Cinesi clandestini ridotti in schiavitù in azienda agricola di Novellara
Attività sospesa, denunciati titolare e gestore

22/9/2021 – I carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro unitamente ai colleghi della stazione carabinieri di Novellara, nell’ambito dell’azione europea «Empact Thb 2021», finalizzata a contrastare le attività criminali correlate al traffico di essere umani ed allo sfruttamento del lavoro, hanno procedutoa serie di controlli in alcune aziende agricole della Bassa reggiana.

In particolare in un’azienda agricola con sede legale a Reggio Emilia e sede operativa a Novellara, all’esito dei controlli, i carabinieri hanno sorpreso lavorare in nero nei campi due cittadini cinesi clandestini.

Per questi motivi  con l’accusa di concorso in sfruttamento della manodopera e occupazione di cittadini stranieri sprovvisti di permesso di soggiorno i carabinieri hanno denunciato alla Procura della repubblica presso il tribunale di Reggio Emilia il titolare dell’azienda agricola, un 60enne reggiano, e il gestore dell’attività, un cittadino cinese 46enne abitante a Novellara.

I Carabinieri nell’azienda agricola

In particolare, dagli accertamenti esperiti dai carabinieri, è emersa l’attività di sfruttamento di manodopera avuto riguardo a due cittadini cinesi approfittando del loro stato di bisogno riconducibile al fatto che non potevano ottenere il permesso di soggiorno per lavoro subordinato in quanto in possesso di visto turistico scaduto da diversi anni . Di fatto erano ridotti in schiavitù: la retribuzione dei due cittadini cinesi clandestini era costituita solo da vitto e alloggio, peraltro in in condizioni alloggiative ritenute dagli operanti comunque degradanti. Il titolare dell’azienda veniva inoltre sanzionato per aver occupato in nero i due lavoratori clandestini. 

L’attività imprenditoriale dell’azienda agricola è stata sospesa  mentre per i due cittadini stranieri di nazionalità cinese, irregolari sul territorio nazionale, sono scattate le procedure di espulsione. Al titolare dell’azienda i carabinieri del nucleo ispettorato del lavoro di Reggio Emilia hanno contestato ammende per oltre 1.000 euro e sanzioni amministrative per oltre 10.000 euro.

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