Novellara: pusher pakistano fa i suoi comodi ai domiciliari, e torna in carcere
Condannato per spaccio di eroina, ma assolto per la morte di una donna

21/8/2021 – Ai domiciliari per spaccio di sostanze stupefacenti – a seguito della condanna in primo grado a 4 anni e 4 mesi di reclusione – è finito in carcere per mano dei Carabinieri di Novellara che hanno eseguito un provvedimento di aggravamento della misura cautelare elesso dal GIP del Tribunale di Reggio Emilia in accoglimento della richiesta della Procura reggian, concorde con gli esiti investigativi degli stessi carabinieri novellaresi.

E’ finito dentro un spacciatore pakistano di 38 anni: a suo carico ripetute violazioni del divieto di comunicare con persone estranee al suo nucleo famigliare, visto che era stato sorpreso in casa mentre incontrava alcuni connazionali. Inoltre in occasione di un controllo nell’abitazione i carabinieri hanno rinvenuto dello stupefacente, circostanza ritenuta “allarmante” alla luce della condanna di primo grado per la quale il pakistano si trovava ai domiciliari. Da qui il rapporto dei militari alla Procura e il ritorno in carcere.

L’uomo era stato arrestato nel marzo 2020 con l’accusa di essere il responsabile della morte per overdose di eroina di una donna di 39 anni trovata senza vita nel garage di un’abitazione di Novellara, il 24 ottobre 2019. Secondo i carabinieri era stato lui a cedere la dose letale. La perquisizione eseguita durante le fasi dell’arresto aveva permesso di trovare e sequestrare 5 dosi di eroina (cucite all’interno del giaccone), oltre 700 euro in contanti ritenuti provento dello spaccio e due smartphone. In maggio la vicenda particolarmente dolorosa della morte della donna, è approdata in Tribunale con il 38eenne pakistano accusato sia di aver venduto la dose letale alla donna (da qui l’imputazione di morte come conseguenza di altro reato), sia di spaccio di stupefacenti non solo alla persona deceduta ma anche ad altri, e ciò in relazione allo stupefacente rinvenuto all’atto dell’arresto. Per lui la Procura aveva chiesto la condanna ad oltre 7 anni di reclusione, ritenendolo responsabile di entrambi i reati ma nel rito abbreviato il Gup lo ha condannato – il primo grado – a 4 anni e 4 mesi di reclusione per l’accusa di spaccio, assolvendolo per il reato più grave («perché il fatto non sussiste»), non ritenendolo responsabile della morte della 39enne.

Non essendo sentenza definitiva, il 39enne è rimasto r in regime cautelare ai domiciliari con la prescrizione del divieto di parlare con persone estranee al nucleo familiare. Prescrizione violata, secondo i carabinieri, e per la quale il pakistano è tornato in carcere.

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