Ci risiamo col Giorno del Ricordo “fascista”
La mamma dei tromboni è sempre incinta, anche se si chiamano Montanari e Barbero

DI CARLO GIOVANARDI

Carlo Giovanardi

6/9/2021Alessandro Barbero è corso in soccorso di Tomaso Montanari, avallando la sua tesi che l’ istituzione della Giornata del Ricordo di foibe ed esodo degli italiani da Istria, Dalmazia e Fiume è stata una manovra della destra neofascista per riequilibrare l’Istituzione della Giornata della Memoria dell’ Olocausto del popolo ebraico.

I verbali della discussione alla Camera ed al Senato stanno lì a testimoniare che la Giornata del Ricordo fu sostenuta da tutto il Parlamento, con l’ eccezione di di Rifondazione Comunista e dei Comunisti Italiani, nelle cui tesi ultraminoritarie (quindici voti contrari alla Camera) i due Professori evidentemente si ritrovano, e nessuno si è mai sognato di  mettere in collegamento il significato delle due Giornate.

Ma quello che mi ha particolarmente colpito nell’intervento di Barbero è una affermazione che non posso che condividere essendo il sottoscritto di cultura popolare, liberale e di ispirazione cristiana, e cioè: “Gli alleati stavano dalla parte giusta e i loro avversari, pur quanto in buona fede, da quella sbagliata”.

E’ una affermazione che però devo correggere con una doverosa aggiunta. Infatti tra coloro che stavano dalla parte giusta c’ erano quelli che si battevano per una causa giusta di libertà e democrazia, e quelli che si comportavano come quelli della parte sbagliata avendo in mente un totalitarismo seppure di colore diverso.

Il recupero delle salme dalla foiba di Vines

Barbero dovrebbe spiegare se era dalla parte giusta Stalin quando con Hitler si spartì la Polonia e liquidò con un colpo alla nuca migliaia di Ufficiali polacchi prigionieri di guerra, se erano giusti anche se dalla parte giusta i partigiani comunisti che sterminarono i partigiani bianchi della Osoppo in Friuli, se l’ essere dalla parte giusta ha legittimato l’eliminazione di sacerdoti, possidenti, avversari politici non fascisti dopo e non prima della Liberazione, in nome di una Rivoluzione comunista  abortita per fortuna con il voto popolare il 18 aprile del 1948, mentre gli italiani insediati da secoli di là dall’Adriatico non ebbero altra scelta che quella di andarsene in centinaia di migliaia per scappare dalle persecuzioni di una feroce dittatura.

In tutto il resto d’Italia, dopo l’8 settembre 1943, i cittadini hanno scelto da che parte schierarsi o di non schierarsi e storicamente hanno vinto le idee di libertà della Resistenza monarchica, liberale, azionista, cattolica, socialista e non certo di quella comunista: agli Italiani di Istria, Dalmazia e Fiume non fu data questa possibilità perché in quel contesto ogni scelta di campo era drammaticamente destinata al fallimento travolgendo anche i partigiani che non si allineavano e quelli che erano sempre stati fuori dallo scontro tra nazifascisti e comunisti, penso ad esempio agli autonomisti Fiumani seguaci di Zanella, barbaramente trucidati dai Titini pochi giorni prima della liberazione di Fiume.

Apprezzo Barbero, di cui ho appena letto il bel libro su Caporetto, e spero che trovi il modo di rimediare a questa brutta scivolata che cancella decenni di seria ricerca storica sulle vicende delle foibe e degli esuli, per tornare ai tempi della loro contestazione quando in treno passavano per le Stazioni della rossa Emilia.

(DA L’OCCIDENTALE)

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