Agricoltori e consorzi Val d’Enza per la Diga di Vetto
Patto a Ramiseto, sfilano i trattori

1/8/2021 – Decine di agricoltori con ben undici trattori, arrivati da diversi comuni, questa mattina a Ramiseto per la diga di Vetto.

L’incontro al ristorante La Mandriola ha visto protagonisti gli agricoltori di Bibbiano, Cavriago, Montecchio, san Polo e gli imprenditori dell’alta Val d’Enza, reggiani e parmensi, per un gemellaggio con tanto di protocollo d’intesa tra paesi montani della Val d’Enza e i rappresentanti dei consorzi irrigui privati delle due province “al fine di unire le forze per chiedere la ripresa dei lavori della diga di Vetto”.

La val d’Enza si mobilita per salvare l’agricoltura, la produzione di latte per salvare i prati stabili polifiti, alcuni dei quali secolari, che costituiscono un patrimonio unico e irripetibile per produrre il miglior Parmigiano Reggiano.

Alla Mandriola hanno parlato il presidente del comitato diga di Vetto Lino Franzini, promotore dell’incontro, Luciano Catellani allevatore Vacche Rosse, Matteo Govi allevatore di Bibbiano e presidente del consorzio irriguo privato bibbianese, Mattia Reggiani agricoltore di Cavriago e presidente dell’associazione che riunisce nove consorzi irrigui privati. Catellani ha esposto te bottiglie con tre acque diverse, per mostrare la differenza anche visiva tra le acque del Po, dell’enza e di un pozzo di falda.

Il confronto visivo tra acqua del Po, dell’Enza e di un pozzo di falda

“L’unione fa la forza – dichiara Franzini – e gli agricoltori della pedecollina sono venuti a Ramiseto con i trattori per far comprendere la necessità della Diga di Vetto, mentre gli imprenditori montani sostengono la diga per dare un futuro su queste terre, lavoro, turismo, sport, nuova viabilità, ripopolamento dei paesi montani della Val d’Enza, energia pulita.

Non ho più fiducia nella politica – aggiunge – siamo al paradosso, anche un bimbo delle elementari comprenderebbe che i lavori della Diga di Vetto vanno ripresi, lo impongono le necessità idropotabili, irrigue, energetiche e i cambiamenti climatici; continuare a buttare a mare le acque limpide di montagna dell’Enza per usare quelle del Po, pompate verso monte, a mio avviso dimostra che la politica emiliana va come i gamberi, alla rovescia”.

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