Pazienza chiede di testimoniare
al processo per la strage di Bologna
“Mai avuti rapporti con Gelli: ero suo avversario”
È pronto a dire tutto quello che sa

22/5/2021 – Francesco Pazienza chiede di essere ascoltato come teste nel processo in corso a Bologna sui mandanti della strage del 2 agosto 1980. Presumti mandanti che sono tutti morti, e nel quale ora il principale imputato è Paolo Bellini, accusato di essere coautore della strage.

L’ Adnkronos riferisce di un’istanza presentata alla Corte d’Assise, in cui si sottolinea come “da anticipazioni di stampa, tra le circostanze più rilevanti ai fini della decisione di merito pare vi siano i rapporti intercorsi tra l’istante, Francesco PAZIENZA, e gli imputati virtuali, in quanto nel frattempo scomparsi, ‘Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D’Amato e Mario Tedeschi, deceduti e ritenuti mandanti, finanziatori o organizzatori'”, della strage.

L’ex 007 chiede perciò di poter chiarire sui suoi rapporti con questi personaggi e con la P2. Preannunciando, peraltro, l’intenzione di “esercitare un uso quanto mai parsimonioso e limitato allo stretto indispensabile delle garanzie” riservate ai testimoni. Ciò significa che è disposto a sottoporsi a un esame completo, e a dire tutto quello che sa.

Francesco Pazienza

Fra l’altro Pazienza – già condannato in via definitiva per il depistaggio delle indagini sulla strage (da lui comunque sempre negato, tanto che è in procinto di presentare istanza di revisione) e sottoposto a una ingiusta detenzione al 41bis in condizione definite da Medioevo dal medico del carcere di Parma – aveva avanzato una richiesta analoga già nel recente processo di primo grado a Gilberto Cavallini, poi concluso con la condanna all’ergastolo dell’ex Nar. La Corte tuttavia aveva rigettato l’istanza di Francesco Pazienza, giudicando una sua eventuale testimonianza “inutile” o “addirittura fuorviante”.

E ora l’ex 007 ci riprova, documentando tutte le circostanze che a suo dire dimostrano la mancanza di rapporti con Gelli e gli altri, argomento che “invero – sottolinea – risulta ampiamente trattato in più di una sentenza passata in giudicato”.

Pazienza cita, fra l’altro, la sentenza sul Banco Ambrosiano, “in cui alle pagg. 2671 e 2672 si afferma che non solo il Pazienza non aveva nulla da spartire con quei signori, ma come ne fosse un ‘nemico‘, e subito dopo si sottolineano ‘gli accenni di Pazienza alle polemiche discussioni (intercorse) con il Presidente del Banco Ambrosiano, più volte avvisato della pericolosità dei suoi rapporti con Licio Gelli'”.

Licio Gelli

In proposito, si sottolinea nell’istanza, “sia sufficiente ricordare l’appunto risalente all’aprile 1981 (identificato con la dicitura in calce ‘per R.C./APR. ’81 Riservatissimo’) del Francesco Pazienza al banchiere Roberto Calvi agli atti del c.d. ‘processo Ambrosiano’, in cui gli raccomanda un ‘accreditamento indispensabile di una situazione di sganciamento definitivo da parte di gruppo massonico o paramassonico diventato elemento assolutamente negativo per una valida strategia difensiva ed offensiva‘”.

L’uomo d’affari cita anche un’ordinanza della Corte d’Appello di Milano del 2002, nella quale si fotografa la sua posizione nei confronti della P2, concludendo che “…Pazienza non ebbe mai collaborazione con il Gelli, mai lo conobbe ed anzi fosse non solo, non iscritto alla Loggia Propaganda 2, ma addirittura avversario dei relativi vertici…”, e un confronto davanti l’Ufficio Istruzione del Tribunale di Milano, risalente al 1986, da cui si evince come “Pazienza avesse rifiutato un incontro con il Gelli da costui sollecitato perché, come testualmente recita il relativo verbale di confronto, all’istante ‘non gliene fregava niente’” e questo nello stesso “periodo temporale in cui, secondo la sentenza di condanna della Corte di Assise bolognese, l’istante era impegnato nel depistaggio pro- Gelli”.

L’ex 007 sottolinea anche come agli atti del processo per depistaggio “vi erano le prove di diverse circostanze che, al contrario, si preferirono lasciare invischiate in falsità o, peggio, in autentiche calunnie”, tra le quali la prova che Pazienza avesse conosciuto Calvi a una riunione del Fondo Monetario Internazionale a Washington e non attraverso la comune frequentazione di una loggia e “la trascrizione delle conversazioni telefoniche tra Licio Gelli ed Umberto Ortolani presente agli atti della Commissione P2, in cui i due si interrogano vicendevolmente ‘su chi fosse questo Francesco Pazienza e da dove fosse spuntato fuori'”.

Fonte: ADNKRONOS

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