Le mani della Regione sui nostri Green Pass
Servizio ai cittadini o al Grande Fratello?

DI PIERLUIGI GHIGGINI

26/7/2021 – L’assessore alla Salute Raffaele Donini ha annunciato oggi con malcelato giubilo l’intervento della Regione nel Green Pass. Il documento di vaccinazione indispensabile dal 6 agosto per condurre una vita non strettamente limitata tra casa e panetteria, sarà presto disponibile anche le Fascicolo Sanitario Elettronico dei cittadini dell’Emilia-Romagna.

“Sarà infatti sufficiente collegarsi al proprio Fascicolo Sanitario Elettronico per trovare, tra gli altri documenti sanitari personali – spiega premurosamente la Regione – anche questo lasciapassare in formato digitale o stampabile, che sarà obbligatorio dal prossimo 6 agosto per svolgere molteplici attività, tra le quali partecipare a spettacoli aperti al pubblico, eventi e competizioni sportive, visitare mostre e musei, frequentare bar e ristoranti al chiuso”. 

La disponibilità del documento sarà graduale- precisa ancora la Regione – perché dalla piattaforma nazionale del ministero della Salute è iniziato proprio oggi il processo di indicizzazione, cioè il trasferimento delle certificazioni digitali, che in modo progressivo si estenderà nei prossimi giorni a tutti gli assistiti del sistema sanitario dell’Emilia-Romagna”. 

“E’ lo strumento più efficace per il ritorno alla normalità ed evitare altre chiusure- sottolinea l’assessore a sua volta Donini -. La facilità con cui i cittadini potranno scaricare il green pass, utilizzando uno strumento come il Fascicolo sanitario, a cui sono già abituati, potrà essere di grande aiuto per dotarsi di questa certificazione. E’ un strumento utile, direi necessario, se vogliamo guardare con serenità ai prossimi mesi, evitando di dover gettare a mare i sacrifici che abbiamo fatto in questo anno e mezzo di pandemia”.

Dunque, il ragionamento in apparenza fila, però i conti dell’assessore Donini non tornano. La ragione è presto detta: chiunque sia in possesso del Green Pass sa benissimo che questa operazione, oltre dispendiosa (chi ha preso l’appalto del trasferimento di milioni di tessere elettroniche nelle capaci fauci del Grande Fratello regionale?) appare anche inutile dal punto di vista dei destinatari apparenti (cioè i cittadini) perché chiunque, una volta vaccinato, riceve direttamente la tesserina elettronica entro pochi giorni dal ministero della Salute. E meno male: stante la “gradualità” annunciata da Donini, se dovessero dipendere dal Fascicolo Elettronico Regionale molti immunizzati il 6 agosto non potrebbero neppure consumare un caffè al bar.

Evidentemente le ragioni di questa operazione devono essere altre, e la spiegazione del servizio al cittadino assume i vaghi contorni di una copertura traballante.

Non sarà mica che la Regione, con questa scusa, trasferisce i dati del Ministero per sapere in tempo reale quali e quanti dei 4,4 milioni di residenti è vaccinato oppure no, chi ha la Green Pass oppure no? E se questa ipotesi è vera, come sembra alla prima occhiata, a quale scopo? Anche perché visto che gli emiliani-romagnoli li ha vaccinati il sistema sanitario della Regione, dunque la Regione dovrebbe già sapere chi ha vaccinato oppure no, senza dover ricorrere al feed back dei dati inviati da lei stessa al ministero.

Diciamola tutta: pur senza nulla eccepire sul Green Pass, è pienamente legale tale trasferimento di milioni di dati sensibili nei mega server della Regione, oppure in qualche modo viola i diritti dei cittadini? E chi potrà accedere a questa enorme massa di dati che può essere usata anche contro il cittadino medesimo?

Forse ci poniamo troppe domande, però ne abbiamo viste troppe negli anni, e molto abbiamo sopportato e lasciato andare nel nome di innumerevoli emergenze. Sopportiamo volentieri, per la sicurezza di tutti, l’invadenza delle telecamere pubbliche nella nostra vita privata, l’obbligo rigoroso delle mascherine e pure gli sbarramenti per entrare nelle spiagge e nelle scogliere che un tempo erano libere. Ma proprio perché obblighi, divieti, imposizioni, controlli si sono moltiplicati nel tempo sempre in nome di un bene superiore rispetto al pieno esercizio della libertà individuale, sarebbe bene evitare operazioni la cui utilità pubblica è dubbia, e invece hanno l’afrore, lasciatecelo dire, del Deep State. L’assessore alla Salute dovrebbe fornire spiegazioni esaurienti, e ancora meglio sospendere questo colossale trasferimento di dati, almeno sino a quando non vi sarà la certezza che nessuno possa utilizzarli in maniera, come minimo, impropria.

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