piede di porco: secondo gli investigatori stavano andando a scavare la buca per seppellire la diciottenne. Hasnain era partito verso la Francia insieme ai due cugini e al fratello di Saman, che però era stato fermato, il 10 maggio, e collocato in comunità in quanto minorenne.

Per oltre due mesi, ben 67 giorni , sono andate avanti le ricerche della ragazza scomparsa nell’area dell’azienda agricola di Novellara.

UNA RIUNIONE PER DECIDERE DI FARE A PEZZI IL CORPO DI SAMAN

Lo zio Danish Hasnain è – dunque – considerato l’esecutore materiale del delitto.

 Il pomeriggio del 30 aprile a casa della famiglia Abbas, a Novellara, ci fu una riunione e si parlò di come far sparire il cadavere di Saman, smembrandolo.

Il dettaglio è emerso dalle dichiarazioni, durante l’incidente probatorio, del fratellino della ragazza, scomparsa quella sera e che si ritiene sia stata uccisa dai familiari che non accettavano il suo comportamento, iniziato con il rifiuto di un matrimonio combinato in Pakistan.

Danish Hasnain, catturato a Parigi

All’incontro nella casa c’erano anche lo zio Danish Hasnain e un altro parente. Un partecipante, ha raccontato il fratello, “ha detto: io faccio piccoli pezzi e se volete porto anch’io a Guastalla, buttiamo la’ , perche’ cosi’ non va bene”.

Il cadavere di Saman, dopo due mesi di ricerche tra i campi e le serre del Reggiano, non è mai stato trovato, ma gli inquirenti, i carabinieri e la Procura di Reggio Emilia, non hanno dubbi sul fatto che sia stata uccisa. Una cruciale testimonianza in tal senso e’ proprio quella del fratello, che ha accusato lo zio Danish.

Dopo aver identificato Danish Hasnain da alcune caratteristiche del volto, in particolare un neo, è stato fatto l’esame delle impronte digitali: “Con i rilievi dattiloscopici si è chiuso il cerchio certi che è lui”, ha spiegato la procuratrice di Reggio Emilia Isabella Chiesi. Lo zio di Saman Abbas, fuggito dall’Italia il 10 maggio,. Non si esclude che in Francia possa trovarsi anche Nomanhulaq Nomanhulaq, cugino della diciottenne, pure lui latitante e indagato. Sempre in Francia era stato infatti bloccato Ikram Ijaz, finora l’unico indagato ad essere arrestato, a Nimes, a fine maggio.

IL LEGALE DEL FIDANZATO DI SAMAN: LA SUA FAMIGLIA MINACCIATA E SOTTO PRESSIONE, VA PORTATA IN ITALIA

 “Siamo assolutamente soddisfatti dell’arresto di Danish Hasnain che aggiunge il tassello più importante a questa vicenda, l’autore materiale. Ci congratuliamo con gli inquirenti e siamo sicuri che un passo alla volta tutti i responsabili verranno assicurati alla giustizia”. Lo dice l’avvocato Claudio Falleti, difensore del fidanzato di Saman Abbas, commentando l’arresto a Parigi dello zio della giovane. “Chiediamo però – prosegue il legale – alle nostre autorità ed anche alla procura di considerare con attenzione i nostri appelli a tutela della famiglia” del suo assistito, “anche perché più il cerchio si stringe più la pressione in Pakistan aumenta insieme a tutti rischi connessi. Non resti inascoltato il nostro appello di portare la famiglia del mio assistito in Italia, famiglia che non dimentichiamo è stata minacciata a domicilio dal clan Abbas, e chi si macchia di un efferato crimine nei confronti di una figlia certamente non ha scrupoli a rinnovare lo stesso gesto nei confronti di terzi”.

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