Scandalo Palamara : chiesti due anni di sospensione per il giudice reggiano Gianluigi Morlini
Ex del Csm, partecipò alla riunione dell’hotel Champagne con Ferri e Lotti

31/7/2021 – Caso Palamara: l’Avvocato Generale della Cassazione Pietro Gaeta e il sostituto Pg Simone Perelli, nella requisitoria pronunciata ieri davanti alla sezione disciplinare del Csm, hanno chiesto la sospensione dalle funzioni per cinque ex membri del Consiglio Superiore della Magistratura colpevoli di aver partecipato alla famigerata riunione dell’hotel Champagne a Roma, la notte tra l’8 e il 9 maggio 2019 con Luca Palamara e i politici, allora del Pd, Cosimo Ferri (ora di Italia Viva) e l’ex ministro e sottosegretario Luca Lotti, autosospeso dal partito. Una riunione in cui discussero la spartizione di importanti nomine delle Procure italiane, compreso quella di Roma, e che fu intercettata su ordine della Procura di Perugia attraverso un trojan infilato nello smartphone bollente di Palamara: uno scandalo di gravità senza precedenti, che ha minato nel profondo come mai era accaduto prima, la credibilità e l’indipendenza della magistratura italiana, certamente nei suoi alti gradi.

Il giudice Gianluigi Morlini

Attraverso quel trojan furono anche dragati, con il terremoto che ne è seguito e la rimozione dal distretto giudiziario emiliano del procuratore di Reggio decisa dal Csm, i whatsapp scambiati tra Palamara e Marco Mescolini, il quale sollecitava appunto al “Re di Roma” la nomina a capo della magistratura inquirente reggiana.

Tra gli ex membri togati per i quali l’Avvocato Generale ha chiesto la sanzione tra le più severe, figura anche il giudice di Reggio Gianluigi Morlini, eletto nel luglio 2018 al Csm per la corrente di Unicost, con un grosso successo personale. Lanciato verso una carriera sfolgorante, aveva ottenuto subito la presidenza della V Commissione del Csm, che ha la competenza su nomine e incarichi direttivi della magistratura, ma alla fine è stata proprio quella la sua rovina.

Gaeta ha chiesto dunque due anni di sospensione (il massimo) per Morlini, Luigi Spina (ritenuto la longa manus di Palamara a palazzo dei Marescialli) e Antonio Lepre, e di un anno per Corrado Cartoni e Paolo Criscuoli.

La differenza si spiega per Spina proprio per ruolo di uomo di fiducia di Palamara al Csm, che avrebbe avuto il compito di “veicolare i suoi interessi”. Per Morlini e Lepre invece il pugno di ferro è determinato dagli incarichi istituzionali: il reggiano quale potente presidente, allora, della V commissione del Csm, il secondo come relatore sulla pratica di nomina del Procuratore della capitale.

Gaeta ha evidenziato come le condotte dei cinque non siano sovrapponibili, per gravità, a quelle di Palamara, ma si troverebbero un gradino immediatamente sotto, per il contributo causale fornito allo stesso Palamara, con la piena consapevolezza delle modalità e delle finalità della sua condotta. Per tale motivo ha optato per la richiesta di sospensione anziché per la radiazione, come invece era avvenuto per Luca Palamara.

 

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