L’eccidio delle Reggiane 78 anni fa: prima strage di Stato dell’Italia antifascista
Commemorazione al cancello di via Agosti e al Tecnopolo

28/7/2021– Il 28 luglio ricorre il 78° anniversario dell’eccidio delle Officine ‘Reggiane’ di Reggio Emilia: la cerimonia commemorativa  è in programma oggi pomeriggio davanti al cancello delle Reggiane, e con le allocuzione al Tecnopolo. L’eccidio, nella vulgata popolare alimentata da sempre, viene attribuito ai fascisti (lo afferma persino la vicepresidente della Camera Maria Edera Spadoni, persino lei informata male) ma in realtà fu la prima strage di Stato dell’Italia antifascista.


Il 25 luglio e nei giorni successivi alla caduta del fascismo e all’arresto di Mussolini avvennero non soltanto scene di giubilo in tutta Italia, nelle grandi città come nei paesini, ma anche tumulti repressi con decisione dai militari, in base a una precisa direttiva del governo Badoglio. Ci furono scontri, feriti e arresti, però solo a Reggio Emilia i bersaglieri spararono sulla folla dei lavoratori uccidendo nove persone tra cui una ragazza incinta, Domenica Secchi, e ferendo oltre 50 persone. Le Reggiane erano un complesso industriale militare strategio per l’Italia in guerra, nel quale si costruivano aeroplani rimasti nella storia. Questo spiega la particolare ferocia della repressione nei confronti della massa che tentava di raggiungere in corteo la città.

Le direttive di Badoglio, che si apprestava a trattare l’armistizio segreto con gli Alleati, erano draconiane: l’esercito e le forze dell’ordine erano autorizzati anche a sparare contro ogni assembramento di manifestanti superiore alle tre persone.

Il 28 luglio 1943, tre giorni dopo la notte del Gran Consiglio del fascismo, in cui Mussolini fu defenestrato, e il colpo di Stato della Corona, migliaia di lavoratori delle Reggiane volevano uscire dalla fabbrica per raggiungere il centro di Reggio, chiedendo la fine della guerra.

Ai cancelli delle Reggiane, i militari aprirono il fuoco sulla folla. Come detto, i morti furono nove, tra cui Domenica Secchi, che aspettava un bambino. Per questo, le vite stroncate quel giorno dovrebbero essere considerate non nove, ma dieci.

LA COMMEMORAZIONE

Oggi Comune e Provincia di Reggio Emilia, confederazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil, associazioni partigiane Anpi, Alpi-Apc, Anppia, Istoreco, Comitato ex operai e impiegati delle Reggiane e Comitato democratico e costituzionale sono i promotori degli eventi per la commemorazione delle nove vittime dell’eccidio del 1943: Antonio Artioli, Vincenzo Bellocchi, Nello Ferretti, Eugenio Fava, Armando Grisendi, Gino Menozzi, Osvaldo Notari, Domenica Secchi e Angelo Tanzi.

La cerimonia istituzionale si apre alle ore 17.30, davanti al cancello delle ex Officine Reggiane di via Agosti con la deposizione di un mazzo di fiori, quindi alle ore 18 al Tecnopolo (piazzale Europa, 1) deposizione di una corona alla lapide che ricorda i caduti, alla presenza delle autorità cittadine. Portano i saluti l’assessore Pd del Comune di Reggio Emilia Daniele Marchi Ilenia Malavasi, sindaca di Correggio del Pd e vice presidente della Provincia di Reggio Emilia. Segue un intervento di William Ballotta, segretario generale Cisl Emilia Centrale.

MARIA EDERA SPADONI (M5S): L’ANTIFASCISMO CAPODALDO DELLA NOSTRA SOCIETA

“Antonio Artioli, Vincenzo Bellocchi, Eugenio Fava, Nello Ferretti, Armando Grisendi, Gino Menozzi, Osvaldo Notari, Domenica Secchi, Angelo Tanzi questi i nomi dei nove operai, tra cui una giovane donna incinta, che persero la vita 78 anni fa presso le Officine Reggiane. Questi cittadini, che manifestavano disarmati, chiedevano la pace e la fine di un regime che aveva soppresso le libertà e i diritti dei cittadini”, dichiara in una nota la Vice Presidente della Camera, deputata del Movimento 5 Stelle, cittadina reggiana Maria Edera Spadoni.

“La cosa che fa rabbrividire, e che ci fa capire il clima dell’epoca, è che gli stessi familiari delle vittime non poterono celebrare neanche i funerali, seppero solo della morte dei loro cari attraverso amici o conoscenti che lavoravano alle Reggiane. I giornali non pubblicarono la notizia. Questo era il regime fascista”, incalza Spadoni.

“I diritti di manifestazione, di libertà e di espressione, ieri come oggi, non devono essere toccati – conclude l’on. Spadoni – Abbiamo assistito ad anni duri con lotte continue caratterizzati dalla resistenza, ricordo che Reggio Emilia è tra le città decorate al valor militare per la guerra di Liberazione, in cui tantissimi italiani hanno sacrificato la loro stessa vita in nome dell’antifascismo; antifascismo che deve continuare a essere un caposaldo della nostra società”.

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