Strage di Ustica: e ora parliamo di depistaggio
Chi “confezionò” la pista del missile subito dopo
la tragedia? Una testimonianza inedita . ESCLUSIVO

DI GABRIELE PARADISI*

Gabriele Paradisi

25/9/2021 – È la notte tra il 27 e il 28 giugno 1980. Il DC9 I-TIGI volo IH-870 Itavia Bologna-Palermo, da poche ore è scomparso dai radar e dato per disperso. Subito dopo il mancato arrivo del DC9 all’aeroporto di Punta Raisi, scattano le misure d’emergenza. Mezzi di soccorso aerei e navali partono da Ciampino, da Palermo, da Catania e da Napoli.

Solo in mattinata però – alle 7,02 fu avvistata una macchia di kerosene sulla superficie del mare – si avrà la certezza che l’aereo è precipitato 70 miglia nautiche a nord di Ustica con a bordo 77 passeggeri e 4 membri dell’equipaggio.

Eppure, quella notte, a pochissime ore dall’ultimo contatto radio del DC9 con la torre di controllo, qualcuno sembra sapere già cos’è accaduto…

Un vecchio telefono, con disco combinatore tipico di quegli anni, squilla sinistramente nell’oscurità di una redazione.

«Una misteriosa telefonata ad un giornalista italiano… “Come ha avuto questa informazione?” … Quella persona disse: “Non creda a quello che diranno” … getta nel caos l’indagine su un incidente aereo… […] “Era stato abbattuto da un missile… […] dissero che la mia teoria era ridicola…”».

A parlare è Andrea Purgatori, noto reporter di uno dei più importanti quotidiani italiani. «“Nel 1980 ero un reporter investigativo per il Corriere della Sera, che era ed è ancora il giornale più importante d’Italia”».

Queste frasi di Purgatori sono tratte da “Massacre Over the Mediterranean” (titolato nella versione per il nostro Paese: “Ustica una tragedia italiana”), episodio andato in onda in prima Tv il 20 gennaio 2014 (e in Italia l’11 febbraio 2014), inserito nella tredicesima stagione del programma televisivo documentaristico canadese a episodi Mayday (Indagini ad Alta Quota) del network Discovery Channel Canada.

Andrea Purgatori

LA TELEFONATA A PURGATORI: LA VERSIONE DEL 2014

«La notte dell’incidente [Purgatori] riceve una bizzarra telefonata. “Ricevetti una telefonata da un controllore del traffico aereo di Roma…” … “Come ha avuto questa informazione?” … “Quella persona disse: non posso parlarle a lungo da questo telefono, ma non creda a quello che diranno perché è stato abbattuto da un missile”.

La fonte lo indirizza verso una teoria controversa: il volo 870 si è trovato nel fuoco incrociato di una battaglia aerea tra la Nato e alcuni jet libici. “C’era una situazione di tensione nel Mediterraneo che era molto simile a quella che si ha prima di una guerra”. […] “Certo la sua identità è al sicuro con me…”.

Purgatori è convinto di rivelare una notizia di importanza internazionale. “Quella era il tipo di storia che a un giornalista può capitare forse una volta nella vita una volta nella carriera” . E Purgatori non se la fece scappare.

Due giorni dopo la tragedia dell’Itavia Airlines, scrive un articolo in prima pagina che sconvolge l’Italia e il mondo intero. “Sono stato il primo a dire: sì, è possibile che il DC9 sia stato colpito da un missile”.

Purgatori fa qualche ricerca ed elabora una teoria sorprendente. Alcuni caccia occidentali probabilmente francesi si stavano lanciando in un atto di guerra contro degli aerei libici e gli aerei libici probabilmente si stavano nascondendo dietro il DC9. Il DC9 purtroppo si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato ed è stato colpito da uno dei missili”».

Questa la trascrizione integrale dell’intervista rilasciata al network canadese, versione che non coincide però esattamente con quanto lo stesso Purgatori aveva riportato anni prima, nel 1995, nel libro “A un passo dalla guerra. Ustica. Storia di un segreto inconfessabile”, scritto insieme a Daria Lucca e Paolo Miggiano (Sperling & Kupfer Editori). La telefonata, secondo questa prima versione, non viene raccolta direttamente dal giornalista. Più persone (la compagna di Purgatori, una “tata”) sembrano coinvolte. Riportiamo l’intero capitoletto del libro del 1995.

Il relitto del DC9

… E QUELLA PUBBLICATA NEL 1995

«SCHEDA 6 DC9 ITAVIA – TELEFONATA

(A.P.) 27 giugno 1980. Le 23 o giù di lì. Siamo stati al ristorante, io e la mia compagna. Siamo appena tornati a casa. Squilla il telefono. Risponde lei, nella stanza da letto. Lei fa la hostess (Alitalia, lungo raggio) e ogni tanto a quest’ora chiamano quelli dei turni. Ma io penso al giornale: che vogliono adesso? Poi alla terza parola che sento, capisco che il giornale non c’entra. È solo la tata della mia compagna. Ma raccolgo un annuncio ad alta voce, diretto a me: «È caduto un aereo». Come, un aereo caduto? Mi avvicino. La mia compagna continua la telefonata rilanciandomi quello che le dice la tata: «Gliel’ha detto Michele… gli ha telefonato lei, a Ciampino… era spaventata per me perché ha sentito la notizia in televisione… non sapeva se ero in volo… voleva sapere che aereo era». Naturalmente, Michele non si chiama Michele ma diciamo di sì. È un figlioccio della tata e fa il controllore del traffico aereo a Ciampino. Un bravo ragazzo, dice sempre la tata. Guardo l’orologio, mentalmente faccio i conti: al giornale staranno ribaltando la prima pagina, però se l’ha detto la televisione vuol dire che hanno già tutte le notizie. La mia compagna continua: «un missilecomel’hanno buttato giù con un missile?». Come, un missile? Chi l’ha detto? «Michele», fa la mia compagna. «Michele?» E l’ha detto alla tata? «Dice che gliel’ha detto Michele, che sta a Ciampino… se sta a Ciampino, vuol dire che lo sa. No?» Michele è un controllore del traffico e un sottufficiale dell’Aeronautica. Pure se è un bravo ragazzo come dice la tata, mica vuol dire che è un fesso. Rifaccio i conti, mentalmente: al giornale staranno ribaltando la prima pagina, però lo sanno del missile? La televisione l’ha detto del missile? «Dice che lei non l’ha sentito, però Michele lo sa». Allora dì che la richiamiamo: fra cinque minuti. Entro in agitazione ma con un pizzico di buon senso: se Michele l’ha detto alla tata e la tata lo sa, vuol dire che lo sanno tutti. Telefono lo stesso. Lo sapete già del DC9 caduto? «Stiamo ribaltando la prima», mi fa il caporedattore di notte. E va bene. Lo sapete come è caduto? «È precipitato, si sono interrotti i contatti», mi fa il caporedattore. Sì, ma dico: come è caduto? «No. Ciao, eh… che qua stiamo nella merda». Non lo sanno, dico alla mia compagna. Però la tata lo sa. Avrà capito bene? Richiamala, per favore, dì che telefoni a Michele e gli chieda se mi fa una telefonata. Richiama la tata, dopo una decina di minuti: «Dice che da lì non può parlare, però ci prova, che comunque è stato un razzo… un missile…». Invece Michele trova tempo e modo, da Ciampino: «Un DC9 Itavia… Bologna-Palermo… a bordo settantasette più quattro d’equipaggio… oh, non ti far fregare che l’hanno tirato giù con un missile…». Ma di chi? «C’erano delle esercitazioni militari… c’erano i Notam [NOtice to AirMen]… comunque è andata così, eh… adesso però ti lascio perché devo tornare dentro…». Riattacca. Non ci dormo. La mattina dopo Michele viene a casa da noi. È in divisa, anzi in tuta. Per sdrammatizzare gli chiedo anche se si può fare un salto allo spaccio, che c’hanno dei giubbotti col castorino (niente male per la moto). Lui dice che sì, basta sapere quando. È appena smontato. Adesso lo incalzo: ripete tutto, pari pari. Missile di chi? Beh, fa lui, lì in giro ci sono solo gli americani o i francesi. Capisco, faccio io. Poi, alle 10, sono nella sede dell’Anpac, sindacato dei piloti, in viale dell’Esperanto, all’Eur. II giornale vuole un pezzo «tecnico»: sentili, senti che dicono… Davanti a me c’è il presidente: Adalberto Pellegrino, l’aquila selvaggia. Butto lì: non sarà stato mica un missile? Penso: ora sbotta a ridere. Invece mi fissa, poi fa: certo che per come sono andate le cose, solo un meteorite…».

A prescindere dalle due diverse versioni, restano in entrambi i racconti, per bocca di Purgatori, alcuni sostanziali punti fermi. Al reporter investigativo del più importante quotidiano nazionale, direttamente o indirettamente, giunge via telefono la notizia, ad appena due ore dal disastro, che l’aereo Itavia è stato abbattuto da un missile partito da un caccia presumibilmente francese. A dare questa notizia, sempre a detta di Purgatori, è un controllore del traffico aereo di Roma Ciampino, sottufficiale dell’Aeronautica.

Agli atti, risulta che Andrea Purgatori sia stato sentito dai magistrati in merito a queste sue rivelazioni?

, il giudice istruttore Rosario Priore sentì il giornalista del Corriere diverse volte. In particolare, in merito a quella “misteriosa telefonata”, vi sono almeno un paio di verbali in cui se ne fa cenno.

A D.R.: La sera stessa dell’incidente di Ustica venni informato telefonicamente da un controllore di Ciampino, che nella sala di controllo circolava l’ipotesi che il DC9 “era stato tirato giù da un missile” e che al momento del fatto erano in corso esercitazioni militari nella zona dell’incidente, come risultava anche da un Notam[1] [8 marzo 1991]

In un secondo verbale del 1992, la testimonianza di Purgatori, più completa, ricalca per certi versi la versione che verrà riportata successivamente nel citato libro del 1995, anche se non sono nominate la compagna di Purgatori, che lavorava come hostess all’Alitalia, né la “tata” di cui il “controllore di volo Michele” era un “figlioccio”:

A D.R.: Conoscevo il controllore che la sera stessa dell’incidente di Ustica mi telefonò per dirmi che nella sala operativa di Ciampino si faceva l’ipotesi di abbattimento del DC9 Itavia a mezzo di un missile tirato giù nel corso di un’esercitazione militare di cui peraltro tutti erano a conoscenza a causa di Notam che l’annunciava. Con questa persona ebbi un contatto telefonico durante la stessa notte tra il 27 e il 28, per darci un appuntamento per l’indomani, giacché essa era impegnata e preferiva non parlare per telefono. Questa persona venne a trovarmi in effetti a casa il giorno seguente e mi confermò quanto già detto. Era in divisa militare e se non ricordo male in tuta da lavoro di colore sul marroncino, con un giubbottino con collo di castorino. Successivamente l’ho contattata nell’87 o nell’88; essa ha accettato di incontrarmi nella sua nuova sede di lavoro, giacché s’era smilitarizzata e continuava il suo lavoro di radarista. In questa occasione, dopo alcune mie insistenze mi ripeté sostanzialmente le cose dettemi subito dopo l’incidente, aggiungendo che i giornali oramai avevano già scritto tutto, anche il fatto che quella sera era in volo anche un Mig libico.

A D.R.: Allo stato desidererei non rivelare il nome di questa mia fonte.

Il g.i. si riserva in esito agli accertamenti di cui al co. 2 dell’art. 200 c.p.p.

Ma quella drammatica notte il telefono non squillò solo a Roma. Un’altra “misteriosa telefonata” giunse a Bergamo, questa volta non ad un giornalista, bensì ad un funzionario della compagnia aerea Itavia a cui il DC9 precipitato apparteneva. Quella che segue è la testimonianza inedita che abbiamo raccolto e registrato durante le nostre ricerche e che pubblichiamo per la prima volta in assoluto.

UNA TELEFONATA ARRIVO’ ANCHE A BERGAMO: LA TESTIMONIANZA INEDITA DI GILBERTO BORZINI

«Mi chiamo Gilberto Borzini. Lavoravo all’Itavia a Milano quando accadde l’incidente. Ero un delegato commerciale, un funzionario commerciale. Ero responsabile degli agenti di produzione e quindi lavoravo nella rappresentanza di Milano. Venni chiamato alle 6 del mattino dal caposcalo di Bergamo, si chiamava Bruno Cortinovis, e mi annunciò dell’avvenuto incidente dicendo che sarebbero stati i francesi ad aver abbattuto l’aereo

Addirittura le parlò espressamente di francesi? … – Sì, sì, immediatamente dicendo: scontro bellico, francesi contro i libici, hanno preso l’aereo, è andato giù. Questa è la versione che mi venne data alle 6 del mattino telefonicamente, la mattina successiva

Ma secondo lei questa informazione, Cortinovis da chi l’aveva ricevuta, da chi aveva avuto una notizia così terribile e precisa? – Ma probabilmente… Lui era il caposcalo di Bergamo che all’epoca era il punto più importante dell’attività commerciale dell’Itavia e ovviamente aveva ottimi rapporti con tutto l’apparato dei controllori di volo. Immagino che sia arrivata da lì l’informazione. Lui non mi disse la sua fonte. Mi disse semplicemente quello che gli risultava»[2].

Dunque, un funzionario dell’Itavia (Borzini) riceve da un collega (Cortinovis), alle 6 di mattina del 28 giugno 1980, la notizia dell’abbattimento del DC9 da parte di un missile francese. Evidentemente Cortinovis aveva ricevuto a sua volta la notizia prima di quell’ora, ovvero tra le 21 del 27 giugno (ora dell’incidente) e le 6 del 28 giugno.

SIMILITUDINI INQUIETANTI

Le similitudini tra questo racconto inedito e quello di Purgatori sono inquietanti: un presunto controllore di volo comunica, poche ore dopo la caduta del DC9 Itavia, a due persone che non hanno tra loro alcun rapporto, che ad abbattere l’aereo è stato un missile francese.

«Un indizio è un indizio, due sono una coincidenza, tre diventano una prova» (Agata Christie).

Stante l’aforisma della grande scrittrice britannica di gialli, noi per ora non abbiamo rilevato alcuna prova di qualcosa, ma solo una coincidenza per quando sorprendente e singolare.

Partendo dal presupposto che queste “misteriose telefonate” siano realmente avvenute, non avendo alcun motivo di dubitare né di Purgatori né di Borzini, che ovviamente si assumono la responsabilità delle loro parole, la notte della tragedia di Ustica qualcuno, a pochissime ore dall’incidente, quando non c’era nessun elemento concreto per sostenere una qualunque tesi, si prodiga per far giungere alla stampa nazionale e alla compagnia aerea implicata, una notizia devastante. Una verità devastante.

Chi è questa persona? Può realmente trattarsi di un controllore di volo di Ciampino? Da quali elementi costui poteva ricavare quella certezza assoluta su quanto accaduto al DC9 pochissime ore prima?

A questo punto è obbligatorio analizzare quanto è emerso sulla strage di Ustica a livello giudiziario e tecnico peritale.

Innanzitutto, se il “misterioso telefonista” era un controllore di volo di Ciampino, durante l’inchiesta dovrebbe essere emerso qualche elemento sostanziale che abbia rilevato comportamenti anomali avvenuti quella notte in quella sala di controllo.

A parte una naturale concitazione, dovuta alla perdita delle comunicazioni radio col DC9, nessuno a Ciampino vide e avrebbe potuto vedere né aerei sconosciuti, né missili. Certamente, in sala controllo furono fatte varie ipotesi; in particolare, scaduto il tempo legato all’autonomia dell’aereo senza aver avuto notizia di un atterraggio in qualche aeroporto, sicuramente si sarà pensato ad un incidente, ma certamente non a un missile o a un meteorite, cause estremamente improbabili[3].

È interessante a tal proposito riportare la conclusione della Corte d’Assise che, a proposito di quanto avvenuto in sala controllo a Ciampino, scrive:

Pertanto, ad avviso della Corte, non può ritenersi acquisita prova che la fonte delle notizie concernenti esercitazioni di aerei militari americani ed intenso traffico di aerei militari americani “visti razzolare” nella zona dell’incidente – di cui alle telefonate […delle] 20,23 [UTC corrispondenti alle 22,23 locali] tra Guidi e Fiorito e […delle] 20,25 [UTC corrispondenti alle 22,25 locali] tra Bruschina e Marzulli – possa essere individuata, anche parzialmente, in dati acquisiti autonomamente all’interno della Sala Controllo di Ciampino (Corte d’Assise di Roma, sentenza di 1° grado, 30 aprile 2004, p. 408) 

La tesi del missile presuppone che nel cielo di Ustica quella sera – l’aereo precipitò alle ore 20, 59 minuti e 45 secondi, ovvero in pratica alle ore 21 – fosse in corso una “battaglia aerea” tra caccia della Nato e jet libici.

I TRACCIATI RADAR DI CIAMPINO…

Cosa ci dicono i tracciati radar di Ciampino sulla vicenda?

A sostenere, debolmente, la tesi della “battaglia aerea”, derubricata nella sentenza penale definitiva a “fantapolitica o romanzo […] frutto della stampa che si è sbizzarrita a trovare scenari di guerra, calda o fredda”, sarebbero due echi primari, due plot (il -17 e il -12, ovvero echi rilevati ad altrettante rotazioni dell’antenna del radar Marconi prima dell’ultima trasmissione del trasponder del DC9, definito punto “0”, corrispondenti rispettivamente a un minuto e mezzo e a un minuto e 8 secondi prima dell’evento catastrofico), plot rilevati dal radar Marconi ad una trentina di chilometri ad ovest dal punto dell’incidente.

Questi due plot rappresenterebbero, secondo la tesi, la prova che uno o addirittura due caccia stavano per incrociare la rotta del DC9. Il più moderno radar Selenia di Ciampino, così come i radar della Difesa aerea, viceversa non rilevarono alcunché. Quei due plot, come ammisero i tecnici Selenia, con alta probabilità erano da ritenersi “interferenze elettromagnetiche nella banda del radar Marconi”.

Non esistono altri tracciati che dimostrino uno scenario diverso da quello appena descritto. Nessun ulteriore plot è rilevabile per definire una possibile traiettoria di avvicinamento e poi di disimpegno del o dei caccia dal punto dell’incidente. Solo poche altre tracce, attribuibili alle parti del DC9 che si stava disintegrando in volo.

Sorge allora spontanea una domanda: seguendo il racconto di Purgatori, poteva un controllore di volo di Ciampino, quantunque sottoufficiale dell’Aeronautica, aver rilevato dal radar l’evidenza dell’abbattimento dell’aereo civile da parte di un caccia, oltretutto determinandone la nazionalità francese?

Ma c’è un ulteriore elemento di notevole importanza che non può assolutamente essere ignorato.

Il 10 agosto 1980, Purgatori, sempre più attratto dall’ipotesi del missile, in calce all’ennesimo articolo pubblicato sul “Corriere”, ebbe a scrivere: “Ma i giorni passano e quello che si riesce ad accertare sposta il campo d’indagine sempre più sulla prima possibilità [collisione con aerei o missili]. Certo un sistema per scoprire la verità sul disastro di Ustica, in tempi ragionevoli, ci sarebbe: recuperare il relitto o almeno fotografarlo. E quest’ultima impresa non è poi così impossibile. Si tratta solo di volerlo”.

… E IL RELITTO CHE NON PARLA

E in effetti, avendola voluta, l’impresa è stata possibile. Il 95% del relitto, che si trovava a oltre 3.300 metri di profondità nel basso Tirreno, è stato recuperato attraverso diverse campagne di recupero nel 1987, nel 1988, nel 1991 e infine nel 1992.

Per la cronaca va ricordato che la decisione di mettere in atto le operazioni di recupero dei resti del DC9, trovò non poche opposizioni politiche. Per molti la causa del disastro era già nota: il velivolo era stato abbattuto da un missile lanciato da un aereo militare di nazionalità sconosciuta. Il 30 settembre 1986, l’avv. Romeo Ferrucci, legale di alcuni parenti delle vittime, rivolgendosi all’allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio on. Giuliano Amato, disse: “la verità non dev’essere cercata. La verità è conosciuta: dev’essere semplicemente detta”.

Il giorno successivo, 1° ottobre 1986, un dispaccio Ansa riportò una ulteriore dichiarazione sempre di Ferrucci in qualità di rappresentante del neonato Comitato per la verità su Ustica, che recitava: “Il recupero non dev’essere un pretesto per non fare oggi quello che è già possibile per trovare tutta la verità sull’abbattimento con un missile”.

Il relitto di Ustica nel Museo della Memoria di Bologna

Le cose poi, si sa come sono andate. Il relitto, recuperato quasi nella sua totalità, non ha “parlato”, o meglio, non ha detto ciò che molti avrebbero voluto sentirsi dire. Infatti, nessuna traccia di collisione con altri velivoli e tantomeno tracce di lesioni, causate dallo scoppio di un missile, sono state scientificamente rilevate sui resti del DC9. Nonostante ciò, Purgatori – pur vedendo frustrata la sua aspettativa, profetizzata e reclamata nell’agosto del 1980 – pare non aver cambiato idea. Con lui molti altri.

LE PERIZIE: NON FU UN MISSILE. MA ALLORA COSA FURONO QUELLE TELEFONATE?

A questo punto però sorge spontanea una nuova domanda.

Ma se le perizie tecniche aeronautiche e le sentenze penali definitive hanno escluso categoricamente che il DC9 sia stato abbattuto da un missile, quelle “misteriose telefonate” a pochissime ore dal disastro che affermavano questa “verità”, cosa sono? Non è mai stato individuato chi effettuò quelle telefonate che indicavano una causa dell’incidente che non ha trovato alcun riscontro. Cosa rappresentano allora? Il termine più appropriato, anche se a molti potrebbe non piacere, è senza alcun dubbio uno solo: depistaggio.

*Gabriele Paradisi e un ingegnere, giornalista e saggista, studioso del terrorismo italiano e internazionale


LE NOTE

[1] NOTAM [NOTice to AirMen] si può tradurre “Avviso agli aviatori” e sta ad indicare qualunque genere di informazione che possa essere utile alla sicurezza di chi vola. Il NOTAM evocato da Purgatori, che segnalava esercitazioni per la sera del disastro, semplicemente non esiste. Vi era stata sì un’esercitazione ma era terminata nel pomeriggio intorno alle 17 di quel venerdì 27 giugno 1980.

[2] Per correttezza e completezza, va detto che Bruno Cortinovis è stato sentito dal giudice Rosario Priore, il 2 marzo 1992. Egli non ha fatto alcun cenno a telefonate ricevute la notte dell’incidente. Dal suo racconto sembra addirittura di evincere che egli quella notte si trovasse non a Bergamo bensì a Crotone ed ebbe la notizia del disastro da un portiere d’albergo. Alcuni giorni dopo la caduta del DC9, Cortinovis accompagnò il direttore commerciale Itavia Paolo Torrani a Padova per incontrare un certo Alfio De Reggibus il quale sosteneva che la caduta dell’aereo era stata causata da una bomba fatta esplodere per suicidarsi da un suo conoscente, tale Emanuele Zanetti, passeggero del DC9 assieme ai due figli (Testi036 WP003666_002).

L’ipotesi fu scartata da Priore (Ordinanza-sentenza del 31 agosto 1999, p. 84). Un fratello di Bruno Cortinovis, Valerio, era funzionario USAF e nel 1980 lavorava presso l’ambasciata americana a Roma, si incontrò con Torrani per parlare delle possibili cause assicurandolo che “in nessun modo l’aviazione militare americana poteva essere coinvolta nell’incidente” (Gen047 WP017142_001.DOC).

[3] Durante l’inchiesta emerse che delle 40-50 persone presenti in sala controllo a Ciampino quella sera, solo due – tra i dieci e i quindici anni dai fatti – dichiararono di aver “sbirciato” su uno schermo radar alcune tracce di aerei che, secondo loro non appartenevano al traffico che il Centro di Roma controllava e pertanto “dovevano necessariamente” essere militari. Il primo, il Cap. Pierfranco Cucchiarelli (assistente controllore procedurale, effettuava controlli solo passivamente via radio oltretutto seguendo un settore diverso da quello interessato dal volo del DC9), avrebbe visto queste tracce tra le 20,15 e le 20,30, ovvero mezz’ora prima dell’incidente a 50 miglia ovest-sud-ovest dell’isola di Ponza. Il secondo, il Serg. Pierangelo Colonnelli era un assistente alla sala operativa – settore partenze. Il suo compito quella sera era di portare i piani di volo degli aerei in partenza dalla zona di Roma alle varie postazioni dei controllori del traffico.

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Una risposta a 1

  1. Giancarlo Vetri Rispondi

    27/09/2021 alle 22:58

    Se non ricordo male, la sentenza ordinanza del giudice Priore non esclude categoricamente l’ipotesi del missile, così come non esclude del tutto l’ipotesi della possibile bomba collocata all’interno di una toilette dell’aereo. Interessante, come sempre il lavoro investigativo di Paradisi che riesce a scovare la conversazione tra i due dipendenti dell’Itavia.
    Ad ogni modo, le varie istituzioni non hanno certo agevolato il lavoro di Priore. Se non ricordo male, ma su questo eventualmente leggeremo precisazioni in altri futuri articoli, anche alcuni tracciati radar furono manomessi o addirittura sparirono e addirittura un radar rimase spento in concomitanza ad una esercitazione militare. Poi occorre ricordare le affermazioni del presidente Cossiga, rilasciate al di fuori dei processi.
    Recentemente Ustica & Bologna, attacco all’Italia del giornalista Paolo Cucchiarelli, raccogliendo la testimonianza di presunti testimoni oculari della caduta del Dc 9, riapre ad un possibile scenario di battaglia aerea. Ma restando al metodo dell’autore dell’articolo, non ci sono riscontri processuali.

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