Il maiale e il suo lato B come filosofia di vita
Sublimi Terme (del Colesterolo) politicamente scorrette

DI PIERLUIGI GHIGGINI

23/7/2021 – Le Terme del Colesterolo post pandemiche appaiono come un universo in espansione, materiale e concettuale. La paninoteca più amata dai reggiani, ormai celebre a livello internazionale, è diventata osteria con tutti i crismi delle antiche bettole, dai tavolini di legno robusto all’immancabile “mo va a cagher“, con distesa appartata all’ombra della millenaria torre di San Prospero. All’osteria si affiancherà presto il corner per lo street food su via Toschi, mentre Davide e Fiore Cocconi preparano ulteriori colpi: il negozio on-line, ma non solo.

Davide Cocconi con la targa delle Eccellenze Italiane

Se il nerbo delle Terme restano gli imbattuti panini a base di porchetta, ganassino, spalla e maiale nero rigorosamente chilometri zero capaci di stregare il palato di giovani e anziani, il movimento è notevole, come dicevamo, anche dal punto di vista filosofico e sapienzale. Siccome il Cocco è deciso a far l’oste come si deve, e già promette mitiche baracche con chitarra e canzonacce per le sere invernalil, la sua vocazione a satire e parodie che hanno devastato in maialesco i più grandi cult cinematografici, ora ha trovato nell’osteria all’angolo della Basilica (l’amor sacro e l’amor profano) la dimensione ideale per evolvere verso l’epigramma, l’aforisma, le perle di saggezza popolare nelle quali l’uomo da tempo immemorabile condensa la propria visione della vita.

Del resto non facevano così i veri osti di tanto tempo fa quando affidavano a cartelli e foglietti appesi nella taverna, se non scrivendole direttamente sui muri, le loro minute riflessioni sull’esistenza, magari in dialetto, non disgiunte da maledizioni e cancheri ai puffaioli, da inni al di-vino e ai rutti da lambruscone, e financo nell’estenuante raccolta di tutti nomi della venerata conchiglia muliebre?

Nella vita ci vuol del culo, opera unica in cartapesta alle TdC

Così il Cocco è passato prodigiosamente dal cult al cul, sì: proprio quello. Beninteso non come abusato lato B da asterisco intersessuale, ma come inconscia citazione dantesca (Ed elli avea del cul fatto trombetta, Dante Inf. C. XXI) dalla quale scaturisce quella riflessione catartica e universale generata nel momento stesso della prima scintilla d’intelligenza umana:

NELLA VITA CI VUOLE DEL CULO.

Verità eterna, regnante nell’iperuranio infinitamente prima dell’uomo, che il Cocco ha risollevato come Titano dalle profondità dell’oblio cosmico, trasformandola nel simbolo trionfante della nuova Osteria delle Terme.

E così il motto domina la saletta con vetrata sulla via, non soltanto in lettere, bensì nella traduzione tridimensionale di un fragoroso deretano di suino pesante rosa da filiera del Parma Dop e con un par di maroni da verro da competizione: opera unica mai immaginata prima, che genialmente riesce a fondere in un solo sconvolgente oggetto la filosofia delle Terme (nella vita ci vuol del culo, appunto), il prodotto principe della stessa osteria e la rappresentazione plastica dell’identità reggiana atavicamente avvinghiata all’economia del nimel . Senza trascurare un significato sottilmente apotropaico, e forse ci siamo capiti.

I fritti da passeggio

L’installazione suina “Nella vita ci vuol del culo”, ideata da Davide Cocconi medesimo in una notte insonne, e realizzata in cartapesta da una famosa artista del carnevale di Cento, appare degna nella sua perfezione formale e nella folgorante immediatezza concettuale, della Biennale di Venezia, che del resto molti anni fa ospitò con successo rimasto nella storia il Toro meccanico di Antonio Paradiso. Già ora il culo del maiale termale circola nel pianeta con le foto postate sui social da centinaia di persone in pochi giorni, e ha tutti i numeri per diventare un cult (stavolta con la T) da collezione, magari tradotto in arte digitale, se non in ciondolini da portachiavi.

Per il resto, andando alla sostanza del cibo, le Terme del Colesterolo continuano a piacere e a stupire: la qualità è la stessa dei mitici panini di sotto Broletto, con l’aggiunta di nuove delizie come i fritti da passeggio, le lasagne zucca e maiale, l’hamburger di maiale nero alla composta nature di uva termarina con cipolla caramellata e parmigiano, i colossali spiedini di porchello (cappelleti con ripieno di ricotta e porchetta) bagnati nel burro e passati al forno. Il tutto annaffiato da birre toste made in Castelnovo Sotto, lambruschi come si deve con etichetta originale maialesca, e dalla grande Spergola di Fanticini.

Spiedini di porchello

Cat vegna Cocco, sono a dieta e mi hai fatto venire fame. Passate di lì e dolcemente naufragate, anche per me, nelle Terme più libidinose, controcorrente e politicamente scorrette del mondo.

I tavolini delle Terme all’ombra di San Prospero
Be Sociable, Share!

2 risposte a Il maiale e il suo lato B come filosofia di vita
Sublimi Terme (del Colesterolo) politicamente scorrette

  1. Enrica Gnocchi Rispondi

    24/07/2021 alle 18:22

    Il Cocco un mito e le leccornie pure. Daje ar colesterolo e a la uricemia, moriamo felici

  2. Maria Di Pinto Rispondi

    26/07/2021 alle 17:49

    Da Udine a Reggio una sola voce: Cocco e la Fio DUE LEGGENDE!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *