Ricordo di un protagonista
Vincenzo Bertolini , politico acuto e uomo generoso
Il grazie dei cooperatori reggiani

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DI PAOLO CATTABIANI, cooperatore

18/6/2021 – Ho conosciuto Vincenzo Bertolini a metà degli anni ’80, poco prima di diventare presidente provinciale della allora Confcoltivatori, oggi CIA.

Lui in quegli anni era Segretario della Federazione reggiana del PCI e si occupò direttamente, come si faceva a quei tempi e senza che nessuno se ne stupisse, della mia elezione a quell’incarico.

Lo fece col suo stile ironico e determinato allo stesso tempo.

L’ironia gli derivava dal carattere, la determinazione dalla responsabilità del ruolo che ricopriva.

Vincenzo Bertolini

Nel corso del mio incarico lo sentii altre volte e mi fu sempre vicino con attenzione e rispetto.

Per un breve periodo ci trovammo, con ruoli diversi, a lavorare in Legacoop, lui a Bologna come Vicepresidente Regionale e io a Reggio, al settore agroalimentare.

Anche in quell’occasione, in una fase difficile per la cooperazione provinciale, non mancò mai il suo sostegno e la sua vicinanza nei mie confronti, a testimonianza di un animo generoso ed altruista.

Poi, nel corso degli anni, le nostre strade presero direzioni diverse e ci si perse un po’ di vista.

Ci ritrovammo, vicini di casa in città, qualche anno fa e riprendemmo l’antico sodalizio di quando, entrambi, eravamo più giovani.

Nonostante i numerosi acciacchi fisici, gli era rimasta intatta l’intelligenza acuta e vivace in grado di produrre battute fulminanti e, soprattutto, la luce che gli si accendeva negli occhi quando parlava di politica.

Quel ritrovarsi rappresentò anche il modo, cosa che durò fino agli ultimi giorni della sua vita, di dimostrare la riconoscenza dei cooperatori reggiani per la sua storia politica e l’affetto per la sua persona.

Vincenzo Bertolini

Questi stessi cooperatori reggiani, dei quali io sono stato uno dei semplici tramiti, non hanno dimenticato Vincenzo Bertolini. A partire dai vertici territoriali di Legacoop.

Lo hanno fatto in silenzio e con discrezione, come di solito si usa fare con le persone alle quali si vuole bene e che come Vincenzo tanto hanno dato al movimento cooperativo.

Non so dire se fu abbastanza, probabilmente no, probabilmente avrebbe meritato di più.

Posso però dire, con sicurezza, che non fu né abbandonato né lasciato solo.

Come era giusto che fosse e come io credo sia altrettanto giusto, oggi, non tacerlo.

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6 risposte a Ricordo di un protagonista
Vincenzo Bertolini , politico acuto e uomo generoso
Il grazie dei cooperatori reggiani

  1. carlo Rispondi

    20/06/2021 alle 16:36

    Caro Cattabiani, convengo sulle qualità di Bertolini. Però la tua sincera dichiarazione evidenzia chiaramente la c.d. cinghia di trasmissione che legava partito e cooperazione, per la quale gli amministratori non venivano eletti democraticamente dai soci( uno dei principi base della coop.ne ) ma dal dirigenti di partito( Bertolini era infatti il segretario del PCI).
    Quindi la famosa piramide che si sviluppava dal basso venne in realtà , dal 1950 in poi, rovesciata, rispettando il principio sovietico del partito sopra tutto, principio poi mutuato anche dalle coop bianche.
    Il disastro di molte coop.ve può derivare anche da questo ? Cioè una gestione verticistica che mi ricorda una mia visita a una coop.va polacca attorno all’anno 1968. Svolgeva attività tessile, ma era arretrata e non competitiva.
    Un’operaia mi disse: chi comanda è quel signore là, che ha molte medaglie compreso quella della guerra di Spagna, ma non è mai stato in una industria tessile. Però l’ha nominato il partito e non si può discutere.

  2. Paolo Cattabiani Rispondi

    20/06/2021 alle 20:04

    Caro Carlo,
    nella mia piccola esperienza di cooperatore quando, in un’altra vita, mi sono occupato di crisi di aziende cooperative al loro vertice ho trovato gruppi dirigenti che, tranne forse un caso, non avevano fatto nessuna esperienza di partito e che rappresentavano invece il risultato di una selezione tutta interna alle cooperative stesse.
    Bertolini è stato vicepresidente regionale di Legacoop e non ha mai fatto parte di nessun consiglio di amministrazione.
    Fu scelto, oltre che per le sue qualità, perché era un comunista, così come il presidente regionale venne eletto in quanto socialista. Bello o brutto funzionava così. Rappresentava il primato della politica su tutto il resto.
    Nel “tutto il resto”, però, non c’era solo la cooperazione ma, come sai bene, molto altro.
    Rimane, con evidenza un fatto: PCI e PSI, seppur per ragioni assai diverse, non ci sono più.
    La cooperazione, per quanto in un settore in particolare molto indebolita, esiste ancora e può continuare a svilupparsi.
    Circa la Polonia, mi pare che stiamo parlando di un’altra storia.

  3. carlo Rispondi

    21/06/2021 alle 10:37

    Caro Paolo, capisco le tue osservazione oneste e corrette, anche se ” sul primato della politica su tutto”, cioè ” del gruppo di potere nel partito”, mutuando dall’esperienza sovietica, una riflessione va fatta. Non ritieni che molte conseguenze negative( mi riferisco in particolare al disastro nella nostra città, che era a ragione denominata la provincia coop) trae origine anche da questa impostazione , contro lo spirito ed i principi che animavano la cooperazione al suo sorgere ?
    Quanti dirigenti delle strutture cooperative ( parlo di Federcoop e Lega ) dagli anni ’50 in poi erano simili al dirigente polacco del quale ho parlato ?
    Ritengo che se avremo il coraggio di esaminare questo periodo storico con onestà e con spirito critico , riconoscendo anche questi grandi errori, forse riusciremo a ricuperare.

  4. Paolo Cattabiani Rispondi

    21/06/2021 alle 15:49

    Convengo con te Carlo, senza conclusioni precostituite ritengo che una riflessione seria e rigorosa sugli argomenti che tu sollevi possa e probabilmente debba, essere fatta.
    Magari allargandola allo sviluppo che questo territorio ha conosciuto in termini economici e sociali in presenza dei problemi che tu giustamente sollevi.
    Penso anche che la nostra regione e al suo interno Reggio in particolare, possa rappresentare “il caso” giusto sul quale ragionare indagando sulle ombre e sulle luci di quel tipo di rapporto.
    Parlo di ombre e di luci perché sono persuaso che vi sia stata la presenza di entrambe le cose.
    Poi, come dici tu, serve un po’ di coraggio. Ma sono convinto che questa nuova generazione di dirigenti cooperativi ne disponga in dosi sufficienti per potere iniziare a farlo.
    Magari incalzandoli un po’…

  5. carlo Rispondi

    01/07/2021 alle 10:01

    Secondo me il problema è molto più vasto della stessa cooperazione.
    Una società aperta, come dovrebbe essere una società democratica, dovrebbe dare spazio ai migliori, scelti principalmente per le loro qualità ( e non solo per l’appartenenza) e responsabilizzati sui risultati.
    Quindi la riflessione che tu giustamente proponi va allargata anche alla politica in generale, tenuto conto tra l’altro delle tensioni che si avvertono nella società di oggi, specie tra i giovani. Su questi ultimi poi un approfondimento è urgente e molto vasto e sarebbe necessario un dibattito aperto, senza demagogia.

    • fausto poli Rispondi

      02/07/2021 alle 16:13

      Buonasera Dr. Carlo Baldi. Nel rispetto del Suo operato presente, passato e futuro, dissento da questo Suo pensiero per questo: “la selezione dei migliori” mi dovrebbe spiegare migliori su che base: lo schema cooperativo che da decenni prospera, (a parte la cricca politica e la conseguente casta) ha funzionato. Io direi i meno peggio, mi scusi Dr. Baldi. Pure la banca di cooperazione e’ nata, con tante filiali rurali produttive. Se qualcuno ha potere e fa il bello e cattivo tempo, non e’ il Suo merito, la meritocrazia, mi pare. E’ il potere che si e’ attirato coi voti.

      Le ricordo, che agli inizi della cooperazione, nel dopoguerra, gente come mio padre e tanti altri, formati al convitto scuola di Rivaltella, venivano mandati in bassa Italia per fare misure, controllare le possibili bonifiche. I cooperatori sono brava gente, ma altri hanno fatto il grosso del lavoro. La politica funziona se “i vari braccianti” lavorano alacremente. I migliori ? Chi sono i migliori ? Non siamo in una gara sportiva. Tanti cari Saluti. Fausto Poli

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