L’avventurosa storia del medico Paolo Assalini, un reggiano alla corte di Napoleone

4/5/2021 – A ben vedere non si sa con esattezza dove sia nato, se a Reggio Emilia o a Modena, e neppure se sia morto a Napoli o a Reggio. Di certo Paolo Assalini con Reggio Emilia ha avuto a che fare, come racconta l’ultimo libro che ne traccia le gesta, scritto dalla reggiana Valeria Isacchini, “Col ferro e con fuoco” edito da Tracceperlameta Editore, arrivato in questi giorni in libreria. Di più: in via San Pietro Martire, a Reggio, esiste ancora Palazzo Assalini dove la sua famiglia ha per lungo tempo vissuto, mentre medaglie a lui dedicate sono testimonianza di un legame forte con la città. 

Nato il 15 gennaio 1759 da Lazzaro, archiatra del duca Ercole, III, d’Este, e da Rosa Casali. Seguì gli studi medici nell’università di Modena, ove ebbe maestri A. Scarpa, D. Rosa, M. Araldi, G. P. Spezzani, ottenendo il diploma in chirurgia a diciannove anni e la laurea in medicina a ventitré. Per approfondire le conoscenze medico-chirurgiche, si recò poi all’università di Pavia, a seguirvi gli insegnamenti impartiti da G. Nessi, da S. A. Tissot e dallo stesso Scarpa, che era stato chiamato in quell’ateneo alla cattedra di anatomia e di chirurgia. Sotto la guida del vecchio maestro, l’Assalini si perfezionò in chirurgia generale, in oculistica e in ostetricia, e, per suo consiglio, si recò nei principali centri medico-chirurgici europei per arricchire ancor più la propria esperienza: fu, così, allievo di Giovanni e Guglielmo Hunter a Londra, di A. Dubois, di J.-L. Baudelocque e di P.-J. Desault a Parigi. Tornato in patria, nel 1788 fu nominato chirurgo primario e medico-chirurgo ostetricante dell’ospedale S. Maria Nuova di Reggio Emilia: tale incarico, tuttavia, non lo distolse dal desiderio di visitare i maggiori centri di studio stranieri, tanto che, nel 1792, mentre si trovava a Vienna, ricevette il severo ordine del duca Ercole III di rientrare in patria e riprendere il proprio servizio. 

La scrittrice Valeria Isacchini

Nel 1796, dopo il trionfo francese e la successiva proclamazione della repubblica in Reggio Emilia, Assalini ottenne l’incarico di chirurgo nell’ospedale militare reggiano, dal quale era stato destituito Michele Morini, ligio al passato regime. La successiva riabilitazione del Morini, al quale fu restituito il vecchio incarico, dette origine a un acceso antagonismo tra questi e l’Assalini, che mal tollerava di dover ora lavorare alle dipendenze del rivale; l’inimicizia tra i due chirurghi ebbe il suo tragico epilogo il 1° luglio 1796, allorché l’Assalini, in circostanze che non furono mai ben chiarite, uccise il collega. 

Terrorizzato dal folle gesto compiuto, Paolo Assalini fuggì da Reggio Emilia e riparò a S. Maurizio, presso la divisione francese Vaubois, il cui comandante, appuntandogli sul cappello la coccarda tricolore, lo sottrasse all’arresto della polizia estense, che, nel frattempo, aveva raggiunto il fuggitivo. Da quel momento Assalini . non volle mai più rientrare in patria, neanche quando, in considerazione dei suoi alti meriti, lo stesso duca gli concesse la grazia. Egli si arruolò nell’esercito francese e nel 1798, a Tolone, fu nominato chirurgo di prima classe (capitano), agli ordini del grande chirurgo militare D.-J. Larrey. Subito dopo, egli fu nominato membro del Consiglio di sanità e capo del Servizio chirurgico al Cairo, e partecipò all’insegnamento nella Scuola di perfezionamento per chirurghi militari istituita dal Larrey. Fu poi nominato chirurgo maggiore della guardia consolare: da allora, seguì le armate napoleoniche in varie campagne e guadagnò le decorazioni della Legion d’onore di Francia e della, Croce ferrea. Nel 1800 fu nominato medico personale di Eugenio di Beauharnais; il 24 febbraio 1807 vinse il concorso di chirurgo capo e pubblico professore e dimostratore di operazioni chirurgiche nella nuova cattedra istituita nell’ospedale militare di S. Ambrogio di Milano, la prima del genere in Italia; il 20 aprile dello stesso anno, fu nominato primo chirurgo ostetricante nell’Istituto delle partorienti di S. Caterina della Ruota, fondato da Bernardino Moscati nel 1767. 

Il portone di Palazzo Assalini in via San Pietro Martire a Reggio

Tali incarichi, tuttavia, non lo tennero lontano dall’esercito, né dalle imprese di Napoleone: nel 1808, fattosi sostituire nell’insegnamento da T. Rima, si recò a Vicenza per ispezionare il I Reggimento leggero italiano, colpito da una epidemia di oftalmoblenorrea, e a Vicenza tornò nel 1809, essendosi l’infezione propagata fra gli allievi del Collegio militare; sempre nel 1809 si recò in Spagna, a svolgere la sua opera sui campi di battaglia, ed ebbe successivamente l’incarico, dal duca di Montebello, di ispettore del III e IV Corpo operanti in Aragona, presso Saragozza, ove infieriva il tifo esantematico. Il 17 giugno 1809 Assalini fu fatto prigioniero e condotto a Kopomak, piccolo villaggio dell’Ungheria: qui operò, con felice esito, due donne rese cieche dalle cataratte e venne pertanto rimesso in libertà dopo soli dieci giorni. Nel 1811 ebbe il titolo di chirurgo primario del re d’Italia e, subito dopo, fu nominato primo chirurgo di Napoleone. Nel 1813 seguì il principe Eugenio in Russia e poi di nuovo in Italia, ove il Beauhamais era stato destinato a comandare l’armata. 

Dopo la caduta di Napoleone e la pace generale, Assalini viaggiò, in qualità di medico personale, al seguito di Augusta Amalia, consorte di Eugenio di Beauhamais, visitando le più importanti università della Germania e dell’Olanda. Nel 1814 si recò in Inghilterra, nelle università di Edimburgo e di Glasgow, ove illustrò i suoi strumenti chirurgici e le sue tecniche operatorie, ricevendo la medaglia d’oro della Reale Società chirurgica di Londra. Fu poi a Monaco di Baviera, a Parigi, a Strasburgo, di nuovo a Monaco: qui inventò la stufetta artificiale portatile, introducendola subito negli ospedali e nella corte di Baviera, con la benevola approvazione del re Massimiliano. Successivamente, visitò Firenze, Roma e Napoli, ove fu favorevolmente accolto da Ferdinando I. Nel 1823 l’Assalini si trasferì in Sicilia, dapprima a Palermo, ove fu nominato membro della Reale Accademia di medicina, poi, dal 1824, a Catania: in tale città rimase per più di venti anni, col titolo di pubblico professore di clinica chirurgica nell’ospedale di S. Marta e di membro onorario della Accademia Gioenia. Tornato a Napoli, forse per curare la principessa Teodolinda di Baviera, Assalini visse nella capitale campana gli ultimi giorni della sua avventurosa esistenza e morì a Capodimonte il 17 novembre 1846 (mentre secondo altre fonti, l’Assalini sarebbe morto a Reggio Emilia). 

Paolo Assalini, perlopiù sconosciuto ai reggiani, fu indubbiamente uno dei più grandi chirurghi che la storia dell’arte sanitaria ricordi. A una poderosa cultura e a una larga esperienza unì l’audacia e la saldezza d’animo che fecero di lui un abilissimo operatore. Si affermò non soltanto nel campo della chirurgia militare, ma anche in quelli dell’igiene, dell’ostetricia e dell’oculistica. A suo nome si trovano ancora manuali e testi di medicina che hanno costituito pagine importanti della scienza medica.

Gli strumenti chirurgici di creazione dell’A. meritano particolare menzione: forbice e pinzette unite in un solo strumento; due bisturi e una forbice uniti in un solo strumento; un catetere da donna e una sonda a dardo per le controaperture, uniti in un solo strumento; doppio uncino a molla per legare le arterie senza aiutante; premi-arterie per la cura degli aneurismi degli arti senza legature; premi-arterie e branche a pinza triangolare per l’operazione dell’aneurisma secondo il metodo di Jones; apparecchio per la contenzione degli arti fratturati, regolabile a seconda del bisogno e adattabile in tutti i casi. Infine, va ricordato l’astuccio tascabile, di piccole dimensioni (cm 25 × 10 × 4), consistente essenzialmente in un coltello-sega, nel manico del quale trovano posto una strettoia torcolare, una pinzetta anatomica con bottone scorrevole, un gamautte convesso e una pinzetta a doppi uncini e a doppia molla, un garnautte retto, un raschiatoio triangolare, un tenaculum con una estremità ad uncino per afferrare le arterie ed una estremità a forma di grosso ago. L’astuccio, che fu premiato con la medaglia d’argento del Reale Istituto di scienze, lettere ed arti all’esposizione artistica di Milano del 1811,venne adottato dal viceré Eugenio per i chirurghi maggiori del Regno d’Italia. 

L’autrice del volume, Valeria Isacchini, insegnante in pensione e appassionata di storia, è collaboratrice di diverse riviste e siti (Bollettino d’Archivio della Marina Militare Italiana, Rivista Marittima, Marinai d’Italia, Reggiostoria, ecc.), su cui ha pubblicato numerosi articoli, soprattutto relativi alla storia dell’Africa Orientale Italiana; è co-direttore di www.ilcornodafrica.it; ha dato alle stampe le monografie Il 10° parallelo, (Aliberti 2005, rist. 2007), biografia di Raimondo Franchetti, esploratore della Dancalia e agente segreto in vista della guerra d’Etiopia; L’onda gridava forte (Mursia, 2008), sull’affondamento del Nova Scotia e di altre navi cariche di prigionieri italiani durante la 2^Guerra Mondiale; Fughe (Mursia, 2012) su alcune fughe particolarmente rocambolesche di nostri prigionieri di guerra; con Vincenco Meleca Strani italiani (Greco&Greco, 2014), biografie di alcuni personaggi storici meritevoli di ricordo.

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