Operaio reggiano muore schiacciato
nel cantiere Tibre dell’A15 a Parma

5/8/2021 -Ancora una tragedia sul lavoro: un operaio di 53 anni, Salvatore Rabbitto, residente a Reggio Emilia, è morto ieri sera in un cantiere dell’autostrada A15, a Parma. Secondo la prima ricostruzione della Polizia stradale è stato travolto da una ruspa che andava in retromarcia e che lo ha schiacciato contro una macchina asfaltatrice.

L’operaio, dipendente della Frantoio Fondovalle di Marano (Modena) lavorava nel cantiere della ‘Tibre’, l’infrastruttura che collegherà l’A15 Parma La Spezia con l’autostrada del Brennero. Il corpo è stato trasferito all’obitorio del Maggiore di Parma.

Sul posto insieme alla Polstrada, ai mezzi disoccorso e all’Ispettorato dellavoro, anche un pm della Procura parmigiana.

FEDERICO AMICO (E-R CORAGGIOSA): UNA LISTA TERRIBILE DI MORTI SUL LAVORO, VOLTARE PAGINA

Sono inaccettabili e drammatiche le morti di lavoro che si verificano ancora oggi nella nostra regione. L’ennesima tragedia è accaduta a Salvatore Rabbito di 53 anni a Parma in un cantiere dell’autostrada. Salvatore è morto a poche ore di distanza da Laila, stritolata da una macchina fustellatrice nel modenese. Questi sono gli ultimi due nomi di una terribile lista che si allunga di giorno in giorno. E’ davvero ora di voltare pagina in fatto di sicurezza sul lavoro, il governo riunisca le parti sociali e gli imprenditori per fare fronte a questa mattanza. Il rapporto annuale dell’Inail riporta che l’87% delle imprese ispezionate presenta irregolarità e i fatti di questi giorni ci dicono che la sicurezza è troppo spesso trascurata e avvertita come un costo, ripartiamo da qui.

Solo pochi giorni fa ho chiesto alla giunta regionale di sollecitare il governo affinché si intensifichino i controlli di sicurezza sul lavoro ed è giusto che la giunta convochi i sottoscrittori del Patto per il Lavoro e il Clima con all’ordine del giorno solo il tema degli infortuni.
Oggi rinnovo ancora quella richiesta in tutta la sua urgenza. E’ giusto investire in formazione e accelerare sulla dotazione di organico di tecnici e medici del lavoro pretendendo dal governo rapidità nello stanziamento dei fondi. Queste sono le prime cose, poi verranno tutti i miglioramenti indispensabili, perché non si può morire di lavoro. Voglio esprimere la mia vicinanza alla famiglia di Salvatore Rabbito e ai suoi colleghi. (Federico Amico, consigliere regionale E-R Coraggiosa)

I SINDACATI EDILI: MORTI SUL LAVORO, PIAGA INDEGNA PER UNA SOCIETA’ CIVILE

«Basta con gli incidenti mortali sul lavoro. Non è più accettabile che nel 2021 si perda la vita per lavorare». Lo affermano i sindacati edili Fillea Cgil Modena, Filca Cisl Emilia Centrale e Feneal Uil di Bologna-Modena-Ferrara dopo l’infortunio mortale di cui è rimasto vittima mercoledì sera, 4 agosto, un lavoratore edile reggiano, Salvatore Rabbitto, impegnato in un cantiere dell’autostrada A15 in provincia di Parma.

I sindacati esprimono profondo cordoglio e vicinanza alla famiglia del lavoratore.

«Confermando piena fiducia negli organismi competenti, cui spetta accertare la correttezza delle misure di prevenzione, la dinamica e le cause dell’infortunio mortale, chiediamo a gran voce che venga fatta luce sulla vicenda e sulle eventuali responsabilità – dichiarano Rodolfo Ferraro (Fillea Cgil Modena), Davide Martino (Filca Cisl Emila Centrale) e Maria Cristina Vivi (Feneal Uil Bologna-Modena-Ferrara) – Bisogna agire immediatamente affinché episodi analoghi non si ripetano. Non è più tollerabile assistere inermi all’elenco quotidiano dei morti sul lavoro. È l’ora dei fatti per porre fine a questa piaga indegna di una società civile. Istituzioni e autorità competenti mettano sul campo azioni che garantiscano la sicurezza nei luoghi di lavoro.

L’edilizia, così come tanti altri settori della nostra economia, – concludono i sindacalisti – paga ora i troppi anni di mancati investimenti in sicurezza e formazione. Oggi una ripresa del settore corrisponde a una vertiginosa crescita di infortuni gravi e mortali. È ora di dire basta ai morti sul lavoro, a barattare la salute e la vita dei lavoratori e delle lavoratrici con logiche di profitto. Non è più accettabile che nel 2021 si perda la vita per lavorare».

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