Pagliani, la persecuzione continua
Tre assoluzioni non bastano: la Dda ricorre in Cassazione

DI PIERLUIGI GHIGGINI

5/5/2021 – A ben vedere è come un ergastolo: fine pena mai, fine calvario mai. Non è bastata l’ultima sentenza di assoluzione piena di Giuseppe Pagliani: la persecuzione giudiziaria continua al di là di ogni limite. La Dda di Bologna, con il pm Beatrice Ronchi, ha depositato ricorso in Cassazione, negli ultimi giorni utili, contro la sentenza emessa il 23 dicembre dalla Corte d’appello di Bologna di assoluzione di Giuseppe Pagliani, per non aver commesso il fatto, dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.

Dopo sei anni di calvario – tanto è durata la vicenda giudiziaria iniziata con l’arresto a fine gennaio 2015 nell’ambito dell’operazione Aemilia – sembrava arrivata la parola fine. Invece non è così: dopo tre sentenze di assoluzione (quella del Riesame, che aveva l’arresto dopo 22 giorni, il primo grado e il secondo grado) l’accusa del processo Aemilia – non più il grande accusatore Marco Mescolini, trasferito d’ufficio dal Csm a Firenze – ha messo in campo un nuovo ricorso per tenere ancora sulla graticola l’avvocato di Arceto, che fu colpito in quanto oppositore del centro sinistra che governava e governa Reggio Emilia. Un ricorso che, alla luce delle motivazioni dell’ultima assoluzione, appare francamente temerario. Anche perchè casi di accanimento giudiziario come questo sono davvero rari e, almeno in Emilia-Romagna, costituisce un unicum da registrare in evidenza negli annali. E’ chiaro che a questo punto c’è molto altro in gioco, e che Pagliani rappresenta a tutti gli effetti un capro espiatorio. Perchè – come scrisse Mescolini a Palamara – “Reggio è importante per tutto

Giuseppe Pagliani e Maurizio Gasparri al meeting di Giovinazzo del 2016

In una dichiarazione diffusa stasera, l’avvocato Pagliani parla senza mezzi termini di “tentativo accanito di persecuzione che non ha precedenti a memoria d’uomo nei nostri territori“. E’ la “dimostrazione che vi sono ragioni che vanno al di la del merito che è stato sviscerato in oltre 6 anni di processi ribadendo in ogni sede la mia totale innocenza”.

“Si è persa da tempo la misura – aggiunge – e si continua una caccia alle streghe che offende la verità oltre alle tante persone che credono nella giustizia in questa nazione. Un reato non lo si può inventare nonostante si scelga strumentalmente di allungare all’infinito un processo terminato nei fatti 22 giorni dopo il suo avvio.

Mi limito ad affermare questi pochi concetti – conclude Pagliani – sicuro del fatto che la Cassazione che ha già riconosciuto l’infondatezza della tesi accusatoria, annullando la precedente sentenza della Corte di appello, ponga fine a questo processo ormai divenuto un incubo per me, per la mia famiglia, per i miei colleghi, per i tanti amici che mi hanno con forza sostenuto in questi lunghissimi anni. Lascio i commenti giuridici ai miei difensori avvocati Sivelli e Borgogno.”

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5 risposte a Pagliani, la persecuzione continua
Tre assoluzioni non bastano: la Dda ricorre in Cassazione

  1. F.Pazienza Rispondi

    05/05/2021 alle 19:53

    E che dovrei dire io allorché fui messo nel 41bis da quell’illustrissimo signore Oliviero Diliberto come capo della quarta mafia italiana.Perche’ ? Perché ero venuto a sapere che un omicidio anche se per sbaglio era stato commesso dalle forze dell’ordine e non dai banditi cui stavano dando la caccia come da versione ufficiale. Poi la verità venne fuori. C’est l’Italie !

  2. Liliana Dazzi Rispondi

    05/05/2021 alle 22:10

    Il Calvario si fa più lungo!Questa situazione é diventata paradossale! Possibile che non ci sia qualcuno che li fermi? Penso che il timore che Giuseppe tornasse in politica fosse così alto, che abbiano voluto toglierlo di mezzo ancora una volta..

  3. EgoExpo Rispondi

    06/05/2021 alle 08:11

    Che paese di merda.

  4. Mirella Rispondi

    06/05/2021 alle 09:20

    Indicibile, sprezzante, diabolico, accanimento. Fin dove può spingersi il folle orgoglio vendicativo di una istituzione che, come moglie che ha tradito di nascosto in ogni modo possibile, tenta ora di uccidere un marito innocente solo per aver guardato un’altra, di sfuggita, passeggiando per strada con quella stessa moglie. Peccato che quella istituzione non sia una meretrice assassina camuffata da moglie, ma la magistratura. Peccato che non sia una tragedia alla beautiful, ma la triste realtà. E peccato che il grande capo di questo sistema sia tutt’ora osannato quale padre della famiglia italiana, mentre meriterebbe un impeachment per un silenzio degno di quella che a tutti gli effetti si sta rivelando come la più grande delle mafie di stato di tutti i tempi. Poveri italiani, lavoratori, onesti, Patrioti.

    • Far From Rispondi

      06/05/2021 alle 19:05

      Giusto.
      Ma lei Mirella, ha visto quanti signori vanno a puttane in Italia ?
      Guardi le statistiche. Allucinante. E pensi che le statistiche qui sono in difetto.
      Questa rimane la sostanza.
      Uno dei paesi più maschilisti, viziosi e corrotti del mondo.
      E dove le vere grandissime troie sono lorsignori.

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