Elefanti in cristalleria
Arriva Coopselios e dimezza gli stipendi alla Rsa Mazzini di Spezia

26/5/2021 – Arrivano i compagni di Coopselios, e dimezzano gli stipendi. E’ la situazione che si prospetta alla Rsa comunale Mazzini della Spezia, storico fiore all’occhiello dell’assistenza agli anziani nel levante ligure, a seguito di una “gara ponte” bandita dalla Asl Spezzino. Tra i dipendenti della Rsa tira aria di rivolta, dopo che lunedì, in un incontro con i vertici del colosso cooperativo reggiano dei servizi sociali, è stato prospettato un piano lacrime e sangue. Dipendenti che dovrebbero firmare nuovi contratti con orario ridotto al 50%: di fatto, “licenziamenti mascherati”. Siamo a un passo dalla rottura con i sindacati, che lunedì hanno abbandonato in modo rumoroso il tavolo della trattativa.

L’altolà a Coopselios è arrivato ieri con una conferenza stampa unitaria con l’intervento di Luca Comiti (Cgil), Mirko Talamone (Cisl), Marco Furletti e Massimo Bagaglia (Uil), Giacomo Battistelli (UilTuCS) e Franca Passoni (Funzione pubblica Cgil).

La Rsa Mazzini della Spezia

“Con il passaggio a Coopselios di tre servizi Rsa Mazzini, centri diurni collegati e Rsa di Levantp -hanno chiarito i sindacalisti – si chiude una gestione molto complicata nei mesi scorsi, con una gara andata fallita e che ha portato, alla fine, un solo piano attivo alla Mazzini, con al momento solo 11 ospiti. Tuttavia la situazione resta drammatica: si parla dell’attivazione totale di 26 posti, più ulteriori 6 posti, e in itinere il completamento della ristrutturazione che porterà a 75 posti totali: dunque numeri di gran lunga inferiori a quelli sperati, che dovevano essere almeno una novantina”. Da rilevare che prima della pandemia gli ospiti della Rsa erano oltre un centinaio.

La conferenza stampa dei sindacati sulla Rsa Mazzini

“Questa gara è stata fatta d’urgenza e già in sede di stesura del bando avevamo sollevato qualche criticità sapendo che si andava incontro ad un esubero di personale – hanno aggiunto – Infatti ora si parla di riduzione del 30% di Oss, dimezzamento del personale dei servizi di pulizia e oltre 50% di fisioterapisti in meno, con l’unica nota positiva della cooperativa Maris che sarebbe disposta a spostare gli eventuali esuberi su altri appalti. Coopselios applicherebbe il FIS (fonto integrazione salariale, ndr.), ma solo con orari ridotti: noi invece volevamo orari intatti e il mantenimento della totalità dei posti di lavoro”.

“Siamo disponibili ad applicare il FIS ma solo con orario esteso: qui siamo di fronte a dei licenziamenti mascherati. Addirittura, in molti casi il licenziamento sarebbe preferibile mantenendo il monte ore pieno, rispetto ad una riduzione di orario fatta prima di applicare il FIS”.

Di conseguenza, i sindacati non escludono forme di protesta, anche alla luce dei rischi non solo per i posti di lavoro, ma per la qualitàdei servizi, perché “l’accreditamento privato porta ovviamente a una riduzione di minutaggio assistenziale: siamo contrari anche alla propostadi Coopselios di attivare la reperibilità”

Infine, i sindacati chiedono “al Comune e alla Asl di non tirarsi indietro e di farsi carico della questione: stiamo parlando di strutture pubbliche, il futuro dei lavoratori deve riguardare anche le istituzioni”. Nella giornata di giovedì è in programma un incontro allargato tra Coopselios, Comune, Asl, Regione e delegazione sindacale.

Intanto si fanno sentire i consiglieri comunali Guido Melley e Roberto Centi: “A metà aprile insieme ai sindacati – scrivono- abbiamo denunciato in seno ad una apposita commissione consiliare i rischi delle scelte varate dall’Asl: un numero di posti letto (tra post acuti e mantenimento) passati da 98 a 75, una riduzione prevedibile del 35% del monte ore dell’appalto, prevedibili ricadute sugli organici impiegati (dai terapisti della riabilitazione agli oss, dagli addetti della mensa a quelli dei servizi ausiliari e di pulizia). Parallelamente abbiamo presentato una apposita interrogazione in Regione: ai primi di maggio l’assessore regionale Cavo nella sua risposta aveva bellamente rassicurato che la nuova gara di appalto avrebbe garantito ‘il mantenimento degli attuali livelli occupazionali’. La realtà purtroppo è ben diversa”.

“Siamo di fronte ad una situazione particolarmente grave- proseguono- che a nostro avviso trova origine in una gara bandita al risparmio da una Asl che da troppo tempo ha abbandonato strategie efficaci sul piano dei servizi sanitari residenziali e, nel contempo, in un approccio particolarmente rigido da parte della cooperativa aggiudicataria. Una vicenda che, dopo quella altrettanto delicata che riguarda gli Oss di Coopservice dell’ospedale Sant’Andrea, rischia di diventare un’altra vertenza dagli sbocchi incerti sia per il personale che, non ultimo, sul piano del servizio all’utenza.

Per parte nostra ci batteremo a fianco dei lavoratori perché non vi siano nè esuberi nè penalizzazioni economiche per tutto il personale attualmente impiegato.

Ci batteremo per un potenziamento del servizio in termini di aumento dei posti letto e delle prestazioni erogate. E per questo chiederemo ad Asl e Comune di fare la loro parte assumendosi ciascuno la propria responsabilità, a partire dalla prossima seduta di commissione consiliare che abbiamo chiesto di convocare in via di estrema urgenza: perché la Mazzini è una struttura di servizio sociale patrimonio della nostra città che non può in alcun modo essere depauperato”.

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6 risposte a Elefanti in cristalleria
Arriva Coopselios e dimezza gli stipendi alla Rsa Mazzini di Spezia

  1. Gigio Rispondi

    26/05/2021 alle 20:52

    La coop sei tu chi può darti di più?. Continuate a votare a sinistra la vostra serena vecchiaia è assicurata …

  2. Clemente Rispondi

    26/05/2021 alle 20:58

    Sono convinto che il pesce puzzi sempre dalla testa ed in uno stato dove il primo comandamento è specula sul prossimo tuo non mi meraviglio e queste cooperative ben si prestano ad adempiere al comandamento a scapito del debole..

    • Fausto Poli Rispondi

      27/05/2021 alle 15:12

      Affermazioni perfette!

  3. Precisino Rispondi

    27/05/2021 alle 22:47

    Quando è utile alla narrazione si dà la colpa alla cooperativa cattiva…, che si è comportata come avrebbe fatto un qualunque operatore economico.
    Invece si dovrebbe guardare a quali erano le condizioni che poneva il bando di gara (ah ma quello l’ha fatto l’ASL di una regione governata dal centro-destra, quindi va bene).
    Gli espertoni del libero mercato dovrebbero spiegare come era possibile mantenere intatti i livelli occupazionali se il numero dei pazienti assistiti previsti dal bando era calato.

    • Pierluigi Rispondi

      28/05/2021 alle 09:24

      Gentile Precisino,
      Lei ha ragione a puntare il dito sull’Ausl e un bando che evidentemente fa acqua da tutte le parti. Ma per il resto, a mio parere, fa acqua anche la sua analisi.
      Mi spiego:
      a) Non si partecipa a una gara d’appalto quando sai in partenza che non potrai sostenere l’impegno. Se lo fai, o sei uno stupido o bari al gioco;
      b) se la ripresa della gestione è graduale (parti con 11 ospiti per arrivare a 75 o 90), hai tutti i mezzi di salvaguardia per mantenere posti di lavoro e contratti: Fis, cassa integrazione e infine potrai spalmare eventuali esuberi su altri servizi, visto che la domanda è sempre in crescita. In questo caso, invece prima vogliono dimezzare ore di lavoro e stipendi, poi attivare la fis: la sensazione è di un trucco per spingere i dipendenti ad andarsene (magari per sostituirli ch gli esuberi di altre strutture?)
      c) quello che la cooperativa vuole fare al Mazzini si chiama nè più nè meno macelleria sociale, fra l’altro calpestando proprio i sacri principi della cooperazione, con conseguente ribalzo negativo sulla qualità dei servizi agli anziani. Macelleria sociale a doppio senso.
      d) c’è infine una considerazione sinora rimasta in ombra: si colpiscono persone che hanno messo a repentaglio la loro salute, e delle loro famiglie, per assicurare i servizi agli anziani nei mesi peggiori della pandemia. Persone che per non abbandonare gli anziani hanno accettato volontariamente di segregarsi nella struttura per settimane, e poi si sono prese lo stesso il covid. Mentre mezza Italia, e qui non voglio sottovalutare i sacrifici e i problemi di nessuno, se ne stava a casa in smartworking, e intanto lo stipendio correva. La conclusione è che chi si sacrifica e rischia per gli altri la prende in quel posto: vogliamo che al Mazzini passi questa logica?

      • Precisino Rispondi

        01/06/2021 alle 09:42

        Ovviamente non ho tempo (e, detto onestamente, nemmeno le competenze) per tentare di capire se quello che ha fatto Coopselios è la migliore soluzione possibile. Cosa che invece Pierluigi evidentemente ha o pensa di avere.
        Resta il fatto che se l’azienda sanitaria ha aggiudicato l’appalto, chi aveva le competenze ha giudicato corretta rispetto al bando e sostenibile dal punto di vista economico-finanziario la scelta della ditta.
        Quindi torniamo al punto di partenza, se c’è un colpevole di cattive scelte che hanno portato alla diminuzione dei livelli occupazionali, questo è l’ente che ha aggiudicato l’appalto.
        Il soggetto vincitore (qualunque fosse) ha giocato la partita con le regole fissate dal bando.
        Poi, vogliamo dire che per una cooperativa, che dovrebbe avere fini mutualistici, è poco etico partecipare ad un bando che la costringerà a fare “macelleria sociale”, diciamolo, ma cosa sarebbe cambiato se a farla fosse stata la ditta “pinco pallino spa”?

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