Ci risiamo
I taroccatori Usa tentano di registrare in Cile il marchio parmesan

12/8/2021 – Ennesimo attacco al Parmigiano Reggiano e ai marchi del food italiano: questa volta, denuncia Coldiretti, arriva dal Cile. La Gazzetta Ufficiale del Paese della Cordigliera ha pubblicato le domande di registrazione di tre marchi (Parmesan, Asiago e Bologna) da parte del consorzio Usa Ccfn (Consortium of Common Food Names).

Una richiesta grave – sottolinea Coldiretti – alla luce degli sforzi intrapresi dall’Unione europea nell’ambito dei negoziati sulla modernizzazione dell’Accordo di Associazione UE-Cile attualmente in corso. “Serve una efficace azione di contrasto a livello internazionale della UE al WTO (Organizzazione mondiale del commercio) ma anche un maggiore impegno nei negoziati di libero scambio dell’Unione Europea per tutelare il Made in Italy”.

Il Cile – ricorda Coldiretti – è il Paese dell’America Latina che ha introdotto il bollino nero in etichetta che sconsiglia di fatto l’acquisto di prodotti dall’Italia come il Parmigiano, il Gorgonzola, il prosciutto e, addirittura, gli gnocchi. Mentre il CCFN è la lobby dell’industria casearia americana che produce i falsi formaggi italiani negli USA e che aveva già esplicitamente chiesto al Governo degli Stati Uniti di imporre tasse alle importazioni di prodotti europei al fine di favorire l’industria del falso Made in Italy negli USA e costringere l’Unione Europea ad aprire le frontiere ai falsi a stelle e strisce. Un’industria che a livello globale provoca un danno astronomico all’agroalimentare italiano: il più richiesto e conteso del pianeta.

“E’ necessario un intervento immediato dell’Unione europeo per bloccare l’ennesimo scippo ai danni del sistema agroalimentare nazionale. Per colpa del cosiddetto “italian sounding” nel mondo – stima Coldiretti – più due prodotti agroalimentari Made in Italy su tre sono falsi senza alcun legame produttivo ed occupazionale con il nostro Paese.

A taroccare il cibo italiano sono soprattutto i Paesi emergenti o i più ricchi, dalla Cina all’Australia, dal Sud America agli Stati Uniti. Negli USA il 99% dei formaggi di tipo italiano sono “tarocchi” nonostante il nome richiami esplicitamente le specialità casearie più note del Belpaese, dalla Mozzarella alla Ricotta, dal Provolone all’Asiago, dal Pecorino Romano al Grana Padano, fino al Gorgonzola. Sul mercato dell’italian sounding – continua la Coldiretti – si è buttata anche la Russia, dove l’embargo ai prodotti italiani, per il braccio di ferro con l’Unione europea, ha favorito la nascita e la proliferazione di brutte copie russe del Made in Italy.

Fra quelle dei prodotti caseari nazionali nel mondo, in cima alla classifica c’è la mozzarella, seguita dal parmesan, dal provolone, dalla ricotta e dal Romano realizzato però senza latte di pecora. La pretesa di chiamare con lo stesso nome prodotti profondamente diversi è – conclude Coldiretti – inaccettabile e rappresenta un inganno per i consumatori ed una concorrenza sleale nei confronti degli imprenditori.

Be Sociable, Share!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *