Nicolino Grande Aracri: “Io mai pentito”
“Sono andato da Gratteri per mia moglie e mia figlia”

22/9/2021Nicolino Grande Aracri non voleva pentirsi nà diventare un collaboratore di giustizia. Lo ha precisato oggi lo stesso boss, a capo dell’omonima cosca di ‘ndrangheta cutrese, dominante in Emilia con un proprio ramo autonomo decapitato dal processo Aemilia, parlando dei colloqui avuti nei mesi scorsi con il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri.

Nicolino Grande Aracri in un videocollegamento dal carcere

In Corte d’appello a Bologna, rendendo un fiume di dichiarazioni spontanee nell’ambito del processo di secondo grado sugli omicidi Vasapollo e Ruggiero avvenuti nel 1992 a Reggio Emilia e Brescello (per uno dei due è stato condannato in primo grado all’ergastolo), Grande Aracri ha spiegato: “Ho chiesto di poter parlare col dottor Gratteri per chiarire la posizione di mia moglie e mia figlia”.

Si tratta di Giuseppina Mauro ed Elisabetta Grande Aracri, arrestate nel novembre del 2020 nell’inchiesta “Farmabusiness” e considerate dai magistrati calabresi le reggenti degli affari della famiglia al posto degli uomini detenuti.

Secondo l’imputato, inoltre, il risalto mediatico dato alla notizia dei suoi incontri con gli inquirenti
farebbe parte di “una strategia della Dda di Catanzaro per indurmi a collaborare. E quando non ci sono riusciti hanno detto che Grande Aracri non era attendibile”.

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