Pd “cancellato” a Siena
L’abiura di Letta: vendere l’anima per convenienza
Quant’era nobile la devotio suicidi dei Romani…

DI GIANLUCA TORTORA*

Gianluca Tortora

6/9/2021 – La notizia, che in realtà per l’informazione non ha fatto notizia, è quella che ha visto protagonista Enrico Letta, candidato alle suppletive a Siena, il quale ha deciso di eliminare il simbolo del Partito Democratico, nonostante ne sia il Segretario, dalla lista.

La trovata appare secondo molti osservatori stravagante, ma non per chi evidentemente sugli organi di informazione ritiene ormai pacifico appellarsi a Macchiavelli pur di conquistare il seggio, seppur abiurando il simbolo del partito di cui si è espressione e per il quale si è rinunciato all’insegnamento a Parigi.

Ebbene, la singolarità della scelta del segretario del PD non può e non deve passare inosservata: il calibro del candidato non è secondario per storia ed incarico rivestiti in passato e nel presente nel Partito. D’altronde in quell’area geografica il PD è stato sempre il partito di riferimento ed ha governato ininterrottamente da decenni, sebbene con candidati graditi ai calorosi contradaioli senesi.

Enrico Letta a Siena

Ma allora perché rimuovere il simbolo? Per timore di non ricevere quel consenso che oggi in una importante roccaforte potrebbe far vacillare qualcuno o qualche equilibrio? In buona sostanza comprometterne il risultato in passato scontato?

La risposta forse sta tutta nel risultato: vincere ed assicurarsi il seggio in vista di scadenze e passaggi parlamentari importanti, per poi mettere a tacere le critiche e voltare pagina.

La coerenza di questi illustri esponenti dove è stata deposta? Si può abdicare pur di raggiungere una poltrona ed il solo risultato di una competizione elettorale? Questa è oggi l’anima della sinistra in una città, quella del Palio, dove conta vincere e preservare equilibri di potere, non importa a quale prezzo, con quali idee o identità: nel Palio per altro per vincere tutto è lecito.

Viene allora ancora da domandarsi se lo stesso segretario si intesti iniziative come lo ius soli o l’estensione del voto ai sedicenni come iniziative personali o se, invece, intenda riproporle sotto un vessillo per il momento accantonato, in quanto non pagante.

Ma la coerenza si può declinare secondo la sola convenienza?

Personalmente credo che la coerenza e la fedeltà non tanto rispetto a determinate posizioni ma rispetto a scelte e soprattutto alla propria identità, di cui la bandiera – anche di partito, è l’espressione, costituiscano il minimum standard richiesto per essere credibili e non solo in politica.

Se si desidera rientrare in Parlamento, che almeno si resti fedeli ai propri colori: i Romani praticavano la devotio suicidi, cioè preferivano togliersi la vita per non subire l’onta del disonore o della sconfitta – scelta comune a molti comandanti di un esercito. Letta, invece, preferisce i versi di Dante dall’Inferno, correndo per il seggio toscano, “…guarda e passa..”.

Presidente del Circolo Culturale “G. Gentile” – Fratelli d’Italia

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Una risposta a 1

  1. Paolo Manfredini Rispondi

    07/09/2021 alle 09:06

    Caro Gianluca sono assolutamente d’accordo con te; la coerenza e la fedeltà dovrebbero essere,non solo in politica,Valori assoluti che permettono la convivenza e il rispetto tanto più se si rappresenta un popolo o si vogliono rappresentare ideali.Quello di Letta è l’ennesimo esempio di come la politica anche ad alti livelli sia sempre più accomunabile ad interessi personali e sempre meno ad interessi comuni.La domanda che mi faccio e che ti giro è: ma come si può dare fiducia a chi presiede un partito e si ” vergogna” di portarne il simbolo con orgoglio e fierezza..forse mancano proprio i valori reali per esserne orgogliosi e fieri ??

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