GP Bernini, finisce la persecuzione giudiziaria
La Corte dei Conti annulla l’ultima aggressione post-Aemilia
Ora qualcuno pagherà?

10/8/2021 – La Corte dei Conti ha scritto la parola fine a oltre sei anni di persecuzione giudiziaria che hanno distrutto la vita e la carriera politica di Giovanni Paolo Bernini, esponente parmigiano di Forza Italia, ex assessore e già presidente del consiglio comunale della città ducale. Persecuzione cominciata con l’inchiesta Aemilia e continuata per anni nonostante le assoluzioni nel primo e nel secondo grado, ad opera del pm del maxi processo alla ndrangheta, Marco Mescolini, poi procuratore della Repubblica a Reggio, infine rimosso e trasferito a Firenze dal Csm per incompatibilità ambientale. Sulle sue vicissitudini giudiziarie, Bernini ha tratto un libro, “Storie di ordinaria ingiustizia” con prefazione di Vittorio Feltri, che contiene un atto d’accusa sulla caccia a tutti i costi ai politici di centro destra e, per contro, le coperture al Pd nello stesso processo Aemilia.

Su Bernini, dunque, gravava ancora la richiesta risarcitoria della Procura contabile: ora una sentenza della Corte di conti dell’Emilia-Romagna ha stabilito che l’ex assessore non può essere perseguito per danno d’immagine, dichiarando di conseguenza la nullità dell’azione intentata dalla procura regionale nei suoi confronti.

L’azione era il risvolto contabile di ‘Aemilia’, il più importante processo di ‘ndrangheta svolto nel nord Italia. La Procura contabile ha infatti citato a giudizio i pubblici funzionari e gli appartenenti alle forze dell’ordine coinvolti nella vasta vicenda criminale sulle infiltrazioni ‘ndranghetiste nel reggiano e in Emilia-Romagna che già, in parte, è approdata a sentenze definitive.

Bernini, prima firma a Roma sul referendum giustizia

Tra le posizioni c’era appunto quella di Giovanni Paolo Bernini, inizialmente perseguito per concorso esterno in associazione mafiosa e poi per voto di scambio, completamente assolto in due gradi con la singolare derubricazione senza possibilità di difesa in aula del reato di corruzione elettorale, per il quale è stato comunque prosciolto. Tuttavia la Procura della Corte dei conti continuava a contestargli un versamento di 50mila euro per il procacciamento di voti. Ma secondo la Corte, la mancanza di una sentenza di condanna non può supportare una richiesta di risarcimento, e quindi ha dichiarato nulla l’azione della procura contabile nei suoi confronti. Per Bernini la partita di Aemilia ora è definitivamente chiusa, ma lui – fa sapere – e sempre più deciso a continuare la battaglia per fare giustizia delle storie di ordinaria ingiustizia.

Be Sociable, Share!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *