Ivano Davoli, leggenda della Dolce Vita
Ispirò Fellini, raccontò le notti dell’Italia che cambiava
Ricordo del famoso giornalista reggiano, a 10 anni dalla morte

9/9/2011 – Dieci anni fa, il 9 settembre 2011, ci lasciava a 79 anni Ivano Davoli: tra i giornalisti importanti del Novecento reggiano, è a lui che spetta il podio più alto. Non certo per i salotti politici, e neppure per le relazioni di potere – anche se ne aveva tante – bensì per l’influenza esercitata sui cambiamenti del costume italiano negli anni del boom economico, da lui raccontati da pioniere del giornalismo pop.

La sua vita turbinosa ma sempre “en rose” senza tentennamenti, anche nei momenti duri, è diventata una leggenda non scritta – neppure in un libro biografico, quel libro auspicato dalla ex-moglie Miranda Martino – e tramandata con i canoni dell’antica tradizione orale, al massimo con qualche articolo che galleggia ancora negli oceani di internet.

Ivano Davoli e Miranda Martino (Mediateca Roma)

Ivano Davoli è giustamente ricordato come il giornalista della Dolce Vita: si chiamava proprio così la rubrica di Paese Sera in cui il giovane cronista arrivato da Reggio raccontava le follie delle notti romane. Fu lui a ispirare Fellini, che prima di girare il suo film immortale volle conoscere tutto della capitale segreta. La scena cult della Ekberg nella fontana di Trevi, era ispirata a un episodio vero, finito sui giornali dell’epoca, protagonista proprio Ivano Davoli e un’attrice che in una notte di baldoria si era messa a sguazzare nella vasca più famosa di Roma. Il Mastroianni giornalista, in fondo, era lui.

Ivano Davoli

Fu davvero per parecchi anni il re del gossip di alto bordo, della cronaca rosa, dello spettacolo e del cinema che cominciavano a cambiare nel profondo la società italiana delle casalinghe di Voghera. Amante della bella vita (al punto di essere licenziato più volte da Paese Sera, giornale gemello dell’Unità, per essere riassunto dopo poche ore, e di arrivare in via Veneto in Ferrari, però con poca benzina perchè lo stipendio di un giornalista di sinistra era quello che era) era cercato e amato senza freni dalle donne più belle dell’Italia di allora che, come si dice, facevano la fila. Attrici come Anna Maria Pietrangeli, cantanti, contesse, giornaliste famose.

Miranda Martino lo sposò con una cerimonia memorabile a Rivalta e ricevimento nella reggia, presente il gotha dei cantanti gli anni Sessanta: Celentano, Little Tony, Tony Renis, Gianni Morandi da lui lanciato con i suoi articoli scritti in uno stile asciutto, impareggiabile e che valevano decine di migliaia di dischi venduti. Il matrimonio durò poco: fu annullato dalla Sacra Rota con sentenza di infedeltà irrimediabile. Neanche a dire chi fosse l’infedele.

Lanciò anche Patty Pravo, passata ai raggi X dal suo tavolo riservato al Piper col fiuto del grande talent scout: una storia ben raccontata nel film di Carlo Vanzina, “Piper”, appunto, con Massimo Ghini nei panni di Ivano Davoli. Invece interpretò se stesso in un episodio diretto da Michelangelo Antonioni come prefazione de “I tre volti“, il film interpretato da Soraya e che avrebbe dovuto lanciare nel cinema la principessa ripudiata dallo Scià di Persia. Ma lei non era proprio portata per il set, e fu un fallimento. Ivano invece diede una prova egregia vestendo i panni della sua vita reale: quelli del giornalista di Paese Sera, col classico impermeabile bianco da cronista d’antan, che pubblica la notizia esclusiva di Soraya scritturata come attrice da Dino de Laurentiis. Scoop memorabile, di cui Ivano non volle mai rivelare la fonte, neanche di fronte a un assegno senza cifra firmato dallo stesso produttore, che voleva a tutti i costi sapere da chi era arrivata la soffiata e invece rimase a bocca asciutta.

E’ uno dei tanti segreti che Davoli ha portato con sè: fu l’ultima persona a vedere vivo Fred Buscaglione rimasto ucciso in un terribile incidente a Roma, e fu l’ultimo a parlare con Luigi Tenco al festival di Sanremo, trovato morto nella sua camera d’albergo dopo l’eliminazione della sua canzone, Ciao Amore Ciao, presentata in coppia con Dalila. Ivano forse sapeva la verità su quella morte, probabilmente non un suicidio. Comunque non la rivelò mai a nessuno.

Ivano Davoli attore in Vergogna schifosi

L’uomo della Dolce Vita era nato povero, aveva cominciato da zero nei primi anni 50: figlio di un operaio licenziato delle Reggiane dopo l’occupazione del 1951, era il fotografo per poche lire della redazione dell’Unità quando partì per Roma chiamato da Davide Lajolo che lo aveva conosciuto in un suo viaggio a Reggio Emilia. All’epoca Ivano Davoli era uno spilungone magro come un’acciuga, e per giunta male in arnese perchè dormiva alla stazione Termini: quando Marcella Ferrara, segretaria di redazione del quotidiano del Pci, lo vide entrare in quelle condizioni, gli fece trovare sulla scrivania un gigantesco panino imbottito. Finì svenuto per strada a Roma dopo giorni di stenti, e lo ricoverarono in ospedale: e fu la sua fortuna perchè vide e annotò gli orrori della sanità dell’epoca. Si presentò all’Unità con un’inchiesta-verità che valeva oro per il giornale dell’opposizione comunista. Fu assunto subito, e da lì prese il via una carriera sfolgorante di cronista della dolce vita, viveur, attore, playboy e nella maturità direttore di settimanali popolari e grande uomo di pubbliche relazioni. Senza mai dimenticare gli amici ei compagni del Pci reggiano: quando arrivavano alla stazione Termini, li andava a prendere con la sua cabriolet rossa fiammante per portarli, tanto per cambiare, al night. Negli ultimi anni tornò a Reggio, dove per cinque anni affiancò la redazione dei giovani guerrieri di Ultime Notizie. Poi l’Informazione e la sua ultima creatura, Stampa Reggiana, che vive ancora. Quel pomeriggio del 9 settembre 2011, quando chiuse gli occhi alla fine di una lunga lotta contro il tumore, aveva sul letto la carpetta con le bozze del nuovo numero del suo mensile. Giornalista indomito sino all’ultimo. La tua leggenda, caro Ivano, non morirà.

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Una risposta a 1

  1. [email protected] Rispondi

    18/09/2021 alle 21:38

    Direttore, come sarebbe bello che l’Ivano leggesse il tuo pezzo, un pozzo di tantissime “cose” tutte vere. Lui ti inviterebbe a cena, aragoste&campagne.
    Mi sono divorato il tuo pezzo perchè l’Ivano l’ho conosciuto bene. Carismatico (fin troppo…), geniale e buono d’animo. Lavorai con lui Direttore a “Settimana TV”, in via Zuretti a Milano.Diventammo molto amici e spesso mi trovavo a cena nella sua villa alla Maggiolina. Proprio in una delle “cenone” c’era anche Ugo Tognazzi che s’impadronì della cucina. A notte fonda, tutti un po’ brilli, trovai il coraggio di chiedere all’immenso attore di rilasciarmi un’intervista. Accosentì. Beh, saltò fuori una roba che “Oggi” acquistò. Per me fu una enorme boccata d’ossigeno in quei tempi dove un giovane giornalista guadagnava meno di un arrotino. Grazie, mi hai portato indietro di mille anni e adesso mi sento un giovanotto. Come allora…

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